Economia

La flat tax che Salvini si è rimangiato

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Il Sole 24 Ore fa oggi il punto sulla differenza tra le promesse contenute nel contratto di governo Lega-M5S e la realtà della Manovra del Popolo, che ha ridimensionato gran parte di quanto scritto negli impegni presi dalle due forze che compongono oggi la maggioranza. Il punto in cui il grado di convergenza tra contratto di governo e disegno di legge della manovra è addirittura nullo è la flat tax: si prevedevano due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie con deduzione fissa di 3mila euro in base al reddito familiare; la flat tax nella legge di bilancio ha trovato posto soltanto per le partite IVA. Commenta il quotidiano:

Non c’è dubbio che i destinatari ne trarranno benefici, ma nessuno può ignorare che sull’altare della “quasi flat tax” per le partite Iva vengano immolate alcune misure fiscali non proprio irrilevanti, con la finalità di trovare le risorse necessarie a finanziarla. A partire dalla doppia soppressione di Ace e Iri, che non sarà compensata dall’aliquota IresIrpef agevolata su investimenti e assunzioni incrementali (9 punti in meno) prevista dalla manovra.

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Flat tax, promesse e realtà (Il Sole 24 Ore, 4 dicembre 2018)

Tra bonus ricerca e bonus Sud che sfumano, minori benefici per Industria 4.0, mancato rinnovo del superammortamento, il sistema produttivo si ritrova penalizzato proprio nel momento in cui il rallentamento dell’economia richiederebbe coerenti misure di sostegno. Qualcosa è destinata a cambiare in queste ore in Parlamento – dal recupero parziale dei benefici per la formazione in chiave 4.0 all’aumento della deducibilità Imu sui capannoni fino allo sconto sul cuneo fiscale legato ai premi Inail – ma non al punto da invertire il segno delle misure fiscali, che resterà decisamente negativo.

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