Opinioni

Perché chi vi dice che i rimpatri forzati sono “facili” vi prende per i fondelli

Ieri abbiamo visto come funziona un rimpatrio forzato in Tunisia. Gli accordi con quel Paese prevedono (al massimo) 2 voli charter alla settimana con max 30 persone per operazione. Si potrebbe anche con volo di linea, ma in questo caso una sola persona alla volta. Oggi vediamo un rimpatrio forzato di 44 cittadini nigeriani + 2 cittadine nigeriane, avvenuto con trasporto aereo da Palermo a Lagos (Nigeria) il 17/18 maggio 2017. Almeno così era scritto sulla Pec ricevuta dal Garante. La mattina dell’operazione i nigeriani da 44 diventano 27.

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Ore 6.30 del 17 maggio 2017. Il personale di scorta della Polizia di Stato e le due cittadine nigeriane è partito da Roma con volo charter che è arrivato a Lampedusa alle ore 7.45. Salgono a bordo i nigeriani da rimpatriare. Come per la Tunisia, le persone devono essere portate a Palermo per le audizioni innanzi alle autorità consolari ai fini del rilascio del documento di viaggio. Le tratte previste sono quindi: Roma Fiumicino-Lampedusa, Lampedusa-Palermo, Palermo-Lagos, Lagos-Roma Fiumicino.

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A Palermo il primo intoppo. Al momento di partire (ora prevista 14.50) le audizioni (lunghe e accurate) non sono finite. Nei confronti di 14 cittadini nigeriani il rimpatrio viene sospeso per mancato espletamento delle audizioni consolari a causa di insufficienza di tempo.

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Naturalmente tutte le fasi del rimpatrio vengono monitorate da rappresentanti del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Che ha fatto notare subito che è stato impedito ai suoi rappresentanti di assistere ai controlli di sicurezza. Il dispositivo di scorta per questa operazione è composto da 106 uomini della Polizia di Stato. Più un medico ed un infermiere provenienti dai ruoli tecnici della Polizia, che hanno garantito il presidio sanitario nel corso di tutta l’operazione. Più medici e ambulanza a Palermo.

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Il Garante fa notare l’eccessivo utilizzo dei mezzi di coercizione. In questo caso le fascette di velcro.

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A Palermo altri problemi:

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Alla fine l’arrivo a Lagos:

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Ricapitolando. Viene preparata un’operazione per il rimpatrio forzato in Nigeria di 46 persone. All’ultimo momento diventano 29. A Palermo non fanno a tempo con le audizioni e diventano 15. Poi uno ha in tasca una richiesta di protezione e diventano 14 (ho perso il conto). Se qualcuno vi ha messo in testa che rimpatriare le persone sia cosa semplice, diciamo che vi ha preso per i fondelli. Capita. Non si può prendere nemmeno una sola persona, sbatterla su un aereo e rispedirla a casa. Non si può fare. Le procedure di rimpatrio, per esempio, devono seguire le 20 linee guida su tutti gli stadi del procedimento di rimpatrio forzato adottate dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’ Europa il 9 maggio 2005. Insomma, non è tutto così semplice. E, ascoltando l’audizione del ministro dell’Interno del 25 luglio credo che piano piano si stia rendendo conto che l’Interno è “una macchina amministrativa e operativa di straordinaria complessità”. Che l’unico modo per rimpatriare le persone è “fare nuovi e più efficaci accordi con i paesi di provenienza. Attualmente ce ne sono solo 4, di cui 1 funzionante (Tunisia x 2 voli charter settimana) e tre ballerini”. Tra il dire e il fare non c’è sempre di mezzo il mare. A volte c’è di mezzo un bel muro. E se il muro è quello della realtà, è quasi sempre di cemento armato.

*** Johannes Bückler è su Twitter, da dove questo post, con il suo permesso, è stato tratto

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Johannes Bückler

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