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I contatti con Salvini nel telefonino di Savoini

alessandrodamato|

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Ci sono i contatti tra Matteo Salvini e Gianluca Savoini nel telefonino che la procura di Milano ha sequestrato al presidente dell’Associazione LombardiaRussia. E i contatti dimostrano che tra i due c’era un rapporto quasi quotidiano e gettano una luce molto diversa sull’inchiesta del Rubligate o dei rubli della Russia alla Lega.

I contatti con Salvini nel telefonino di Savoini

Carlo Bonini e Fabio Tonacci spiegano quindi oggi su Repubblica che Salvini ha mentito. Lo ha fatto una prima volta l’11 luglio scorso, escludendo la partecipazione del suo ventriloquo a Mosca nella delegazione ufficiale italiana in occasione degli incontri bilaterali con il ministero dell’interno russo (16 luglio 2018). Circostanza già smentita dall’evidenza di una foto scattata in quella occasione e ora annichilita dal premier Conte sulla scorta di documenti ufficiali prodotti dalla nostra ambasciata a Mosca:

Ed è tornato a farlo una seconda volta, il 12 luglio, e di lì in avanti, accreditando il suo rapporto con Savoini come quello che si può avere con «un vecchio amico della Statale di Milano conosciuto 25 anni fa». Una favoletta che fa a pugni con ciò che ora documentano la memoria delle chat whatsapp e i tabulati del telefono sequestrato a Savoini dalla Procura di Milano che lo indaga per corruzione internazionale.

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Non fosse altro perché i contatti telefonici tra Salvini e Savoini – secondo quanto riferiscono fonti inquirenti – hanno avuto una frequenza giornaliera in questo primo anno al Governo. E non fa eccezione quel 18 ottobre del 2018, quando il Vicepremier rientrò dalle sue trentasei ore di trasferta a Mosca per il convegno di Confindustria Russia, lasciando che Savoini, in veste di messo della Lega (anche questa un’evidenza emersa dalle chat del telefono), si accomodasse ai tavoli del Metropol per discutere della fornitura di petrolio di Rosneft su cui si doveva ritagliare un finanziamento per il partito.

Le telefonate di Salvini e Savoini “semplice accompagnatore”

E c’è di più. Ieri il Viminale ha comunicato ufficialmente e per iscritto che «Gianluca Savoini partecipò al vertice bilaterale di Mosca del 16 luglio del 2018 come semplice accompagnatore, conosciuto dalla controparte in virtù degli incontri organizzati in passato». «Savoini – prosegue la comunicazione inviata a Repubblica – non era nella delegazione ufficiale del Ministero dell’Interno partita da Roma, né ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali a Mosca, né il Viminale ha sostenuto in tutto o in parte le sue spesi di viaggio o di soggiorno in Russia». Anche qui Salvini cammina sul filo sottile tra verità e bugia:

Come Conte ha riferito in Senato, è stata infatti la nostra ambasciata a Mosca a riferire che, in quel 16 luglio del 2018, fu lei a trasmettere al ministero dell’Interno russo la composizione della delegazione italiana «su indicazione del protocollo del Viminale» e che «la delegazione ufficiale comprendeva anche il nominativo del signor Savoini». E tuttavia, come è evidente, la trovata lessicale è una toppa peggiore del buco.

salvini conosceva savoini

L’11 e il 12 luglio (a Repubblica prima, attraverso la sua responsabile stampa, e in una conferenza a Milano dello stesso ministro dell’Interno poi), Salvini aveva infatti sostenuto di non avere la più pallida idea del perché si fosse ritrovato Savoini seduto al vertice bilaterale con i Russi. «Chiedetelo a lui», aveva risposto. Arrivando persino a ipotizzare che quel suo «vecchio amico della Statale» lo avessero invitato i russi a sua insaputa. Una panzana, insomma. Anche in quest’ultima versione dell’accompagnatore.

E poi c’è anche il singolare duetto canoro a favore di social network in cui si esibì, il 21 dicembre del 2018, quando trovò il tempo di ricevere al Viminale Al Bano Carrisi, l’artista da anni folgorato da Putin. Al Bano era stato ospite dell’ambasciata russa qualche tempo fa. A quella serata parteciparono anche Salvini e Savoini.

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