Lo show di Tommaso Cerno sul PD che gli ha chiesto il pizzo per parlare

di Giovanni Drogo

Pubblicato il 2020-02-19

Il neo senatore di Italia Viva – anzi, Forza Italia Viva, come la chiama lui – parte col botto con un’intervista ad un Giorno da Pecora dove sostiene di essere stato minacciato dalla segretaria del PD di Milano che gli ha chiesto “un pizzo” da 18 mila euro per “farlo parlare”

Vi ricordate di quando Pietro Grasso lasciò il Partito Democratico per andare in Liberi e Uguali? Il tesoriere del PD Francesco Bonifazi (ora in Italia Viva) e altri parlamentari renziani chiesero all’allora Presidente del Senato di saldare i “debiti” con il partito. Grasso doveva versare 83mila euro, in base al regolamento che prevede per ogni eletto il versamento di 1.500 euro al mese come contributo al partito. Oggi il fresco ex senatore del PD Tommaso Cerno si è lamentato che il partito gli ha chiesto “il pizzo per parlare”.

Tommaso Cerno spara a zero sul governo (che ha fatto nascere)

La situazione è questa: Tommaso Cerno, che aveva detto che non sarebbe mai passato a Italia Viva alla fine è andato nel partito di Renzi (anche se tecnicamente non si è ancora dimesso dal gruppo del PD). Ad un certo punto Geppi Cucciari chiede quando è iniziata questa crisi con il PD, perché Cerno – che continua a parlare di Forza Italia Viva – sta dicendo cose come «è venuto il momento di cambiare il paese» oppure «non è più possibile fare politica così». Il senatore di IV risponde che «la crisi con il PD è cominciata da sempre perché è un partito che dal 2007 quando è stato inventato non ha mai vinto un’elezione». Eppure lui è stato eletto proprio con il Partito Democratico, gli fanno notare i conduttori. La risposta: «io ero indipendente, io ho vinto a Milano col PD centro molto poco».

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In precedenza Cerno aveva sparato contro tutto e tutti dicendo che «il proporzionale di Rosato [che pure sarebbe un deputato di Italia Viva NdR] la legge più assurda che ci può essere» e il governo Conte 2 – che pure sostiene e del quale ha promosso la nascita – « un governo ridicolo, che non ha nulla a che vedere con l’idea che lo muove, un governo di correnti e di cialtroni». E ancora «io vedo un fine Conte, vedo prescritto il governo Conte e vedo prescritto lo stesso Conte, che non è né assolto né condannato, come molti suoi ministri». Ma a quanto pare con il PD il problema è un altro, e riguarda soprattutto i rapporti con il PD milanese.

Tommaso Cerno, il pizzo da 18 mila euro e le “minacce” della Segretaria del PD di Milano

Dice Cerno che «il PD di Milano che ritiene che io debba dire quello che dice Sala». E spunta fuori la questione dei soldi, diciottomila euro che Giorgio Lauro spiega che Cerno dovrebbe dare al partito. Il neo-senatore renziano sostiene che lui non deve alcunché, appunto perché non è iscritto al PD e non ne ha mai fatto parte. Anzi, secondo lui quella richiesta di contribuzione ha un nome ben preciso: «si chiama pizzo, mi hanno chiesto il pizzo. Mi ha minacciato anche la segretaria del PD di Milano [Silvia Roggiani NdR] ha detto che se io andavo coi 5 Stelle non avevo capito niente quindi io sarei stato portato in tribunale».

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Chi è la segretaria, chiede Lauro: «la segretaria questa che faceva la portaborse della Toia lì [l’europarlamentare Patrizia Toia, della quale la Roggiani è stata assistente per 14 anni, in studio però capiscono tutt’altra parola e “si dissociano” NdR]  non so di chi, faceva la portaborse di un’europarlamentare e fa il segretario di Milano e siccome io ho detto che facevamo il governo con il M5S – che è un’idea fondante del mio mondo di stare a sinistra – dopo avermi chiesto il pizzo di diciottomila euro mi ha detto buona fortuna». Secondo Cerno, che non sarà iscritto al PD ma che sicuro qualcosa l’avrà pur letta all’atto della candidatura quella richiesta è un pizzo, «pizzo si chiama i soldi per parlare, i soldi per esprimere il proprio pensiero».

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Non si è fatto attendere il commento della senatrice Valeria Fedeli che ha chiesto scuse immediate e formali e ha parlato di “gravi e irricevibili accuse contro il PD. Ma a quanto pare Cerno non ce l’ha con il PD solo per questo. Incalzato da Giorgio Lauro che gli chiede se per caso si fosse offeso perché non gli è stato proposto di fare il Ministro della Cultura l’ex PD nega – anche se dice «sicuramente ero più di discontinuità di Franceschini che era lì con Gentiloni» – «un’ipotesi» era invece quella di fare il sottosegretario: «io credo che il mio tema sia l’Ambiente, il sottosegretario che dice di no a sputtanare nove miliardi per fare un treno che va a 120 all’ora». Che dire, sicuramente in Italia Viva si troverà bene, visto che Renzi ultimamente è diventato SìTav e ha detto che «il collegamento Torino-Lione si deve fare, perché collega pezzi d’Europa».

In una nota congiunta i parlamentari del PD Lia Quartapelle, Emanuele Fiano, Simona Malpezzi, Tommaso Nannicini, Franco Mirabelli, Barbara Pollastrini e l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino commentano le parole dell’ex senatore Dem:

Tommaso Cerno esce dal PD come ci è transitato: con totale mancanza di rispetto per la comunità che ha contribuito a eleggerlo. Le indegne affermazioni con cui motiva la sua uscita dal PD tradiscono gli elettori che gli hanno dato fiducia, votandolo come candidato di un Partito che oggi lui svilisce e insulta, con pochi argomenti politici e molta strumentalizzazione. Proprio perché privo di argomenti politici, Cerno motiva la sua uscita con accuse offensive alla Federazione che ha contribuito a eleggerlo e alla sua segretaria, Silvia Roggiani. E’ ridicolo tingere di persecuzione politica la richiesta, fattagli dalla Federazione e da lui sottoscritta al momento dell’accettazione della candidatura, di contribuire alle spese della Federazione. Si tratta di un impegno preso da tutti noi eletti a Milano, che siamo ben felici di onorare perché la buona politica costa e richiede anche questo tipo di impegni. Se le offese qualificano soprattutto chi le usa, Cerno si è definitivamente qualificato. Definire “portaborse” una ragazza che ha vinto un congresso, che è impegnata in politica da molto più tempo di Cerno, con una abnegazione e passione che Cerno non ha mai neanche conosciuto in vita sua, è inqualificabile. Sarebbe bello che il suo comportamento facesse riflettere Italia Viva sulla opportunità di accogliere tra le proprie fila un personaggio che ha già dimostrato di utilizzare i partiti in modo opportunistico, senza lealtà, e senza nessun tipo di impegno politico o parlamentare”.

 

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