Politica

Prove tecniche di nuova maggioranza?

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Una mattinata di ordinaria tranquillità quella di oggi in Parlamento. Maurizio Sacconi, capogruppo di NCD, verso le 11 ha consegnato le dimissioni mettendo sotto accusa il Partito Democratico. «La convergenza notturna tra Pd e 5 Stelle in Commissione Giustizia su alcuni contenuti della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, poche ore dopo il triste episodio del boicottaggio grillino del libero voto dei parlamentari in aula – dice Sacconi – è grave e mette in discussione il patto di maggioranza. E’ la prima volta di una maggioranza spuria con l’aggravante della materia ad alta sensibilità politica e della rinuncia alla paziente mediazione». Sacconi si riferiva alla rissa durante l’approvazione dello SbloccaItalia, che ha avuto, secondo quanto hanno raccontato le agenzie di stampa, anche una coda di insulti e auguri di tumori ai figli dei senatori PD. Ma dietro lo scontro, ed è chiaro dalle parole successive, c’è per lo meno un timore fondato tra Alfaniani e Berlusconiani: ovvero che Matteo Renzi stia preparando una maggioranza alternativa a quella che oggi regge il governo. Una maggioranza che potrebbe affrontare nuovi nodi che arriveranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi,  a partire dalla probabile elezione del presidente della Repubblica fino all’improbabile legge elettorale.
 
MATTEO RENZI: PROVE TECNICHE DI NUOVA MAGGIORANZA?
La minaccia è infatti rientrata nemmeno un’ora dopo, quando Sacconi ha avuto un colloquio con Renzi nel quale il presidente del consiglio gli ha ribadito l’intenzione di continuare con la stessa maggioranza. Ma ormai le polveri erano accese. Non a tardato a dire la sua Renato Brunetta: «Solidarietà all’amico Maurizio Sacconi. Capisco la sua scelta e ne comprendo le ragioni umane e politiche. Il Partito democratico troppo spesso gioca sul filo dell’incidente per giustificare le sue sregolatezze e quelle del suo segretario-premier Matteo Renzi. Quest’ultimo episodio, una convergenza vetero-giustizialista tra piddini e Movimento 5 stelle, in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, su un tema così delicato come la responsabilita’ civile dei magistrati, è solo l’ultimo di una lunga serie di scorrettezze politiche e istituzionali del Pd». A lui poco dopo si sono aggiunti Gasparri, Brunetta, Nitto Palma e altri di Forza Italia. E l’obiettivo era sempre lo stesso: far notare che pian piano nella maggioranza l’ago della bilancia dell’NCD conta sempre di meno. E in effetti i numeri dicono che con qualche sforzo basterebbe poco per rendere il governo completamente indipendente da Alfano, che anche nell’ultima uscita sulle botte agli operai AST a Roma ha convinto sempre meno i democratici. Ma il piano di Renzi sarebbe più ambizioso di questo. E comprenderebbe anche il tentativo di sbarazzarsi di un altro ingombro elettorale non da poco: il Patto del Nazareno.
 
L’INCONTRO TRA BERLUSCONI E RENZI
Tutto parte dall’incontro di ieri tra Berlusconi e Renzi. Scrive oggi Fabio Martini sulla Stampa che l’incontro di ieri si è concluso con un cordiale ma fermo (come diceva il Poeta) invito del premier all’ex Cavaliere: «Su tutte le cose di cui abbiamo parlato oggi e sulle quali non abbiamo trovato un accordo, mi fai sapere entro domenica?». Tra le cose su cui i due non hanno trovato l’accordo sono la nuova versione dell’Italicum con il premio alla lista, che favorirebbe il PD ma renderebbe complicato il cammino di Forza Italia verso l’unificazione del centrodestra. Quindi la risposta di Berlusconi difficilmente sarà sì. E quindi, che fare?

