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L’intesa tra Salvini e Di Maio per il governo Lega-M5S

salvini berlusconi di maio centrodestra m5s

Si comincia dai presidenti delle Camere per finire a Palazzo Chigi. L’intesa tra MoVimento 5 Stelle e Lega si fa sempre più intensa e al di là dei tanti punti di programma in comune ieri la decisione di scaricare Paolo Romani e con lui Berlusconi è stata presa da Matteo Salvini informando Luigi Di Maio. Il quale dopo lo scoppio della bomba fa sapere che anche per i 5 Stelle il nome di Anna Maria Bernini è valido e votabile.

L’intesa “segreta” tra Salvini e Di Maio

E mentre nella notte le trattative si moltiplicano e spuntano i nomi di Casellati per la presidenza del Senato e di Riccardo Fraccaro al posto di Roberto Fico alla Camera, viene da rileggere con il senno di poi le parole con cui Salvini ha annunciato lo strappo: «Votiamo Bernini per il bene del centrodestra e del paese, vediamo se il M5S ha un pregiudizio contro Forza Italia». In realtà è successo il contrario: Salvini si è accordato con Di Maio per stanare Forza Italia e l’accordo lo ha fatto al di fuori del centrodestra. Scrive La Stampa:

«Salvini ha mantenuto la parola. È stato coraggioso. E questo è un bel segnale per il governo». È una riflessione quasi scontata, quella che fa Luigi Di Maio con il nascente gruppo dirigente del M5S. Ci sono Alfonso Bonafede, Stefano Buffagni, Roberto Fico, Vincenzo Spadafora. Poco dopo le sette di sera sfilano uno dietro l’altro, in coda a Di Maio, verso l’aula di Montecitorio, con il sorriso che sa di trionfo e soddisfazione. La Lega ha scelto il M5S. In una capriola politica inaspettata ha fatto quello che Salvini aveva anticipato a Di Maio già la sera prima. E confermato al mattino: «Stai tranquillo, puntiamo su Anna Maria Bernini e vediamo come reagisce Berlusconi».

bacio salvini di maio

Ci aveva visto giusto, il graffittaro che, facile profeta, ha immortalato in un bacio d’amore Salvini e Di Maio su un murales a due passi da Montecitorio. Il corteggiamento che dura da settimane, potrebbe presto trasformarsi in un matrimonio d’interesse. Il governo è lì a un passo. Certo, ci vorranno tempi più lunghi, bisognerà superare l’incaglio della premiership, ma non dice niente di così straordinariamente sorprendente Renato Brunetta, capogruppo azzurro alla Camera, quando afferma che la Lega, scegliendo di rompere l’asse del centrodestra sulla candidatura di Paolo Romani al Senato, «vuole fare il governo con il M5S».

Il governo Lega-M5S

Ora però viene il difficile. La rottura con Berlusconi toglierà a Salvini la possibilità di presentarsi come leader del centrodestra e quindi della coalizione che ha preso più voti? Intanto Bernini si ritira per lealtà al partito proprio mentre la Lega dà il via libera a Roberto Fico e ora potrebbe individuare un suo candidato per il Senato. “I voti a Bernini sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l’unità della coalizione di centrodestra e dall’altro smaschera il progetto per un governo Lega-M5S”, tuona Silvio Berlusconi che riunisce un vertice di guerra a Palazzo Grazioli e convoca Bernini. “Esagerato”, prova a minimizzare il braccio destra di Salvini, Giancarlo Giorgetti che apre anche alla ricerca di un altro nome purchè sia condiviso anche da M5S. In mezzo ai due fuochi resta Giorgia Meloni che continua ad invocare l’unità della coalizione.

sondaggi piazzapulita m5s lega 1

A parte i nomi delle cariche, però, l’accordo c’è e si basa su due reciproci vantaggi. La Lega può trasformare Forza Italia nel suo terreno di caccia e la stessa cosa può fare il M5S con il Partito Democratico. Spiega Francesco Verderami sul Corriere:

Le larghe intese sulle cariche istituzionali sembrano infatti prefigurare un accordo politico per una breve tregua: giusto per cambiare la legge elettorale, renderla nuovamente maggioritaria e sfidarsi poi per Palazzo Chigi. Gianni Letta vede avverarsi la sua tetra profezia: «Andranno al ballottaggio». Certo, Salvini dovrà accettare il ruolo dello junior partner con Di Maio, e immagina anche un passaggio all’opposizione nella prossima legislatura, quando l’alleato di strada diventerà l’avversario.

Quel passaggio— nelle sue proiezioni — gli servirà per strutturare qualcosa che non sarà più il centrodestra ma un Pdl 2.0, introiettando gli alleati di oggi in attesa di farne polvere domani. Salvini punta a ricostruire a sua immagine e somiglianza ciò che Berlusconi aveva distrutto perché il centrodestra rimanesse a sua immagine e somiglianza.

E la prossima partita sarà quella di Palazzo Chigi.

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