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Senaldi, Sallusti e lo spettacolo pietoso a DiMartedì sull’esuberanza delle romagnole

Il direttore responsabile di Libero e il direttore del Giornale ieri hanno dato la dimostrazione che prima ancora che combattere il sessismo online e sui social è bene iniziare a farlo in certe redazioni giornalistiche

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Ieri il direttore di Libero Pietro Senaldi ha tentato una disperata e tragicomica difesa di un passaggio su Nilde Iotti contenuto in un articolo pubblicato sul suo giornale. Il passaggio contestato dell’articolo dal titolo “Hanno riesumato Nilde Iotti” era questo: «Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno esserlo le donne emiliane. Grande in cucina e a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna». Doveva essere una recensione di una docufiction Rai, è diventato l’ennesimo caso di Libero che la fa fuori dal vaso.

E allora Cleopatra? Come Senaldi e Sallusti hanno difeso l’articolo di Libero su Nilde Iotti

Senaldi ieri a Dimartedì poteva fare una cosa semplicissima: chiedere scusa a nome del giornale e dell’autore dell’articolo. Non l’ha fatto. Perché l’uso del luogo comune sulle donne (o sulle donne emiliane) non è una provocazione, non è ironia o guizzo letterario. Senaldi ha preferito invece arroccarsi a difesa del pezzo arrivando a dire che il titolo sessista sulla “Patata bollente” di Virginia Raggi era «un grande titolo giornalistico, condannato politicamente in maniera sbagliata!». E forse per pudore in studio non è stato ricordato un altro “capolavoro” del giornale di Vittorio Feltri: quello sul calo del PIL e il conseguente (?) aumento dei gay.

Ma Pietro Senaldi va oltre, fa il verso a Ilaria Sotis che gli stava spiegando perché quello stereotipo fosse offensivo non solo per la memoria della Iotti ma per tutte le donne emiliane e romagnole. Senaldi invece ha un altro punto di vista: ieri ricorda a tutti che Nilde Iotti in quanto deputata del Partito Comunista «era una stalinista, per me era politicamente il male assoluto». Come a dire, vi è andata bene che a Libero ci siamo fermati a fare considerazioni su quello che la prima presidente donna della Camera faceva sotto le lenzuola.

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Ma le difese del direttore di Libero non vanno oltre le chiacchiere da bar. Come quando ad un’esterrefatta Elsa Fornero ha spiegato che insomma è perfettamente normale che tra uomini si tessano le lodi e le prodezze amatorie delle mogli e che quando un marito fa così l’amico dice «caspita, ma allora presentamela». Ora non so se Senaldi sia sposato né se parli così di sua moglie. Ieri non l’ha fatto però, non ha detto che sua moglie, sua mamma o sua sorella sono brave a cucinare e brave a letto, e non è chiaro se è perché non lo sono o per pudore. Nel dubbio però in studio nessuno ha chiesto di “presentarla” come si trattasse di mostrare un capo di bestiame da vendere o una puledra da prestare per farci un giro. La professoressa Fornero ha colto il punto: «è l’atteggiamento perpetuato del maschio ignorante che parla così delle donne». Perché come ha detto Conchita De Gregorio queste cose, questi atteggiamenti, si usano dire solo quando si parla delle donne.

Il problema di un certo giornalismo maschilista

«Possiamo parlare delle donne come parliamo degli uomini?» implora Senaldi invocando un malinteso senso della parità di genere. «Cleopatra non era una donna politica importante?» continua Senaldi per dimostrare che di donne brave a letto che hanno fatto la storia ce ne sono. E appunto il problema è quello di ricordare Cleopatra perché era brava a letto e non perché era la regina d’Egitto. Dei maschi, dei grandi condottieri e dei politici si ricorda invece prima che sono stati dei grandi uomini e poi anche che con le donne ci sapevano fare (qualcun pure con gli uomini, ma si preferisce ometterlo spesso e volentieri).

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No ma a Libero non abbiamo problemi con le donne [Libero del 11/12/2019]
Ed è questo il punto: delle donne si riduce tutto alla sessualità, quasi che sia solo quello l’unico dato degno di passare alla storia. Degli uomini invece si ricordano le conquiste e le vittorie e si aggiunge, a contorno, che sotto le lenzuola erano altrettanto “virili”. Poi arriva il direttore del Giornale Alessandro Sallusti che piange la fine dell’ironia e della libertà. Per Sallusti poi il commento non riguardava nemmeno una singola donna (Nilde Iotti) ma le donne romagnole che «sono famose nel mondo per questa loro.. questa loro.. come dire… esuberanza che è stata cantata anche da Guccini e che stata messa in scena da Fellini». Ma per cosa sono famose le romagnole? Sallusti non ha nemmeno il coraggio di definire “l’esuberanza”, che tanto tutti sappiamo cosa vuol dire.

libero nilde iotti denuncia

Poi che alle donne romagnole magari non piaccia essere etichettate come “esuberanti sessualmente” è solo un dettaglio. Perché Sallusti «è stra convinto che le donne emiliane siano felicissime di avere questa nomea di essere brave a letto». Ma diciamolo: il luogo comune, che è uno stereotipo sessista e maschilista, non dice che le emiliane sono “brave a letto” come se si parlasse di atlete che vincono i campionati del mondo. Dietro quel “brave a letto” si nascondo epiteti sessiste come: “sono facili”, “la danno a tutti” o ancora peggio “sono delle gran troie”. Perché questo è il non detto di ieri, questo è quello che si legge tra le righe dell’articolo di Libero. Poi che in Emilia quello che si chiede ad una donna sia unicamente di saper cucinare e scopare bene chissà, forse a Libero hanno in mano dei dati che lo dimostrano. Di sicuro ad una ragazza, una donna romagnola non farà molto piacere sapere che quello che i maschi allupati della redazione di Libero pensano di lei è che debba essere brava a letto.

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