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L’affarone che Bonafede ha fatto fare all’amico di Tarantini sul tribunale di Bari

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Dopo la prima appassionante puntata che risale a ieri, emergono nuovi e interessanti particolari sull’immobile che il ministero della Giustizia ha affittato per usarlo come sede del tribunale di Bari e di proprietà di Giuseppe Settanni, amico di Gianpi Tarantini che ha versato centinaia di migliaia di euro all’imprenditore Michele Labellarte, che si è scoperto fosse il cassiere del clan Parisi, il più pericoloso della città.

Il ministero sceglie la Sopraf e il ministro Bonafede annuncia, trionfale, la risoluzione del “caso Bari” in una diretta Facebook. Magistrati e avvocati storcono il naso (il palazzo è piccolo e non può ospitare tutti gli uffici). E soprattutto, come documentano gli atti di cui Repubblica è in possesso, ci sono varie circostanze singolari. Sopraf acquista il palazzo il 27 aprile del 2018, un mese prima della gara.

La proprietà era del Fip, il Fondo immobiliare pubblico, il cui presidente è Gianpiero Nattino, a cui il Mef negli scorsi anni ha ceduto una serie di immobili da cartolarizzare. Per Settanni, secondo tutti gli analisti, è un grande affare: quattro milioni e 100mila euro più Iva, a fronte di una rendita catastale da dieci milioni.

giuseppe settanni tribunale di bari bonafede

Un mese dopo l’acquisto dell’immobile arriva la nuova ricerca di mercato. A cui la Sopraf, grazie alla variazione, può partecipare: non si cercano più immobili minimo di 15mila metri quadrati. Ma anche da 5mila vanno bene.

E così l’ex Inpdap, 223 vani, 7.100 metri quadrati più i garage, come da visura catastale, è della partita. Anzi la vince. Assicurando così ai suoi proprietari 7,2 milioni per i prossimi sei anni. Il doppio quasi del prezzo a cui lo avevano appena acquistato.

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