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La proposta di Renzi sul sindaco d’Italia a Porta a Porta

matteo renzi porta a porta

«Hanno provato a sostituirci con senatori responsabili, ma questa volta non ce l’hanno fatta. Se vogliono che ce ne andiamo bene, ma ce lo devono dire. Se non si troverà un accordo sulla giustizia chiederemo la sfiducia individuale per il ministro della Giustizia»: Matteo Renzi a Porta a Porta manda messaggi a Giuseppe Conte e al Partito Democratico e minaccia pubblicamente la sfiducia a Bonafede (e quindi al M5S) da Bruno Vespa.

Porta a Porta: il messaggio di Renzi a Conte

Evita accuratamente di fare i nomi, ma tanto si capisce benissimo con chi ce l’ha: «Non ce l’hanno fatta ma ci hanno provato: hanno cercato di raccogliere i senatori responsabili che vorrebbero prendere il nostro posto. Ma se vogliono farlo non c’è niente di male, eh. Se il presidente del Consiglio o qualche suo collaboratore vogliono sostituirci non c’è nulla di male, ma la prossima volta farebbero meglio a riuscirci», afferma, riferendosi a Giuseppe Conte e al suo portavoce Rocco Casalino per l’audio sul Conte Ter. Sbaglia, poi, andando all’attacco di Delrio: “Non è solo sulla giustizia, è sull’economia, sulle infrastrutture… Abbasserei le polemiche, lo dico al capogruppo alla Camera del Pd che dice ‘non tollereremo’”. in realtà a dire quella frase è stato uno dei vicecapogruppo, Michele Bordo. “Io penso che sulla giustizia si debba pensare ai 1028 italiani che ogni anno vengono arrestati da innocenti”, aggiunge. Anche se da arrestati tecnicamente tutti sono innocenti (perché non ancora giudicati, se si tratta di arresto preventivo).

matteo renzi porta a porta

Ma arriva al punto, ricordando che domani voterà per le intercettazioni ma avvertendo che così non si va avanti: “Purtroppo è vero: trovo anch’io questo astio nei miei confronti. Io mi domando da cosa derivi tutto questo, c’è un elemento caratteriale, ma questo non può bastare in politica. Sulla giustizia dico le cose che dicevo quando ero premier. Io non avrei mai votato quel decreto sulle intercettazioni che voteremo domani, lo voto per carità di patria. Vengono da me e mi dicono ‘o così o pomì’. Penso che tutti noi dovremmo darci una regolata. Non credo che una persona sola possa decidere tutto, ma non credo nemmeno che si possa continuare in questo gioco di equilibri. Guardiamoci negli occhi e diciamoci che così non si va avanti”. Ed eccola, la proposta politica di Renzi: “Siccome non si può andare avanti così con le scene che abbiamo visto, fermi tutti: faccio un appello a tutte le forze politiche, a Zingaretti, Di Maio, Crimi, Conte, Leu, Salvini, Berlusconi, Meloni. Dico: portiamo il sistema del sindaco d’Italia a livello nazionale. Si vota una persona che sta lì cinque anni ed è responsabile. Per me la soluzione è l’elezione diretta del presidente del Consiglio“.

Renzi vuole l’elezione diretta del presidente del Consiglio

Una proposta del genere, oltre a tenere impegnata la politica in discussioni e atti per almeno un paio d’anni se non tre, scatenerebbe un dibattito a tutti i livelli istituzionali visto che implica un sistema elettorale con il ballottaggio, come in Francia, nel quale i primi due arrivati si sfidano per ottenere maggioranza e (si immagina) relativo premio. Ce n’è abbastanza per almeno un centimigliaio di ricorsi alla Consulta, per dire. Se tutto va fatto in questi tempi, Renzi propone una specie di patto di legislatura. E aggiunge una proposta per l’economia: “La situazione economica è molto grave. In questo scenario dico da politico che può arrivare una recessione. E questo significa che i posti di lavoro saltano. In un clima normale forse Pd e M5s respingerebbero la proposta dei commissari” per sbloccare le opere pubbliche. “Ma in questo clima dobbiamo farlo”.

La proposta di Renzi sul sindaco d’Italia a Porta a Porta presuppone quindi un patto di legislatura con chiunque ci stia e subito dopo la propaganda di Italia Viva fa anche partire un appello da firmare con video per meglio presentare la mossa. Servirà a qualcosa? Probabilmente in primo luogo a far passare tempo. Nella migliore delle ipotesi, ovvero se il piano riesce, potrebbe trattarsi addirittura di anni. Ma è francamente improbabile che questa proposta resista per più di qualche giorno in uno scenario politico balcanizzato come l’attuale. E siccome l’orizzonte di medio periodo della politica italiana è domani mattina, la domanda di Vespa arriva perfetta: ma cosa succede domani mattina a Conte? “Il problema del governo non l’abbiamo mai posto noi. Io non ho mai detto che toglievo la fiducia a Conte. Io non credo che la mia preoccupazione la mattina sia di togliere Conte. Certo è che questo governo deve verificare se va avanti o no. Se invece loro ci vogliono togliere, noi togliamo il disturbo”. Zero a zero, palla al centro.

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