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Rousseau: le leggi grilline che continuano a far ridere l'Italia

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Continua la saga delle Lex Iscritti inventate dagli attivisti del M5S e pubblicate sul “sistema operativo” del MoVimento 5 Stelle. Nelle puntate precedenti abbiamo raccontato come lo strumento messo a disposizione del popolo a 5 Stelle per proporre fantasiosi disegni di legge che poi nessuno dei portavoce eletti in Parlamento prenderà seriamente in considerazione. Su Rousseau però gli attivisti del partito di Grillo continuano a sfornare proposte di legge a getto continuo, perché se è vero che uno vale uno (mica tanto vero però) allora anche le leggi possono essere fai da te e non è necessaria una particolare competenza. Se non fossero a 5 Stelle queste proposte di legge sarebbero delle bellissime battute per uno spettacolo di Grillo.
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Le soluzioni del MoVimento 5 Stelle per il lavoro

Mentre gli utenti continuano a credere di aver qualche potere in seno al MoVimento e a votare le migliori proposte di legge su Lex Iscritti siamo giunti già alla settima tornata di leggi e leggine con le quali i 5 Stelle continuano a tentare di mettere in ordine il nostro Paese. Anche questa volta le sorprese non mancano e visto che fra fra una settimana scatterà l’ora legale cosa c’è di meglio per cominciare con la proposta avanzata da un docente di corsi scolastici sul risparmio energetico che propone di istituire la seconda ora legale per un risparmio energetico a costo zero? L’idea è quella di introdurre una seconda ora legale (ma chiamiamola pure ora dell’onestà) a partire dalla seconda domenica di maggio e fino alla prima domenica di agosto in modo da sfruttare maggiormente l’energia solare. Il bello di questa proposta – che a quanto risulta porterebbe di due ore avanti le lancette dell’orologio – è che poi si tornerebbe all’ora legale per un paio di mesi e poi di nuovo all’ora solare e sarebbe un po’ come vivere nel futuro (almeno per qualche ora).
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È ora la volta della “Legge La Maturità” ovvero la legge che vuole agevolare i giovani alla maturazione economico-sociale. Questa a dirla tutta ci voleva proprio, quante volte ci siamo lamentati che la scuola italiana non prepara adeguatamente alla vita e al mondo del lavoro? Quante volte abbiamo scritto che l’alternanza-scuola lavoro non funziona poi così bene se si riduce ad impiegare gli studenti per fare fotocopie e preparare il caffè alla macchinetta? Ecco trovata la soluzione: un nuovo servizio di leva, ma senza armi:

Al termine del percorso scolastico delle scuole superiori viene richiesta la partecipazione alla vita sociale nel Comune di residenza di 12 mesi;scegliendo di prestare il servizio sociale presso una delle attività nella quale il Comune é responsabile a garantire il servizio alla comunità;nettezza urbana,vigile urbano.cimitero.ospedale.protezione civile,centri sociali.attività pro-loco.uffici comunali dedicati al cittadino….. Sarà previsto copertura sanitaria,contributiva e riconosciuto un compenso mensile. Rilascio di ‘Attestato di Maturità’ per l’iscrizione Università,ufficio collocamento e da presentare ai Concorsi Pubblici e alla domanda di assunzione.

Dodici mesi di servizio civile retribuito da prestare nel Comune di residenza al termine del quale verrà rilasciato un attestato di maturità con il quale lo studente potrà finalmente iscriversi all’Università o trovare un lavoro vero! Geniale, perché nessuno ci ha pensato prima? Ah già, è sufficiente aver superato l’Esame di Stato e per il resto c’è il servizio civile. Una proposta simile è quella che mira a creare la figura dell’immigrato cooperante ovvero quell’immigrato che si “ripaga” l’accoglienza svolgendo lavori socialmente utili, cosa che per altro viene già fatta in molti comuni dove sono presenti richiedenti asilo.
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Il lavoro in Italia, si sa, è un vero problema soprattutto per chi non ce l’ha o per chi viene pagato poco. Ma dal momento che uno vale uno e che una delle 5 Stelle è la tutela dell’ambiente dall’inquinamento cosa c’è di meglio che introdurre il concetto di lavoro a km zero? Proprio come i prodotti alimentari bio a km zero si ridurrebbe così il pendolarismo (finalmente troveremo da sedere sul treno) e l’inquinamento dovuto alle auto in circolazione. Ma come fare? Semplice:

istituzione di due nuovi strumenti. Il primo ‘Work Exchange’ permetterà ai lavoratori di scambiarsi il posto di lavoro con il consenso delle imprese e attraverso incentivi statali. Nel secondo lo Stato monitorerà per ogni impresa con dipendenti il cosiddetto ‘baricentro dei lavoratori’ calcolato sulla base delle rispettive residenze e proporrà alle imprese stesse di trasferirsi in prossimità di esso.

