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Matteo Renzi e la scissione annunciata a Porta a Porta

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“Oggi si parla solo di questioni di governo, di commercio estero. Renzi va a Porta a Porta? Buon per lui”: il fedelissimo Ivan Scalfarotto non sembra pronto a lasciare il Partito Democratico con il senatore di Scandicci e con lui anche altri appena nominati (Morani, Malpezzi) e semplici deputati come Carmelo Miceli, che smentisce addirittura su Facebook.

Matteo Renzi e la scissione annunciata a Porta a Porta

Eppure da stamattina rimbalzano nelle agenzie di stampa che vogliono Renzi pronto ad annunciare l’addio al PD e la costituzione dei gruppi parlamentari renziani. Scalfarotto, il coordinatore di quei comitati Azione Civile che dovrebbero essere la prima cellula del nuovo partito – che dovrebbe chiamarsi l’Italia del sì secondo La Stampa – non ha tanta voglia di confermare le voci che vengono attribuite dall’AdnKronos e dall’Huffington Post a un big renziano: “La decisione di andarcene è presa. Che senso ha aspettare ancora? Per ascoltare l’ennesimo appello, magari nemmeno del tutto sincero, all’unità?” mentre Roberto Giachetti annuncia le sue dimissioni dalla direzione del PD dopo l’alleanza con il MoVimento 5 Stelle.

carmelo miceli

Ma dopo l’annuncio arrivano le smentite: “Mi auguro che nessuno faccia una scelta che rischia di essere incomprensibile per i nostri elettori: non vorrei venga meno la nostra unità e mi appello a quelli che in questo momento hanno dei dubbi. Io mi auguro che Matteo non lo faccia, io rimarro’ nel Pd”, fa sapere Alessia Morani appena nominata sottosegretaria. “Sono nel Pd perché penso che quella sia la mia casa. Non voglio fare l’analisi di cosa capiscono o non capiscono gli elettori, penso che il governo debba poter lavorare bene”, le fa eco Simona Malpezzi all’uscita da Palazzo Chigi dopo il giuramento.

I gruppi renziani già in settimana?

Per i media invece forse già in settimana potrebbero nascere i nuovi gruppi renziani: venti deputati per formare un gruppo autonomo a Montecitorio e una pattuglia di senatori che andrà nel Misto: “Tra i deputati coinvolti nell’operazione il vicepresidente Ettore Rosato, Maria Elena Boschi, i due sottosegretari Ivan Scalfarotto e Anna Ascani, Michele Anzaldi, Luciano Nobili, Luigi Marattin (in pole come capogruppo), Silvia Fregolent, Mauro Del Barba, Carmelo Miceli”. Al Senato i numeri saranno più contenuti e con Renzi dovrebbe spostarsi con ogni probabilità il fedelissimo Francesco Bonifazi ma non Andrea Marcucci che, gli stessi renziani, vorrebbero restasse capogruppo.

matteo renzi italia del sì

Ma subito dopo arriva la smentita di Miceli che gela tutti e poco dopo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella fa sapere che resterà nel Partito Democratico. Eppure nel tardo pomeriggio di domani Matteo Renzi sarà nello studio di Bruno Vespa e “da li’ arriverà una indicazione precisa”, scommettono esponenti renziani al Senato secondo l’AGI. Precisando che fonti parlamentari vicine all’ex segretario dem confermano lo smarrimento dei fedelissimi: “Rischia di essere una operazione di piccolo cabotaggio”. Ma quelli di Base Riformista (Lotti e Guerini) non sembrano intenzionati a seguirlo: “Guerini e Lotti non ci pensano neppure – viene riferito – e, anzi, confermano la linea uscita dall’assemblea di Montecatini. Rimaniamo nel Pd cercando di rafforzare la vocazione riformista e progressista del partito”. E allora il rischio è proprio che alla fine si blocchi tutto. Perché mancano i numeri.

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