Opinioni

Quando Renzi voleva bloccare i contributi UE per i migranti

Il tempo passa ma la politica italiana è un Eterno Ritorno dell’Uguale: anche Renzi minacciava di bloccare i contributi all’Unione Europea se non avesse ricevuto aiuti sui migranti. E anche all’epoca non se ne fece nulla. E ad ascoltare le parole con cui Renzi spiegava la sua posizione all’epoca si sente l’aria di un pericolosissimo dejà-vù: “Gli europei hanno preso un impegno con noi sui migranti per assumersi alcune responsabilità. Non lo fanno? Non c’è problema. Siccome nel 2018 si ridiscute il bilancio dei prossimi anni noi non abbiamo nessun tipo di problematica particolare. Se gli altri non accolgono, noi non contribuiremo a pagare loro tutti i soldi che paghiamo perché noi ogni anno diamo venti miliardi all’Unione Europea e ne abbiamo indietro dodici”. E ancora: “Loro bloccano i porti? E noi blocchiamo i fondi. Questo non è un ricatto, è una constatazione che sarà condivisa dalla maggioranza degli italiani. Noi vogliamo aiutarli in partenza, aiutiamoli a casa loro. Ma – e questo è il punto più interessante – dobbiamo avere il coraggio di dire che o l’Europa fa l’Europa sempre o ne traiamo le conseguenze”.

Come Di Maio, Renzi sbaglia a indicare il totale dei contributi all’Unione Europea (di sei miliardi) e non è una novità visto che da presidente del Consiglio minacciò anche di tagliare i fondi europei ai paesi che non accoglievano i profughi secondo il piano di ripartizione di Bruxelles. L’uscita del video invece risale al 7 luglio 2017, quando Renzi non era più presidente del Consiglio ma era già finito nei guai per la frase sull’«aiutiamoli a casa loro» tratta dal suo libro e cancellata dalla pagina del Partito Democratico dopo le proteste degli iscritti. Per quanto riguarda la minaccia, mai concretizzatosi, per Renzi vale quanto detto a proposito di Salvini e Di Maio: l’Italia ha l’obbligo legale di versare i soldi al bilancio Ue. Se si rifiutasse di pagare parte del suo contributo, in proporzione a quanto spende sui migranti, l’ammanco sarebbe coperto dai fondi d’emergenza Ue ma l’Italia sarebbe portata di fronte alla Corte di giustizia e condannata a ripagare, con pesanti interessi, quanto anticipato da Bruxelles. Se invece sospendesse completamente i versamenti, di fatto si metterebbe fuori dall’Europa, con conseguenze come l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato riservata a chi viola i principi della Ue. E la prospettiva di finire fuori dall’Unione Europea.

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