Insomma se io lavoro distante da casa ma c’è un lavoratore che lavora vicino a casa mia io e lui potremmo scambiarci il posto di lavoro (tanto è facilissimo trovare una persona che svolge la nostra stessa identica mansione nella ditta dietro casa). Ma non sarebbe meglio allora scambiarci direttamente casa? Io vado ad abitare a casa sua che è vicino alla mia azienda e lui nella mia che è vicino alla sua. E per tutti quelli che lavorano nelle zone industriali o artigianali che dovrebbero essere localizzate fuori dai centri abitati come si fa? Mistero.
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Democrazia digitale e collettivizzazione delle pompe funebri

Volete vivere il brivido della democrazia digitale come lo hanno sperimentato i cittadini di Genova che hanno visto annullare il loro voto dopo la vittoria di una candidata che non stava tanto simpatica a Grillo? Forse un giorno potrebbe non essere necessario iscriversi al MoVimento e basterà essere cittadini italiani. Grazie alla proposta di Riccardo Guerrera (che è diversa da quella molto più sensata che prevede di introdurre una tutela online per i dati sensibili degli individui) infatti sarà finalmente dare un valore legale alle petizioni online e addirittura sarà possibile “introdurre l’obbligo di discussione e votazione per le leggi di proposta popolare in Parlamento” che però già stato inserito nella Riforma Costituzionale Renzi-Boschi bocciata il 4 dicembre. Ops.
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I 5 Stelle amano spesso ripetere di non essere né di destra né di sinistra, ma come definire la proposta di statalizzare il servizio di onoranze funebri se non come la collettivizzazione del caro estinto? Eppure è così, per combattere le mafie e il “business miliardario” dei soliti noti cosa c’è di meglio che togliere ai privati la “gestione dei defunti”. L’attivista si interroga su come sia possibile che lo Stato abbia ceduto alla libera impresa l’esercizio di questo business così lucroso.

Ad oggi in Italia, la gestione dei defunti è in mano a singoli privati. Questo, se si riflette attentamente dovrebbe far pensare, ma perché? Perché un’attività così redditizia (dato che ahimè tutti ci passeremo prima o poi) è data ai privati? Milioni e milioni di euro che non entrano nelle casse dello stato. Dato che, nella maggior parte dei casi, c’è più o meno alle spalle una famiglia mafiosa o comunque una collusione volontaria o non con la criminalità organizzata (vedi inchieste a Catania o Palermo ad esempio, dove esponenti poco chiari elargivano mazzette a infermieri già alle porte dell’ospedale per fare riferimento alla ditta in questione nell’eventualità che il parente ricoverato fosse deceduto in ospedale). Ognuna delle ditte di onoranze funebri ha un proprio tariffario. Può fare il bello e il cattivo tempo. A mio avviso, se diventasse un lavoro statale, con dei concorsi pubblici per fare quel determinato lavoro, si avrebbe un servizio più limpido, senza ombre di chi gestisce la cosa, un tariffario unico e soprattutto un introito per lo stato considerevole.

Dalla lotta contro Uber e la liberalizzazione delle licenze dei taxi a quella contro gli autisti di carri funebri il passo è più breve del previsto e potrebbe essere accorpata con la legge sulla regolamentazione dei forni crematori avanzata da un utente che fa parte dell’ennesimo comitato “no forno”.
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Il MoVimento 5 Stelle ama gli animali

Numerose sono le proposte di legge per tutelare il benessere degli animali. Alcune sembrano scritte direttamente da Michela Vittoria Brambilla, come quella che mira a proibire la vendita di cani e gatti nei negozi di animali al fine di porre un freno alla piaga dell’abbandono degli animali perché “molto spesso vengono regalati a persone che non amano completamente gli animali e che poi li abbandonano destinando loro un destino crudele in canile nelle migliori delle ipotesi e la morte nelle peggiori”. Insomma dal momento che chi compra un animale  in un negozio lo fa per regalarlo (?) a persone che non lo vogliono meglio proibire la vendita di animali nei negozi. E gli allevamenti? Forse i mancati introiti per la vendita di cani e gatti potranno essere compensati con quella dei cavalli (in attesa di una legge per rendere gli animali da compagnia senatori della Repubblica). In molti paesi il consumo di carne equina è considerato sconveniente ed è stigmatizzato, da noi – per ragioni culturali e tradizionali – non è così e i cavalli vengono macellati come se fossero mucche o maiali. Rendendo per legge il cavallo un animale da compagnia si impedirebbe così di commercializzare la carne di cavallo e anche di eliminare le botticelle, ovvero le carrozze che portano in giro i turisti a Roma. Ma a Roma non c’è per caso una giunta a 5 Stelle in grado di farlo?
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Il problema dell’abbandono degli animali però è culturale e qualcuno si è posto il problema di come finanziare gli interventi educativi per insegnare agli italiani che abbandonare gli animali domestici è sbagliato. Invece che farlo tassando i proprietari degli animali (cosa che farebbe pensare che cani e gatti sono “dei lussi”) meglio invece tassare il pet-food (ovvero i mangimi, ovvero i proprietari degli animali):

tassare il giro d’affari del pet-food, per reperire i fondi per promuovere il possesso responsabile, tassa giusta ed equa per natura, più ami gli animali, più cibo compri, più contribuisci a promuovere il possesso responsabile. Tutti i gattari e i canari che nutrono gli animali senza prestare cure sanitarie e senza preoccuparsi di controllarne l’attività riproduttiva, tutti quegli amanti degli animali che vogliono trarre vantaggio emotivo ed affettivo senza però assumersene la responsabilità a 360 gradi, sono la vera causa del randagismo ed essi sfuggirebbero da un eventuale tassa sulla proprietà. Ad oggi alcune multinazionali stanno già promuovendo il possesso responsabile poiché sanno che è una loro responsabilità nei confronti della società e perché la cultura del possesso responsabile fortifica il loro mercato, la tassa non verrà ostacolata da un settore industriale consapevole dell’importanza di promuovere la cultura del pet.

Il proponente non si rende conto che “tassare il giro d’affari” significa tassare i proprietari e non certo le multinazionali del settore (sempre loro!), ma in fondo stiamo parlando di persone che fanno proposte di legge su Rousseau.