Cultura e scienze

Perché i numeri del Sud potrebbero consentire una riapertura differenziata

I numeri del Sud nell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 potrebbero consentire una riapertura differenziata. Lo spiega il Fatto Quotidiano segnalando che se guardiamo alla curva dei contagi non esiste una sola Italia ma tante aree molto diverse tra loro

attilio fontana vincenzo de luca

I numeri del Sud nell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 potrebbero consentire una riapertura differenziata. Lo spiega oggi Giorgio Sestili sul Fatto Quotidiano segnalando che se guardiamo alla curva dei contagi non esiste una sola Italia ma tante aree molto diverse tra loro.

Molto si è parlato delle regioni del Nord più colpite, oggi parliamo invece delle regioni che prima di tutte hanno azzerato i nuovi contagi. Come si vede dal grafico di Emanuele Degani, da dieci giorni Basilicata, Molise e Umbria hanno meno di dieci nuovi contagi giornalieri e in totale hanno solo 704 casi attualmente positivi. Negli ultimi dieci giorni le tre regioni hanno avuto in totale dieci morti, uno al giorno. Anche Calabria, Puglia e Sardegna da qualche giorno sono scese intorno ai dieci nuovi contagi, ben distanti dagli oltre 1.000 di Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.

Perché allora il governo non ha tenuto conto di queste differenze? Non sarebbe più sicuro adottare provvedimenti differenziati e permettere alle attività commerciali e produttive delle regioni meno colpite di ripartire prima e dare più tempo invece a quelle delle aree con più contagi? Questo permetterebbe anche di testare l’efficacia delle misure adottate in regioni a più basso rischio, prima di lanciarci in mare aperto.

emergenza coronavirus sud
L’emergenza Coronavirus al Sud (Il Fatto Quotidiano, 29 aprile 2020)

La domanda che si fa il quotidiano è retorica, visto che sappiamo perché il governo non si è mosso: perché per colpa di qualcuno non può riaprire nessuno, ovvero a causa del fatto che il governo teme la reazione di regioni come Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna nel caso si decidesse in tal senso. I numeri ci dicono che in alcune zone d’Italia la situazione è relativamente vicina all’essere sotto controllo (il traguardo dei contagi zero quasi raggiunto in alcune regioni) ma scegliere una riapertura a macchia di leopardo porterebbe alla divisione netta dell’Italia in “buoni e cattivi” e, di conseguenza, alle relative polemiche. Ricordate qualche giorno fa quando Cirio e Fontana, non a caso governatori di Piemonte e Lombardia, dicevano che il Sud non avrebbe potuto riaprire senza il Nord? Il senso politico di quell’affermazione è che una riapertura in alcune zone insieme alla chiusura perpetuata nelle altre potrebbe scatenare diversi problemi dal punto di vista politico. E dare fiato – e forza – all’opposizione. C’è però da dire che due retroscena su Repubblica e Stampa oggi raccontano di un piano del governo per le riaperture differenziate a partire dal 18 maggio:

 L’idea delpremier è di lasciare che siano proprio i governatori del Mezzogiorno a spingere per condizionare le riaperture della Lombardia e, se sarà necessario, del Piemonte. Più in concreto, il ragionamento porta a due possibili strade. La prima, blindare di nuovo le regioni più colpite per evitare spostamenti in massa. La seconda, che chiede il Pd, allentare le misure dove i contagi sono minimi. Per Conte comunque se ne discuterà dopo le due settimane di prova: «Per adesso è prematuro parlare di rimodulare le riaperture».

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