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Scuole chiuse fino a settembre?

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Ieri Lucia Azzolina ha definitivamente spento le speranze di chi pensava che per le scuole l’emergenza Coronavirus potesse finire il 3 aprile come da primo programma del governo. Ma adesso i pronostici sulla riapertura degli istituti si fanno più complicati.

Scuole chiuse fino a settembre?

Il Corriere della Sera scrive oggi che per le scuole e le Università ci sono due ipotesi sul tavolo: rinvio breve fino al 19 aprile o riapertura il 3 maggio, ipotesi che al momento sembra più probabile. Ma al Miur si stanno preparando anche al caso estremo che l’anno scolastico debba terminare senza che gli studenti tornino in classe. Per questo la didattica digitale di questi giorni vale come le lezioni tradizionali: i professori devono andare avanti col programma e valutare gli studenti per quello che fanno in questo periodo. Azzolina per ora esclude l’allungamento delle lezioni a giugno. Per la Maturità ribadisce che l’esame «si adatterà» e che sta mettendo a punto una versione più leggera. Intanto Corrado Zunino su Repubblica scrive che c’è anche una peggiore delle ipotesi: quella della riapertura a settembre. Ma in quel caso l’anno scolastico sarà comunque salvo:

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Spiega Corrado Zunino sul quotidiano che al ministero si lavora su tre scenari, tra i quali il più pessimista: gli studenti potrebbero non tornare più a scuola.

Non vi sono ad oggi certezze che il contagio si esaurirà entro il 6-10 giugno, periodo in cui è prevista la chiusura dell’anno in diverse regioni. Con un picco del virus a fine marzo potremmo liberarci del COVID-19 a metà maggio. Con un picco a metà aprile, i tempi di guarigione del paese si spostano verso l’inizio di giugno. L’unico riferimento possibile, spiegano epidemiologi e statistici, è la Cina con i suoi cento giorni di inizio e fine delle positività. Da noi il primo contagio reso pubblico è del 29 gennaio scorso: con lo stesso andamento cinese, che non è per niente scontato, la fine della crisi si potrebbe collocare intorno al 10 maggio.

E quello non sarebbe uno spartiacque: anche la fase terminale del contagio andrà gestita con prudenza. La Cina, oggi virus free, ha tenuto ferma l’attività didattica in quasi tutte le scuole. La ministra ha deciso che la prima riunione per decidere il (breve) futuro dell’anno scolastico si terrà il 31 marzo. Per ora gli scenari condivisi con i dirigenti più importanti del ministero prevedono: un rientro dopo Pasqua (mercoledì 15 aprile, ad oggi il più improbabile); una riapertura tra 4 e 15 maggio e, infine, la soluzione del non ritorno.

In questo caso il ministero cercherà di spingere su lezioni ed esami online per concludere l’anno scolastico. D’altra parte, vedendo come il virus continua a mietere contagiati e vittime, la riapertura delle scuole il 3 aprile era una ipotesi altamente improbabile per i più. “Riapriremo lo scuole solo quando avremo la certezza della assoluta sicurezza”, ha aggiunto la ministra, ribadendo un concetto già espresso qualche giorno fa. E sulla maturità, che da metà giugno dovrebbe riguardare circa 500 mila studenti delle scuole superiori, ha assicurato che “verranno prese misure che dipendono da quanto ancora rimarranno chiuse le scuole. Stiamo pensando – ha detto – a diversi scenari possibili, apprezzo molto i documenti che le consulte e il Forum degli studenti mi hanno presentato; gli studenti stanno mostrando grande maturità, terrò in seria considerazione le loro proposte”. La titolare del dicastero di viale Trastevere ha chiarito che l’esame di Stato sarà “serio” ed ha escluso il “6 politico”. Ha anche escluso al momento che l’anno scolastico venga prolungato: “se la didattica a distanza funziona, non abbiamo motivo di allungarlo, sarebbe offendere chi sta facendo tanto in queste settimane”. Proprio sulla didattica a distanza il ministero ha attivato un monitoraggio i cui esiti parziali al momento sono buoni “e se certo non è il migliore dei mondi possibili, l’alternativa in questo momento sarebbe incrociare le braccia e questo non lo permetterò mai”, ha chiarito Azzolina. Gli studenti tuttavia rimangono perplessi e preoccupati. “Al momento non sappiamo ancora cosa ci aspetterà a fine anno né che forma prenderà l’esame di Stato – dice Federico Allegretti, coordinatore della Rete studentesca – urge chiarezza sulle modalità di svolgimento delle prove”. I ragazzi chiedono che le commissioni per la maturità siano interne, con un solo membro esterno; che la seconda prova sia sostituita da una tesina orale e che i test Invalsi e l’alternanza scuola lavoro non siano requisito d’accesso per l’esame di Stato. Per Pino Turi, della Uil scuola, “serve un piano B”.

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