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Il crollo del M5S alle elezioni in Sardegna

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La Regione Sardegna è in bilico dopo gli exit poll che danno il candidato del centrodestra Christian Solinas in vantaggio su quello del centrosinistra Massimo Zedda. Ma, come si era capito dalle suppletive di Cagliari, il voto ha già un risultato per il MoVimento 5 Stelle, che dimezza i voti rispetto alle elezioni politiche e scivola sotto il 20%.

Il crollo del M5S alle elezioni in Sardegna

Lo spoglio delle schede inizierà stamattina alle 7. Il candidato del centrodestra è avanti, tra il 37 e il 41 per cento dei voti, ma quello del centrosinistra lo insegue a brevissima distanza (36-40 per cento), mentre i 5 Stelle restano lontanissimi dal podio, nettamente sotto al 20 per cento. Al suo esordio alle regionali sull’isola, la Lega – che alle Politiche aveva preso il 10 per cento – adesso si attesterebbe tra il 12 e il 16. I numeri degli exit poll dicono anche che ci sono molti che hanno scelto il voto disgiunto preferendo Zedda al candidato di centrodestra, che prende cinque punti percentuali in meno dei voti della coalizione.

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Zedda porta a casa un risultato personale di grandi dimensioni, visto che gli exit poll gli accreditano dieci punti percentuali in più del voto della sua coalizione, il centrosinistra. A prescindere dal risultato finale, il sindaco di Cagliari può vantare una grande affermazione personale che gli apre le porte a scenari futuri rosei anche in caso di sconfitta.

La vittoria di Zedda al di là del risultato

Anche nel 2014 il candidato del centrosinistra Francesco Pigliaru divenne governatore grazie ai 20 mila voti di vantaggio su Ugo Cappellacci, ma anche allora le liste del centrodestra avevano preso l’1,5 per cento di preferenze in più, senza riuscire però ad ottenere il premio di maggioranza che è legato alla percentuale di voti del presidente eletto.

Per il M5S invece va tutto male:  la forbice degli exit poll è tra il 14 e il 18 per cento. Francesco Desogus tira ancora meno e prende tra il 13 e il 17 per cento dei voti. Commenta oggi il Fatto:

IL PARAGONE con le precedenti elezioni regionali non si può fare: nel 2014, i Cinque Stelle nemmeno si presentarono. Ma il confronto con le politiche di un anno fa è impietoso: in Sardegna, il M5S aveva toccato quota 42,5, in linea con il boom di Luigi Di Maio nel Sud Italia che gli consegnò tra il 40 e il 50 per cento dei voti. La difesa del vicepremier è assai prevedibile: alle amministrative il Movimento non sfonda mai, la competizione con le coalizioni è persa in partenza (ragion per cui, nelle nuove regole allo studio dei 5 Stelle, c’è l’apparentamento con le liste civiche), il sorpasso della Lega, a differenza dell’Abruzzo, qui non c’è stato.

Off the record, nei giorni scorsi il Movimento azzardava previsioni in Sardegna vicine al 10 per cento. Di certo non ha pagato la pessima figura del velista scelto come “bandiera” M5S sull’isola – quel l’Andrea Mura costretto alle dimissioni per aver ammesso che lui, politica, la faceva dalla barca e non in Parlamento – né la “caduta” del candidato governatore Mario Puddu, costretto a ritirarsi per una condanna per abuso d’ufficio.

I grillini perdono due elettori su tre

Il crollo del M5S in Sardegna è tale che i grillini perdono due elettori su tre rispetto alle elezioni politiche. In meno di un anno i consensi pentastellati in Sardegna sono passati da quota 370.000 delle politiche a circa 100/130.000 stimati ieri dagli exit poll di Antonio Noto per la Rai.

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I voti dei grillini in Sardegna (Il Messaggero, 25 febbraio 2019)

Il Movimento torna intorno a quota 15% (quella cui era accredidato prima delle politiche del 2013), dunque fa peggio che in Abruzzo, quindici giorni fa, dove il tonfo del crollo al 20% ha provocato un contraccolpo dolorosissimo in un partito leggero come M5S. Non solo, la ritirata strategica sarda avviene in presenza di una ripresa dell’affluenza alle urne.

Le sconfitte del M5S alle elezioni locali

Il M5S continua a perdere le elezioni locali. Alle politiche del 4 marzo 2018 i grillini presero il 32,7% a livello regionale ma quel giorno si votò anche per le regionali della Lombardia e del Lazio: arrivarono terzi dietro centrodestra e centrosinistra e una big come Roberta Lombardi dovete incassare una lezione da Nicola Zingaretti, che riuscì a portare a casa un successo personale grazie al voto disgiunto che trascinò la sua coalizione.

A Roma città, ricorda oggi il Messaggero, nello stesso giorno si spostarono 180.000 voti fra le politiche e le regionali dai 5stelle al Pd con la lista Dem che alle regionali prese nella Capitale 260.000 voti contro i 250.000 della lista 5 Stelle. Poche settimane dopo, il 23 aprile, si votò nel Molise e i 5Stelle raccolsero un bottino assai inferiore a quello delle politiche fermandosi al 38,5%. La settimana successiva si votò in Friuli che incoronò il nuovo presidente leghista Massimiliano Frediga con quasi il 60% dei consensi e relegò il Movimento ad appena l’11,7% dei voti.

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