Economia

La Russia dice basta al dollaro e preferisce l’euro

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Chissà se qualcuno dalle nostre parti la prenderà male, viste le intenzioni – “La fantasia al potere”, cit. – di vendere il debito pubblico a Russia e Cina in caso di problemi sul mercato. In ogni caso fino alla fine di settembre il governo di Vladimir Putin non comprerà più valuta estera pregiata. Lo ha stabilito l’istituto d’emissione di Mosca. L’obiettivo è il rafforzamento del rublo, che ha raggiunto il livello più basso da due anni. Lo stop arriva dopo una prima sospensione di sei giorni fatta a inizio agosto. A partire dall’inizio del 2017 la Banca centrale russa aveva avviato un programma di acquisto di moneta pregiata per conto del ministero delle finanze per accumulare riserve per salvaguardare l’economia dall’eccessiva volatilità dei prezzi del petrolio. Un’altra delle ragioni di questa mossa è di correre ai ripari in caso di sanzioni americane discusse dall’amministrazione di Washington in questo periodo.

Alberto Negri sul Manifesto spiega che l’ancoraggio all’euro sembra ora la prospettiva di Mosca per stabilizzare l’economia e sostenere l’urto di nuove sanzioni americane.

In futuro proprio l’euro potrebbe essere avvantaggiato dalla crisi turca e dalle restrizioni statunitensi sul commercio in Russia. II ministro delle Finanze russo, Anton Germanovich Siluanov, qualche giorno fa aveva dichiarato all’emittente televisiva Rossiya-1 che Mosca userà valute diverse dal dollaro per gli investimenti, euro compreso, in risposta al nuovo pacchetto di sanzioni americane contro la Russia.

«Abbiamo ridotto i nostri investimenti nell’economia e nei titoli Usa al minimo e continueremo a ridurli», aveva dich Tarato detto Siluanov dopo il quinto vertice del Caspio ad Aktau in Kazakhistan, fra i presidenti di Iran, Hassan Rohani, e della Russia, Vladimir Putin. E aveva aggiunto: «Smetteremo di usare il dollaro degli Stati Uniti d’America e useremo la nostra valuta nazionale, o altre valute, compresa quella europea. Queste restrizioni si ritorceranno contro gli statunitensi».

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