Cultura e scienze

Come l’iscrizione obbligatoria dei ricercatori all’Ordine dei Biologi mette a rischio la scienza italiana

vincenzo d'anna ordine dei biologi ricercatori

Molti ricercatori si sentono alquanto distanti dalle vicissitudini che coinvolgono l’Ordine dei Biologi e il suo presidente Vincenzo d’Anna perché non iscritti, ma farebbero bene ad interessarsene. È probabile che ben presto saranno costretti a iscriversi anche loro e questo potrebbe avere delle ripercussioni negative non solo dal punto di vista economico, ma anche per quanto riguarda la loro libertà di ricerca. Ci soffermeremo su quest’ultimo aspetto alla fine dell’articolo.

L’iscrizione obbligatoria all’Ordine dei Biologi

Abbiamo raccontato delle posizione antiscientifiche e delle stranezze che riguardano le elezioni dell’Ordine. Nel frattempo è uscito un articolo su Nature che parla del finanziamento dell’Ordine all’associazione free-vax CORVELVA e recentemente i docenti dell’Università di Padova hanno addirittura deciso di protestare contro tutto questo sospendendo gli esami di abilitazione all’Ordine. Con l’entrata in vigore della legge Lorenzin, che si occupa del riordino delle professioni sanitarie, sono state introdotti due elementi di grande novità. I biologi, i chimici e i fisici sono stati inseriti all’interno delle professioni sanitarie e si prevede per l’esercizio di ciascuna delle professioni sanitarie, in qualunque forma giuridica, l’iscrizione al rispettivo albo, anche per i dipendenti pubblici.

 

Comunicato dell’Ordine Nazionale dei biologi, le professioni che “dovrebbero iscriversi” secondo ONB

Queste novità sono state interpretate dalla Federazione degli Ordini dei Chimici e dei Fisici, e dall’Ordine Nazionale dei Biologi come un obbligo di fatto generalizzato all’iscrizione, a partire da tutti coloro che operano nella ricerca, fino ad oggi esclusi da qualsiasi obbligo. La Federazione degli Ordini dei Chimici e dei Fisici ha scritto al Ministero della Salute chiedendo se questa interpretazione fosse corretta, e se si potesse effettivamente estendere l’obbligo ben oltre la professione sanitaria così come normalmente intesa, potenzialmente fino ai docenti delle scuole medie e superiori e inferiori. La risposta, a firma del Direttore Generale del Ministero della Salute Rossana Ugenti, ha per il momento avallato tale interpretazione, riservandosi un approfondimento solo per gli insegnanti.
Questo ha generato una forte risposta da parte dell’Accademia che, dopo una petizione che ha raccolto quasi 5.000 firme in meno di una settimana, attraverso il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) ha rilasciato un parere al MIUR molto chiaro:

“I professori e ricercatori universitari non possono ritenersi soggetti ad alcun obbligo di iscrizione a ordini per lo svolgimento di attività didattiche e di ricerca nonché di ogni altra attività intellettuale che non abbia carattere professionale. (…) l’obbligo di iscrizione non può che riguardare esclusivamente l’esercizio di attività finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione e alla cura”.

Il dibattito sulla corretta interpretazione della norma risulta pertanto ancora aperto, ma il suo esito molto incerto. Intanto gli ordini si stanno però muovendo. Il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, Vincenzo D’Anna, ha fatto pubblicare un comunicato in cui sottolinea che: “A seconda delle mansioni e delle attività svolte, pertanto, l’obbligo può riguardare anche i destinatari di assegni di ricerca, i ricercatori degli enti di ricerca, il personale degli istituti zooprofilattici sperimentali e quello di forze di polizie e forze armate, oltre a quello operante nell’industria agroalimentare eccetera”.

Il dibattito sull’iscrizione obbligatoria all’ONB

Proprio per preparare il terreno, l’Ordine aveva organizzato il Forum dei Giovani Biologi l’8 novembre 2018, che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, consacrarlo come unico riferimento per tutti i laureati in biologia e biotecnologie. In quell’occasione D’Anna aveva pubblicamente dato i numeri delle decine di migliaia di ricercatori e professionisti che avrebbe “recuperato” attraverso leggi che introducessero l’obbligo di iscrizione all’Ordine. Qualcosa era però andato storto, con grande disappunto di diversi membri dell’ONB, perché le Associazioni dei Biotecnologi, in quella sede, avevano manifestato la loro contrarietà ad un obbligo indiscriminato. Concetto che hanno poi ribadito anche in un comunicato stampa. L’Ordine ha quindi deciso di correre ai ripari pubblicando sul suo sito un curioso comunicato a firma di un’organizzazione di biotecnologi di cui non esiste traccia “Biotecnologi per l’ONB”, e dietro cui si celerebbe la Delegata dell’Ordine per le Biotecnologie, la dottoressa Daniela Arduini, che ha firmato molti post a nome di questo gruppo.  Un comunicato dai toni forti (si accusano ad esempio le Associazioni dei Biotecnologi, vero obiettivo della missiva, di essere “dure di comprendonio”), ma povero di contenuti.

