Cultura e scienze

Gli scienziati contro la disinformazione scientifica del Tempo e di CORVELVA

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La pubblicazione delle analisi “shock” da parte di Corvelva su alcuni lotti del vaccino Infanrix ha dato ai free-vax nuovi argomenti per sostenere che i vaccini sono pericolosi, inutili, una truffa.  Tutte cose che i genitori informati sapevano già, pur non avendo mai avuto bisogno di ricorrere a studi scientifici. Perché la scienza si sa è al soldo di Big Pharma. Fanno eccezione i casi come quello di Andrew Wakefield, il medico (poi radiato) che si inventò l’esistenza di una correlazione tra vaccino MPR e autismo.

Anche la FISV critica le analisi Corvelva sui vaccini

E ovviamente se uno studio è commissionato da un’associazione privata che persegue l’obiettivo di fare lobbying per l’abolizione delle vaccinazioni pediatriche obbligatorie allora diventa uno studio “indipendente” di un certo spessore. Poco importa che la stessa associazione promuova corsi di cucina, conferenze sull’omeopatia o che sostenga la correlazione tra vaccinazioni e SIDS, senza alcuna evidenza, prova scientifica o studio epidemiologico. Ma tutto questo non importa a quelli del Corvelva, anzi più se ne parla meglio è. Perché la pubblicità è l’anima del commercio. E non è un caso che l’associazione veneta abbia deciso di chiamare vaccinegate la sua “inchiesta” sui vaccini.

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Ci sono poi i giornali. Il Tempo si è prestato ben volentieri a fare da cassa di risonanza ai free-vax senza tentare minimamente un approfondimento,  una verifica, un fact checking indipendente. Il giornale diretto da Franco Bechis ha fatto lo “scoop” e si è preoccupato poco o nulla delle conseguenze degli articoli dove sostanzialmente si dice che i vaccini sono pieni zeppi di “contaminanti” e che addirittura non ci sarebbero gli antigeni per cui vengono somministrati.

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Ieri su Twitter Bechis ha dichiarato che «violenza, ideologia, superbia, anche un po’ di leggenda oltre a ovvi interessi economici sono il cuore del fronte pro-vax». La solita storiella di chi attacca il dottor Roberto Burioni per le sue “blastate” invece che guardare il fenomeno per quello che è. Da una parte un virologo che fa divulgazione scientifica e che scrive libri, dall’altra le risposte ai commenti provocatori dei vari schiantati che pretendono di spiegare a Burioni il suo mestiere dall’alto del loro diploma all’Università della Strada.

Qualcosa si muove contro la disinformazione scientifica

Nonostante tutte le ricerche e gli approfonditi studi Corvelva è ancora in grado di partorire delle perle di saggezza. Come il tweet dove chiede conto delle “contaminazioni quali virus aviziti” (scritto proprio così, aviziti). Un commento – poi cancellato – che dimostra che si possono commissionare tutti gli studi indipendenti che si vuole, ma che senza solide basi teoriche (ovvero senza aver studiato) si finisce per dire cose senza senso.

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E senza senso è anche lo studio commissionato da Corvelva, che come ha spiegando Enrico Bucci PhD in Biochimica e professore aggiunto in Biologia dei sistemi complessi alla Temple University che ha analizzato i risultati della ricerca è strutturato in modo tale da non produrre risultati concreti e s scientificamente rilevanti. Un poco alla volta la comunità scientifica ha deciso di alzare la voce. Non così invece Glaxo Smith-Kline che ha invece deciso di ignorare la questione per una decina di giorni fino a che due giorni fa non ha pubblicato un tweet dove annuncia “opportune valutazioni e approfondimenti” sugli studi presentati.

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In attesa che la Glaxo (che è la casa produttrice del vaccino sotto accusa) pubblichi le sue valutazioni la FISV  – Federazione Italiana Scienze della Vita – che rappresenta 14 società scientifiche che operano sia a livello nazionale che internazionale e raggruppano più di 7000 ricercatori ha deciso di schierarsi contro Corvelva rilanciando lo studio di Bucci che “smonta la ricerca dell’associazione no-vax”.  Il Prof Gennaro Ciliberto, Presidente FISV in  un comunicato osserva che Corvelva, “utilizza termini sensazionalisti su risultati provenienti da propri studi non passati al vaglio della revisione paritaria, ovvero il processo democratico di valutazione e confronto dei risultati da parte di specialisti che ne certifica il metodo e la scientificità”. La FISV ribadisce che “non viene fornita da Corvelva alcuna evidenza originale, né alcun dettaglio sufficiente a ricostruire il trattamento effettuato”. Di per sé il comunicato della FISV non aggiunge nulla a quanto già scritto da Bucci e spiegato su questo giornale da Giulia Corsini. Ma è importante per un altro motivo: finalmente si inizia ad affrontare il problema rappresentato dalla lobby free/no/boh vax in maniera unitaria, senza mandare andare avanti pochi divulgatori (i vari Burioni, Di Grazia e Lopalco solo per citarne alcuni) lasciando sulle loro spalle l’onore e l’onere della comunicazione scientifica.

Foto copertina via Facebook.com

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