E qui c’è la novità, il piano riservato di Palazzo Chigi: allargare la base parlamentare della maggioranza al Senato (dove i numeri sono «ballerini»), aprendo a destra e a sinistra, con la formazione di un nuovo gruppo, nel quale potrebbero trovare ospitalità sia i parlamentari già usciti dal Cinque Stelle, sia quei senatori eletti in liste diverse dal centro sinistra e che nelle settimane scorse si sono avvicinati alla maggioranza. (Fabio Martini, La Stampa, 6 novembre 2014)

L’idea che solletica Renzi è quella di svincolarsi dal doppio patto per trovare finalmente una maggioranza “sua”. I conti sono presto fatti:

Della «pratica» si sono già occupati, con la massima riservatezza,il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini e il presidente dei senatori Luigi Zanda. Impresa non semplice, sinora, federare tutti e 15 i senatori «grillini» finora usciti – e quelli che potrebbero uscire – dal gruppo del Cinque Stelle, che tra di loronon si amano e attualmente sonodivisi in quattro diverse aree,i 3 di Italia lavori in corso, i 4 di Movimento X, i 6 battitori liberie i 2 nel Gruppo misto. Con unac omplicazione in più: che oltre a federare gli ex grillini, poi bisognerebbe trovare un amalgama per tenerli assieme agli altri senatoridi diverse provenienze. Uno scenario che Renzi preferisce riservarsi più come deterrente che come prima scelta. (Fabio Martini, La Stampa, 6 novembre 2014)

I conti quindi sono presto fatti. Come abbiamo già fatto, vediamo i nomi dei grillini che hanno cambiato verso e potrebbe diventare decisivi al Senato.

Lorenzo Battista: già in maggioranza con il Gruppo Autonomie e Libertà

lorenzo battista movimento 5 stelle
Lorenzo Battista è stato espulso in malo modo dal MoVimento 5 Stelle. Il senatore triestino, dopo aver annunciato il tentativo di fare un gruppo autonomo con i compagni espulsi, è transitato nel Gruppo delle Autonomie e oggi è in maggioranza

Maurizio Romani, Bartolomeo Pepe, Maria Mussini, Laura Bignami: espulsi e in gruppo insieme 


Laura Bignami, Maria Mussini, Paolo Romani e Bartolomeo Pepe hanno fondato all’interno del gruppo misto la componente Movimento X. Il Movimento X non intende prendere le distanze dai 5 Stelle: gli argomenti di principale interesse sono gli stessi (acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia); diversa sarà la struttura. Il problema del Movimento, secondo loro, è a livello nazionale, dove si è venuto a creare un partito strutturato in maniera verticistica e non aperto al dialogo. Si tratta, in sostanza, del tentativo di creare un Movimento 5 Stelle senza Grillo e Casaleggio? Sablich preferisce parlare di “associazionismo politico di interesse sociale”. Il progetto, qualora prendesse piede, potrebbe portare alla formazione di una lista civica in vista delle elezioni amministrative del 2016.

Bencini, Bocchino, Campanella, Casaletto, De Pin e Orellana: Italia Lavori in corso


La componente più numerosa degli ex MoVimento 5 Stelle in Senato è quella di Italia Lavori in Corso, che comprende Fabrizio Bocchino, Alessandra Bencini, Francesco Campanella, Monica Casaletto, Paola de Pin e Luis Alberto Orellana. Italia Lavori in Corso è una componente parlamentare del Gruppo Misto fondata il 15 maggio 2014 e promossa dai sette senatori per raccogliere tutte quelle persone che, approdate in Parlamento attraverso il Movimento 5 Stelle, ne sono state allontanate per contrasti sorti in merito alla gestione del Movimento da parte di Beppe Grillo, oltre che per la sua linea comunicativa giudicata particolarmente aggressiva. Battista ha mollato la componente quando è entrato nel GAL e quindi in maggioranza.

I quattro cani sciolti: Mastrangeli, Gambaro, Anitori, De Pietro


Quattro cani sciolti non hanno invece preso per ora alcuna decisione riguardo la loro collocazione politica. Si tratta del senatore Marino Mastrangeli, di Adele Gambaro (famosa per l’intervista a Sky che provocò la cacciata in diretta), Fabiola Anitori e Cristina De Pietro, la genovese che ha mollato qualche settimana fa, dopo l’alluvione. Il governo potrebbe davvero #cambiareverso?

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