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Sorpresa! Salvini al Quirinale si “inginocchia” al M5S

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«Se qualcuno mi dice che dei no diventano sì, ragioniamo, cambiamo la squadra io ho sempre detto che sono un uomo concreto e non porto rancore».  Dopo essere uscito dalla consultazione con il Presidente della Repubblica Salvini ha aperto alla possibilità di un nuovo governo con il MoVimento 5 Stelle. Lo fa, a suo dire, per senso di responsabilità e per evitare di «veder rientrare dalla finestra quei Boschi, Renzi, Casini, Boldrini che gli italiani hanno cacciato dalla porta».

Salvini si offre di nuovo al M5S

Il leader della Lega offre al MoVimento 5 Stelle una via d’uscita all’accordo con il PD e lo fa in nome di quell’anti-renzismo che sa bene lo accomuna alla base del partito di Di Maio e a certi senatori come ad esempio Gianluigi Paragone. E non è un caso che proprio oggi pomeriggio l’onorevole Claudio Borghi avesse twittato, linkando il post del senatore a 5 Stelle,  «c’è vita nel M5S, lui [Paragone NdR] ha il coraggio di scrivere.. altri mi telefonano».

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Salvini parla a quella che sembra essere una minoranza del M5S come i vari Di Battista, Paragone e Di Stefano. Ma è chiaro che il gioco cui sta giocando Salvini non è quello di trovare un nuovo accordo e risolvere la crisi con il M5S dopo lo showdown al Senato ma quello di spaccare ulteriormente il MoVimento.

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È rilevante infatti il fatto che prima di questa apertura al partito di Luigi Di Maio Salvini ha fatto il suo solito comizio. Un discorso assolutamente simile a quello fatto al Senato. L’uso di alcune espressioni – il “porto delle nebbie” dove si sarebbero a suo dire arenate le grandi riforme gialloverdi – e la strumentalizzazione di Bibbiano con il nuovo governo che «magari farà un consiglio dei ministri a Bibbiano» sono esattamente le stesse utilizzate a Palazzo Madama due giorni fa.

Perché Salvini apre al MoVimento 5 Stelle?

«Ho scoperto che tanti no, si sarebbero trasformati in si. Ci sono alcuni 5 Stelle che appoggerebbero una manovra economica coraggiosa, espansiva, importante che non solo blocca l’aumento dell’IVA ma che metterebbe almeno venti miliardi nelle tasche degli italiani» ha detto Salvini che ha aggiunto anche «Credo che Di Maio abbia lavorato bene nell’interesse del Paese, agli insulti di altri preferisco non rispondere. Preferisco un governo che faccia che costruisca, che guardi avanti». Lui non serba rancore, dice, ed in ogni caso il problema sarebbe Conte (che non nomina mai) e non l’altro vicepremier dell’Avvocato del Popolo.

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Ma a Salvini interessa far passare un altro messaggio: far capire che lui non è l’irresponsabile che ha fatto cadere il governo ad agosto per interesse personale e sete di potere. «Abbiamo scelto di portare davanti agli italiani, nelle case degli italiani i problemi che la vecchia politica avrebbe tenuto al chiuso nelle stanze» ha esordito Salvini davanti ai giornalisti al Quirinale, manco la politica fosse una televendita o un reality show. E chissà se gli italiani saranno riconoscenti quando le conseguenze della crisi entreranno nelle loro tasche. Per Salvini la via maestra sono e restano le elezioni e vuole far sapere al popolo che lo aspetta nelle piazze che in questi giorni tutti si sono messi contro di lui e la Lega, per tagliarli fuori dai giochi. Il capo del Carroccio avverte cosa potrebbe succedere: «qualcuno vorrebbe cancellare i decreti sicurezza e magari riaprire i porti» oppure  «tornare indietro su Quota 100». La risposta di Salvini è “no”. E lo dice non tanto perché c’è il fondato timore che il nuovo eventuale governo lo possa davvero fare quanto per ribadire agli elettori l’elenco dei suoi successi. Poco importa che il Decreto Sicurezza non sia servito a nulla e che Quota 100 non abbia aumentato i posti di lavoro. Questo è il Salvini che gioca a fare il responsabile.

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Nel frattempo mentre Salvini ribadiva di essere un uomo concreto pronto a tornare a lavorare per il M5S e rivendicava la compattezza della Lega il senatore Alberto Bagnai continuava a punzecchiare i 5 Stelle retwittando un tweet di Beppe Grillo che nel 2016 diceva che “un governo calato dall’alto non è legittimato dal popolo”. Il che è sostanzialmente la situazione del Governo Conte e di un eventuale nuovo governo Lega-M5S. Perché in Italia i governi nascono in Parlamento, non dalle urne. La Lega vuole spaccare il M5S, perché sa che alcuni grillini preferirebbero Salvini a Renzi, anche a patto di stare all’opposizione. E anche nell’aver fatto cadere il governo ad agosto Salvini si prende il merito e lo rivendica con orgoglio perché «ha fatto interessare tanti italiani di politica anche ad agosto». Perché per lui che non si è dimesso dall’incarico di ministro dell’Interno le poltrone non sono irrinunciabili. Capito?