biologi iscrizione

I “biotecnologi per l’ONB”, che non si firmano, affermano ad esempio che siano diverse centinaia i laureati in biotecnologie in Italia, la maggior parte dei quali iscritti all’Ordine. I dati dicono però una storia molto diversa: i biotecnologi italiani sono infatti alcune decine di migliaia e, secondo le stime, non più del 15-20% risulta iscritta all’Ordine. Non stupisce che faccia gola obbligarli all’iscrizione. Tra l’altro la maggior parte dei biotecnologi iscritta l’ha fatto per svolgere la professione di nutrizionista che è una professione nobile, ma caratteristica appunto del biologo e non del biotecnologo. L’attacco alle Associazioni che non si intendono piegare ai diktat dell’Ordine non si ferma, anzi raggiunge un nuovo livello con la nascita di SiBiotec, la Società Italiana di Biotecnologie, in seno all’Ordine. Società che, per bocca della sua neopresidente Anna Lisa Giordano, una nutrizionista di Napoli, ha chiarito subito sui social che, in particolare sull’obbligo di iscrizione non alzerà un dito, anzi: “Questo significa però che ognuno di noi che eserciti la professione ai sensi dell’art.3 della Legge Istitutiva 24 maggio 1967, n. 396 è tenuto PER LEGGE ad iscriversi all’ ONB, ente che ci rappresenta, che intende sostenere il riconoscimento delle nostre competenze e che è tenuto PER LEGGE, in quanto organo sussidiario dello Stato a garantire il rispetto delle norme. So che in altri Stati non esistono gli ordini professionali, so che finora molti di noi non hanno avuto necessità di iscriversi all’Ordine. Il problema è che “l’esercizio di una professione sanitaria in assenza dell’iscrizione al relativo albo si configura come abusivo, perseguibile ai sensi dell’art. 348 del codice penale, così come modificato dall’art. 12 della legge 3/2018”.  Per la serie…ogni cambiamento ha sempre vantaggi ed oneri…è così in ogni aspetto della vita, non so per voi…ma per me è sempre stato così”.
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La presidente di SinBiotec, nonchè la Arduini sopracitata – che è tra i fondatori di questa associazione – hanno addirittura rilanciato la campagna sui vaccini del Presidente D’Anna con l’associazione CORVELVA per opporsi all’Associazione ANBI, che aveva scritto un comunicato che rispecchiava le grandissime perplessità della comunità scientifica sulla vicenda.

Biotecnologi: il chiarimento tra Ordine dei Biologi e associazioni, una sfrontata Daniela Arduini, Delegata dell’ONB per le biotecnologie non lascia parlare il presidente di ANBI, Davide Ederle

Esistono delle criticità legate a un obbligo generalizzato di iscrizione agli ordini. Sicuramente l’aggiunta di ulteriori costi e burocrazia inutili per la ricerca. Tali costi e adempimenti ricadrebbero sia sui ricercatori sia sulle strutture di ricerca. Paradossalmente l’obbligo di iscrizione potrebbe ricadere anche sui ricercatori internazionali che dovrebbero anch’essi sostenere l’esame di stato e iscriversi all’ordine per operare in Italia, cosa che non avrebbe eguali all’estero. Questo aggiungerebbe un ulteriore ostacolo alla mobilità internazionale dei ricercatori, riducendo l’attrattività già molto scarsa dell’Italia e aumentando la fuga di cervelli. Ultimo ma non in importanza, l’iscrizione all’Ordine sottopone l’iscritto al controllo disciplinare gestito dall’Ordine stesso. Questo di fatto mina l’autonomia e la libertà di espressione tipica del mondo della ricerca. In particolare sarebbe interessante sapere cosa potrebbe succedere a quei professori dell’Università di Padova che, oggi liberamente, hanno deciso di non tenere più esami di abilitazione all’Ordine come forma di protesta contro i finanziamenti novax. Riceverebbero dei richiami disciplinari? Verrebbero radiati dall’Ordine perdendo la cattedra? Intanto il presidente dell’Ordine ha fatto sapere di aver intrapreso azioni legali contro di loro, oltre ad aver già minacciato di azioni legali chiunque abbia provato a sollevare dubbi sul suo operato, dalle Associazioni dei Biotecnologi ai giornalisti che hanno riportato quanto sta avvenendo dentro e attorno all’Ordine.

Aggiornamenti:

L’Ordine Nazionale dei Biologi ha rilasciato un comunicato di risposta, parlando di “articoli che stanno pericolosamente diffondendo notizie false” sull’obbligo di iscrizione, per poi affermare  addirittura che “l’obbligo di iscrizione ci sarebbe sempre stato”. Non ha tuttavia rilasciato dichiarazioni riguardo le nostre perplessità sui possibili richiami disciplinari nei confronti dei professionisti che hanno criticato le posizioni antiscientifiche dell’Ordine.

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