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Salvini e la mancata espulsione di Mirandola

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«Sono riusciti a imputarmi il fatto che non fosse stato espulso l’infame che a Modena ha dato fuoco alla palazzina. La notizia sapete qual è? Che sarà espulso grazie al decreto Salvini, appurato che si era finto minorenne. Ma ripeto: io non rispondo»: Matteo Salvini è campione mondiale di cambio del discorso non da oggi, ma quello che fa oggi con Marco Cremonesi sul Corriere della Sera è un virtuosismo di rara furbizia.

Salvini e l’espulsione di Mirandola

Peccato che il giochino non gli riesca. Perché Hamed Amin, l’uomo che ha appiccato un incendio nella sede della polizia locale di Mirandola causando la morte di due persone, aveva un decreto di espulsione a suo carico e, racconta oggi Repubblica, nel suo vagabondare ha dato almeno cinque generalità diverse, l’ultima il 14 maggio a Roma, fermato alla stazione Termini assieme ad altri, identificato come cittadino algerino di vent’anni, in Italia da almeno un anno e 3 mesi, una volta accompagnato alla frontiera di Ventimiglia, rientrato da clandestino, vissuto per lo più a Roma e in provincia, molte denunce per furto, una per aver fatto danni in una caserma dei carabinieri della Capitale.

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«Altro che aprire i porti! Azzerare l’immigrazione clandestina in Italia e in Europa è un dovere morale. A casa tutti!», aveva scritto il ministro in un tweet, scatenando le risposte del M5S: «Salvini dice che il caso Mirandola è il fallimento dei porti aperti, veramente è il fallimento, suo, dei rimpatri. Aveva una notifica di espulsione e Salvini non ne sapeva nulla. Assurdo che il ministro degli Interni non abbia contezza del proprio territorio, ma da quello che vediamo ha una buona contezza dei comizi e delle piazze».

Come Salvini ha dimenticato di espellere Hamed Amin

E Alessandra Ziniti su Repubblica nota che quel marocchino, proprio in virtù del suo decreto sicurezza, a casa dovrebbe già esserci da un pezzo perché il provvedimento di espulsione ce l’aveva già. E, però, (mai come in questo caso proverbio è più azzeccato) tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, quello che il Viminale non è riuscito a far riattraversare a questo immigrato che per altro proviene dal Marocco, uno dei pochi Paesi con i quali l’Italia ha un accordo per i rimpatri.

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Voi direte: ma si può fare campagna elettorale contro Salvini su questo? Certo, è la risposta, visto che la Lega e Salvini, come vedete in queste foto, fanno da anni campagna su questo vantandosi per le espulsioni da quando il Capitano è ministro dell’Interno e prendendosela con gli avversari politici nel passato.

E allora perché quando c’è un’espulsione è merito di Salvini e quando non c’è è colpa di qualcun altro?

Chi è lo sciocchino che tende a vantarsi delle espulsioni su Facebook quando gliene riesce una e scappa quando invece dovrebbe prendersi la responsabilità di averne fallita un’altra?

Chi è quel mattacchione che non vedeva l’ora di potersi occupare di espulsioni “certe” ma poi quando è arrivato al governo si è dimenticato di farlo? Spiega oggi Goffredo Buccini sul Corriere che l’Ispi rileva che il governo Conte, tra giugno 2018 e aprile 2019, ha fatto peggio del governo Gentiloni tra giugno 2017 e aprile 2018, scendendo da 6.293 a 5.969 rimpatri, con un calo del 5 per cento:

Salvini, prima delle elezioni del 4 marzo, aveva promesso di rispedire velocemente a casa 500 o 600 mila «invisibili», ovvero gli irregolari presenti sul nostro territorio (per effetto della pregressa mala accoglienza) secondo stime quasi coincidenti degli esperti, dall’autorevole fondazione Ismu sino alla Commissione sulle periferie. Non riuscendo a rimpatriarne che una ventina al giorno (tempo previsto con questo ritmo: quasi un secolo) e trovandosi sotto il tiro dell’alleato-competitor Di Maio all’approssimarsi delle elezioni europee, il leader leghista aveva tentato di ridurne «d’ufficio» il numero, dichiarandone 90 mila, ma ricevendo correzioni un po’ da tutte le fonti accreditate in materia.

Insomma, ecco chi giocava con i rimpatri e le espulsioni. Ora non bisognerebbe parlarne?

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