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I 30mila euro di Armando Siri e il dossier del M5S sugli aiuti all’eolico

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Armando Siri e l’imprenditore Paolo Arata, socio in affari di Vito Nicastri, il «re dell’eolico» arrestato a Palermo con l’accusa di aver finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro hanno un rapporto di amicizia consolidato. Ed è proprio lui che, parlando con il figlio, dice: «Questa operazione ci è costata 30mila euro». Si riferisce ai compensi «destinati a Siri per modificare i provvedimenti legislativi».

I 30mila euro che Armando Siri ha avuto dal re dell’eolico

Qualche settimana dopo, a settembre, ripete una frase simile: «Mi ci sono voluti 30mila euro».  Racconta oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera che una «cimice» piazzata dalla Dia registra la conversazione. E qualche mese dopo altre intercettazioni ambientali documentano i tentativi di far uscire quei soldi dai bilanci delle società.

Siri è accusato di aver «asservito a interessi privati la sua funzione di sottosegretario ai Trasporti e di senatore — tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Trasporti, Sviluppo Economico e Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il «minieolico» — e riceveva indebitamente la promessa e/o dazione di 30 mila euro da parte di Paolo Arata, imprenditore che da tali provvedimenti avrebbe tratto benefici di carattere economico».

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L’obiettivo è quello di «garantire tariffe incentivanti più alte anche ai proprietari degli impianti Fer che ne avrebbero avuto diritto, ma hanno perso tale agevolazione in quanto hanno trasmesso tardivamente la documentazione necessaria al Gse per la verifica dei requisiti». La norma sembra fatta appositamente per le aziende di Arata, ma il ministero rifiuta. Siri inserisce un emendamento simile nella legge di bilancio.

Manda il testo al senatore del Carroccio Massimiliano Romeo, che a sua volta lo gira al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, del M5S. Il 14 dicembre 2018 Fraccaro manda una mail a tutti e per conoscenza la in via anche all’ufficio legislativo dei Trasporti per comunicare la bocciatura dell’emendamento. Specifica che «l’orientamento tecnico è contrario in quanto si sposta in avanti un termine per l’applicazione agli impianti a fonti rinnovabili di tariffe incentivanti più vantaggiose. Così si registrerebbe un impatto negativo sulle bollette per riconoscere un vantaggio ad impianti comunque già entrati in esercizio».

Salvini e Arata

Scrive ancora il Corriere che le indagini documentano gli incontri di Arata con i leader della Lega e in particolare Matteo Salvini che nel luglio 2017 lo invita come relatore al convegno del Carroccio elo sostiene su Twitter per i suoi progetti energetici con l’hashtag #facciamosquadra, ma anche i suoi contatti in Vaticano per sostenere Siri.

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Maria Elena Vincenzi su Repubblica racconta che ci sono diverse evidenze, raccolte dalla Dia, che fanno pensare che il passaggio di denaro tra il prof e il senatore leghista si sia consumato nella casa romana dell’ex onorevole di Forza Italia. La Stampa racconta che il M5S è convinto di avere prove contro il sottosegretario:

In chiaro, Di Maio conferma che il M5S ha dato «parere negativo» perché «era a tutti gli effetti una sanatoria sull’eolico». I 5 Stelle ricordano l’attivismo di Siri, gli altri e i molteplici emendamenti che il leghista avrebbe veicolato allo scopo di ottenere una norma favorevole, stoppato anche dall’intervento di Riccardo Fraccaro, ministro grillino dei Rapporti con il parlamento.

«Una marchetta» la definisce che prevedeva di far rientrare nei benefici anche impianti eolici risalenti al 2017. Ora però i 5 Stelle, documenti alla mano, dovranno spiegare ai magistrati cosa avvenne in quei giorni. Secondo fonti M5S, ci sarebbe già stato un contatto tra i pm e Crippa.

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Il Fatto invece fa sapere che Di Maio darà alla procura le “prove” raccolte dal M5S:

Dicono di avere la prova. Quella che mancava: il riscontro inconfutabile che Armando Siri abbia davveroprovatoa inciderenellapartita dell’eolico tanto cara al suo amico Paolo Arata, che gli è costata un’indagine per corruzione. E se finoa ierilaProcuradi Romanon aveva in mano i testi precisi, ora sarà proprio il ministero dello Sviluppo Economico, quello guidato dal vicepremier Luigi Di Maio, a fornire gli elementi che possono appesantire la posizione del collega di governoleghista. La “m a s s ima collaborazione”con l’autorità giudiziaria è garantita, anche se ai piani alti del Mise tutti si trinceranodietro ilriserbo, vistal’i n d agine in corso.

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