Fact checking

Come i grillini hanno digerito l’idea del governo PD-M5S

All’idea che fra poco non si possa più dire “e allora il piddi” diversi simpatizzanti del M5S sono già pronti a stracciare la tessera elettorale. Per una volta non si darà più la colpa al governo precedente ma si potrà dire che “colpa del governo successivo”. E c’è chi spera che si vada al voto e vinca Salvini

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Un governo con il Partito Democratico? Il Partito di Bibbiano, anzi dei presunti abusi di Bibbiano come ha scritto di recente il M5S in un post sul blog, ha aperto alla possibilità di un governo con il MoVimento 5 Stelle. Zingaretti ha posto tre condizioni per la nascita dell’esecutivo. Condizioni che non piacciono ai renziani. Ma non è che nel MoVimento 5 Stelle siano tutti dell’idea di allearsi con il partito che fu di Renzi, oggi umile senatore di Scandicci.

Paragone guida la fronda pentastellata contro il PD

Il portavoce del malcontento è senza dubbio il senatore Gianlugi Paragone, già direttore della Padania, il quotidiano leghista finanziato con fior fiore di soldi pubblici nel qualche scriveva anche quel Gianluca Savoini diventato famoso per il Russigate. In un post pubblicato su Facebook l’ex conduttore de La Gabbia ha scritto «più sento parlare quelli del Pd e più avverto quel solito senso di spocchia e di superiorità che mal sopporto» chiedendo al suo partito (il M5S eh) «quindi quando dicevamo che avevano creato povertà e distrutto il ceto medio scherzavamo? Io no, sia chiaro».

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Sotto, nei commenti, spicca quello di Antonio Maria Rinaldi che si complimenta con il senatore pentastellato con un “Bravissimo Gianluigi”. Ai più non sfuggirà che Rinaldi è un europarlamentare della Lega. Non sfuggirà ai più che a Paragone fino a qualche tempo fa non aveva alcun problema a stare all’interno di un’alleanza con la Lega, partito che certo in passato non è stato tenero con il MoVimento 5 Stelle nemmeno quando governavano assieme.

I grillini che minacciano l’abbandono se ci sarà l’accordo con Zingaretti

Paragone non è in ogni caso l’unico pentastellato che non vede di buon occhio un accordo con il Partito Democratico (ora che è entrato nel campo delle possibilità nessuno parla più di inciucio). Alcune indiscrezioni di stampa raccolte dall’AGI dopo l’uscita di Zingaretti parlano di notevoli perplessità e una fonte qualificata del M5S ha detto che «Zingaretti si comporta come Giuda» aggiungendo «per noi l’alleanza con il Pd non si può  fare e comunque non si può fare a queste condizioni» viene ribadito. «Andiamo a votare così vediamo i geni leghisti in opera. Alla prova del governo vediamo come cambiano rispetto agli annunci» conclude. Il M5S in una nota ha smentito queste fonti e ricostruzioni giornalistiche ma Enrico Mentana ha confermato che i malumori sono reali e raccolti dai diretti interessati.

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Ma che alcuni esponenti del M5S come Buffagni e soprattutto Alessandro Di Battista vogliano ancora un governo con la Lega è cosa nota (proprio Di Battista poi, che diceva che sarebbe uscito dal MoVimento). Ci sono al tempo stesso molti simpatizzanti ed elettori del M5S che un governo con il PD non lo vogliono proprio. E questo potrebbe essere un rischio se questi fossero anche attivisti iscritti a Rousseau e si arrivasse ad un voto sul “sistema operativo” per sancire l’accordo con il Partito Democratico.

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Anche Manlio Di Stefano sembra essere tra coloro che con il PD proprio non ci vogliono andare. Sono in molti a sperare che alla fine l’accordo salti e annunciano l’addio al M5S qualora nasca un esecutivo “con questi plus europeisti in salsa terzomondista” (e dire che proprio Di Battista è il più terzomondista del partito di Grillo).

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I grillini preferirebbero tornare all’opposizione, dove le responsabilità sono decisamente minori, che andare al governo con quel partito “che ci farebbe precipitare al 10%”. Non che il mirabile “contratto” con la Lega abbia favorito le fortune elettorali del MoVimento, ma evidentemente sono quegli elettori più di destra. Anzi ci sono grillini che non si strappano le vesti all’idea che alle elezioni possa vincere Salvini (in fondo chi si somiglia si piglia) mentre minacciano sfracelli in caso di accordo con il PD. Sarà da vedere se il M5S farà come consigliato da Conte, che al Senato aveva avvertito il partito di Di Maio a non fidarsi troppo dei sondaggi d’opinione, o se invece ascolterà la pancia e i mal di pancia della base che preferiscono essere “pochi ma buoni” (e puri) che allearsi con il partito di Renzi.

Leggi sull’argomento: Le tre condizioni del PD per il governo con il M5S (fanno arrabbiare i renziani)