Fact checking

I danni della strategia da “bimbominkia” del ministro Salvini

Il ministro dell’Interno (e papà) Matteo Salvini ha voluto oggi ringraziare le forze dell’ordine per l’importante lavoro che stanno facendo per garantire la sicurezza degli italiani. In particolare il titolare del Viminale ha pubblicato un tweet dove rendeva noto che «a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia, che poi ha ammanettato 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano». Secondo il procuratore capo di Torino Armando Spataro il post di Salvini ha fatto sorgere “rischi di danni al buon esito dell’operazione che è tutt’ora in corso”.

Nessuno può mettere Salvini in un angolo!

Inutile girarci tanto intorno, gli aggiornamenti sulle operazioni di polizia servono a Salvini per fare un po’ di propaganda e far vedere che tra una dichiarazione a difesa del presepe e una contro l’Unione Europea sta davvero facendo il suo lavoro. Poco importa che fino ad oggi Salvini abbia sfornato un unico decreto legge (il Decreto Sicurezza) e che al di là dei video a bordo delle ruspe e le telefonate di solidarietà a quelli che sparano ai ladri non abbia fatto molto di concreto. Salvini è un entusiasta. Ma soprattutto è uno che sa bene che il suo elettorato ci si arrapa con notizie del genere. Soprattutto quando ad essere arrestati sono stranieri, immigrati e clandestini.

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Quando però qualcuno che il lavoro lo fa sul serio gli fa notare che forse non era il caso di twittare giulivo quando l’operazione era ancora in corso Salvini va su tutte le furie e la prende come un’offesa, un attacco personale. E cosa fa? Insulta il Procuratore Capo di Torino dandogli nemmeno troppo tra le righe del vecchio rimbambito: «Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il Procuratore Capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato. Se il capo della Polizia mi scrive alle 7:22 informandomi di operazioni contro mafia e criminalità organizzata, come fa regolarmente, un minuto dopo mi sento libero e onorato di ringraziare e fare i complimenti alle forze dell’ordine» ha dichiarato. Su Facebook invece ha invitato chi lo critica a “candidarsi alle elezioni”. Non si sa se successivamente abbia dato anche del cornuto all’arbitro e detto alla maestra che il cane gli aveva mangiato i compiti. Tra l’altro, lo stesso Salvini a Panorama il 4 febbraio 2015 riferendosi ad Alfano e al suo annuncio sull’arresto dell’allora presunto assassino di Yata Gambirasio diceva: “Un ministro dell’interno che twitta su indagini in corso non merita neppure un commento. Il fatto in sé la dice tutta sul quel personaggio lì”. Come non dargli ragione?

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Cosa è disposto a fare Salvini per un pugno di like?

E poi un moto d’orgoglio: «Faccio il ministro dell’Interno da sei mesi e penso di farlo bene, guardando i risultati. Se a qualcuno non piace, che si candidi alle prossime elezioni, ma adesso lasciateci lavorare in pace. Alle 16 voglio raccontare agli Italiani, in diretta Facebook, cosa abbiamo fatto e cosa faremo». Non vuole attendere, Salvini, il bagno di folla che lo attende sabato. Ha bisogno di una gratificazione istantanea. Poverino, del resto ha dovuto subire anche le critiche di Confidustria. Non tutti si sono accorti di quanto bene stia lavorando e lui dice che ora lo devono lasciar lavorare. Però lui il lavoro degli inquirenti non lo rispetta.

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Ora però ci sarebbe da chiedersi se Salvini davvero è disposto a pubblicare tutte le informative che riceve quotidianamente. Il solo fatto che le riceva non significa possano essere divulgate. Magari la notizia delle operazioni di polizia a Torino non era riservata ma ciò non toglie che un ministro della Repubblica abbia il dovere di pensarci un po’ su prima di andare come un’influencer qualsiasi, a spiattellare le informazioni su Internet.

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Il comunicato (via Facebook)

Quando Salvini ha pubblicato il tweet l’operazione era ancora in corso, la Polizia non ha infatti ancora eseguito il provvedimento di fermo nei confronti di tutti i sospettati (che non sarebbero nemmeno 15) e non a tutti è contestata la violazione dell’articolo 416bis del codice penale, quindi non sarebbero tutti “mafiosi”. Ma è chiaro che a Salvini premeva dare notizia dell’arresto dei “mafiosi nigeriani” perché la Lega è uno di quei partiti che più hanno insistito sui pericoli della mafia nigeriana. Le notizie diffuse dal ministro quindi sono pure sbagliate. Ora Salvini dice che “qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca” ma è la Procura di Torino a ricordargli che la prassi vuole che la diffusione delle notizie debba essere concordata con gli organi di polizia giudiziaria. Salvini, pur se ministro, non deve ritenersi immune dalle critiche ed è ironico che il leader di un partito che auspica la “rivoluzione del buonsenso” sia così poco assennato.

 

EDIT: Durante la diretta su Facebook Salvini ha ribadito di aver ricevuto le informazioni circa gli arresti a Torino con un messaggio arrivato alle 7:22 del mattino e che il tweet oggetto delle critiche di Spataro è stato pubblicato ben “un’ora e mezza dopo”. Insomma secondo Salvini l’operazione era già finita perché era passata un’ora e mezza (avrebbe potuto informarsi per esserne certo ma non si può pretendere troppo).

salvini spataro diretta - 5Gli orari delle agenzie dell’ANSA però non mentono. La notizia relativa agli arresti nella nuova “cupola” di Cosa Nostra a Palermo è stata battuta alle 7:12, quindi prima che Salvini ricevesse il messaggio. Evidentemente il quel caso la Procura aveva dato l’ok alla diffusione della notizia, come è prassi nei rapporti tra inquirenti e giornalisti (e Salvini essendo giornalista dovrebbe saperlo).

salvini spataro diretta - 6Ma a che ora Salvini ha dato la notizia del blitz contro i “15 mafiosi nigeriani”? L’AGI ha battuto la notizia alle 7:52, appena mezz’ora dopo l’orario in cui Salvini ha dichiarato di aver ricevuto il messaggio sull’operazione di Torino.