Economia

Oro alla patria! L’ideona di Salvini sui buoni del tesoro solo per gli italiani

Il Capitano ieri a DiMartedì è tornato a spiegare la sua ricetta economica per l’emergenza Coronavirus, che prevede un’«emissione straordinaria di buoni del tesoro, per italiani, garantiti da governo e Bce in modo che il debito italiano sia in mano a cittadini italiani». Vediamo cosa succede se per caso la volesse davvero attuare e non fosse la solita fregnaccia demagogica per gettare fumo negli occhi e far dimenticare il disastro in Lombardia

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“Non mi fido di prestiti che arrivano dall’Europa e che abbiamo visto in altri casi, in Grecia per esempio, hanno significato che porti e aeroporti e ferrovie sono stati ceduti al miglior offerente. L’hanno detto Mario Draghi, Giulio Tremonti, il professor Cottarelli: non andiamo a cercare cose strane in giro per l’Europa e per il mondo. Chiediamo, non forziamo, agli italiani come accadde nel Dopoguerra. Siccome l’Italia dovrà diventare un enorme cantiere, i soldi non li voglio andare a chiedere a prestito, a strozzinaggio, a Berlino a Bruxelles”: Matteo Salvini ieri a DiMartedì è tornato a spiegare la sua ricetta economica per l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19, che prevede un’«Emissione straordinaria di buoni del tesoro, per italiani, garantiti da governo e Bce in modo che il debito italiano sia in mano a cittadini italiani».

Oro alla patria! L’ideona di Salvini sui buoni del tesoro solo per gli italiani

Un’ideona che, in primo luogo, Salvini non è nuovo ad accennare senza mai spiegare del tutto. Lo ha fatto la prima volta alla fine di maggio 2019, all’epoca in cui la Lega aveva appena vinto le elezioni europee in Italia e lui doveva trovare i soldi per mantenere tutte le mirabolanti promesse fatte durante la campagna elettorale, dalla flat tax per tutti alla sterilizzazione dell’aumento dell’IVA. Sappiamo tutti com’è andata a finire: Salvini poi ha fatto la crisi del Papeete, si è elegantemente defilato dalla lotta accusando il MoVimento 5 Stelle di essere il MoVimento 5 Stelle e si è comodamente accomodato all’opposizione, dove è facile spararle grosse perché nessuno pretende che tu metta in pratica quello che prometti. All’epoca diceva cose del tipo: «Chiedo semplicemente di usare in maniera diversa, con tempi e modi diversi la ricchezza italiana che c’è. La ricchezza italiana è ferma nei conti correnti e nel risparmio privato, facciamo usare, liberiamola».

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Chi ha in mano Bot e Btp (La Repubblica, 7 aprile 2020)

Il primo problema dell’ideona di Salvini è che è anacronistica. Proprio ieri Andrea Greco su Repubblica spiegava che da anni si riduce la quota di Bot e BTP in mano a imprese e famiglie (e quindi anche in mano alle imprese e alle famiglie italiane), passata dal 12,2% nel 2014 al 5,8% nel 2019 secondo le elaborazioni dell’ABI su dati di Bankitalia. Il debito nazionale, con una traiettoria avviata nella crisi finanziaria 2007, è uscito dalle tasche dei “Bot people” per entrare in quelle, meno spontanee, delle istituzioni finanziarie italiane e della Bce. E oggi chi altri compra Bot e BTP?

Unicredit stima che quasi metà dei detentori esteri di Btp siano «hedge fund, fondi pensione e assicurativi e altri gestori, con approccio molto dinamico e che per primi tendono a vendere quando il mercato si gira». Come nel 2018, quando nacque il primo governo Conte. Se il film si ripete, «la questione di chi comprerà il debito italiano sarà ancor più impellente, perché banche centrali e investitori nostrani dovrebbero farsi carico anche delle quote estere in vendita”, aggiunge Unicredit.

Le banche italiane, passate dal 22,4% al 26,5% in 12 anni, anche ora non mollano la presa, con piccoli arrotondamenti qua e là: tanto che il ministro Roberto Gualtieri, nel comitato esecutivo Abi del 18 marzo, ne ha lodato il sostegno. Al loro fianco, assicurazioni e altri intermediari italiani, ancor più saliti dal 2007 fino a un quasi il 20% del totale. La crisi dei debiti sovrani 2011 però ha già proposto i danni che la spirale debito pubblico-banche private può produrre, quando lo spread sovrano s’allarga. Varrebbe, più o meno per l’eroico risparmiatore patrio.

I buoni che Salvini vuole far comprare “volontariamente” agli italiani

Il motivo per il quale oggi le famiglie non comprano più di tanto le obbligazioni italiane è semplice: non rendono abbastanza rispetto ad altri prodotti disponibili sul mercato finanziario. E Salvini che vuole fare? Se per caso intende farglieli comprare “volontariamente” allora dovrà offrire un rendimento più alto. Altrimenti il piano fallirebbe prima di essere posto in atto. E allora ecco qui un primo problema del modello salviniano: non conviene rispetto ad altre possibilità di finanziamento offerte all’Italia, persino quelle più “spaventose” come il MES. E se davvero l’obiezione dovesse essere “Eh, ma l’1,2% va in tasca agli italiani” va segnalato che allora succederà questo: che le tasse degli italiani verranno usate per pagare gli interessi ad alcuni italiani. Più precisamente, i soldi dei più poveri verranno utilizzati per pagare gli interessi da corrispondere ai più ricchi, il che è un po’ come se arrivasse qui Robin Hood e facesse il contrario di quello che ha sempre fatto. E questo al netto del come Salvini intenda assicurarsi che il debito proposto sul mercato venga venduto soltanto ai cittadini italiani e di come vietare a questi ultimi di venderlo successivamente a chi vogliono.

salvini bot italiani

Altra cosa invece sarebbe se Salvini – ma questo lui non l’ha mai detto – avesse in mente di obbligare gli italiani (meglio: alcuni italiani) ad acquistare queste obbligazioni. In questo modo si tratterebbe di una patrimoniale mascherata. Ovvero di una versione appena appena più raffinata dell’Oro alla Patria! di mussoliniana memoria.

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Ma allora forse potrebbe funzionare meglio l’idea che Mario Seminerio ha esposto su Phastidio:

Come “indurre” gli italiani ad essere patriottici usando il bastone della patrimoniale e la carota dei risparmi? In questo modo: si delibera una patrimoniale straordinaria e si dice ai contribuenti che possono assolverla sia pagando in contanti, quindi perdendo la somma per sempre, oppure sottoscrivendo in modo del tutto spintaneo un titolo di stato a lunghissimo termine, meglio ancora se perpetuo, che tuttavia paga un tasso di interesse patriottico, quindi inferiore a quello di mercato. I possessori di Btp possono concambiare su base “volontaria” i loro titoli con quello nuovo, “di guerra”.

Dopo di che, questo Btp irredimibile viene regolarmente negoziato sui mercati finanziari, all’ingrosso e al dettaglio. Il suo prezzo si allinea al rischio emittente, cioè crolla, e qualcuno ci guadagnerà pure.

Ecco, magari così potrebbe anche funzionare. Ma questo significherebbe mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ovvero l’esatto contrario di quello che Salvini ha detto di voler fare.

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