Economia

Cosa succede se l’Italia non versa i contributi europei

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«Sarebbe un’azione unilaterale senza precedenti che comporterebbe azioni e sanzioni da parte della Ue». Il docente di Economia della Luiss Giuseppe Di Taranto spiega al Corriere della Sera cosa accadrebbe se il governo italiano tagliasse davvero i fondi all’Unione Europea come minacciato dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio l’altroieri in piena trance agonistica per la nave Diciotti.

Cosa succede se l’Italia non versa i contributi europei

I contributi europei ammontano per l’Italia a 14 miliardi di euro anche se Di Maio ha parlato di 20 miliardi versati ogni anno all’Europa, dimostrando così di essere ben lontano dalla comprensione della realtà del problema. Di questi 14, 11 tornano indietro sotto forma di fondi strutturali, di coesione e agricoli. I soldi servono allo sviluppo delle regioni meno ricche, a partire da quelle del Sud. I contributori netti sono i Paesi più grandi o più ricchi. Oltre all’Italia sono Germania, Francia, Regno Unito, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia, Lussemburgo, Danimarca e Cipro. A beneficio dei meno sviluppati, come Ungheria e Polonia che con i fondi Ue hanno rilanciato le loro economie ma che, nonostante l’alleanza politica con Salvini, frenano sui migranti e impediscono un accordo sulla ridistribuzione dei richiedenti asilo. Una situazione di stallo politico che lo stesso Salvini e Giorgia Meloni contribuiscono a rendere forte con il loro appoggio politico, con il risultato concreto di lasciare i richiedenti asilo in Italia che è il paese di primo approdo.

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I contributi UE e i contributori netti (infografica da: Twitter)

L’Italia ha l’obbligo legale di versare i soldi al bilancio Ue. Se si rifiutasse di pagare parte del suo contributo, in proporzione a quanto spende sui migranti, l’ammanco sarebbe coperto dai fondi d’emergenza Ue ma l’Italia sarebbe portata di fronte alla Corte di giustizia e condannata a ripagare, con pesanti interessi, quanto anticipato da Bruxelles. Se invece sospendesse completamente i versamenti, di fatto si metterebbe fuori dall’Europa, con conseguenze come l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato riservata a chi viola i principi della Ue. E la prospettiva di finire fuori dall’Unione Europea: esattamente quello che Di Maio e Salvini hanno detto di non voler fare a più riprese.

La minaccia di non far passare il bilancio UE

Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo aver appreso che il ricatto sulla Diciotti non ha sortito effetti, ha rilasciato una dichiarazione roboante e immaginifica il cui significato va in qualche modo decriptato:  “Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti. Bene. Se questi sono i “fatti” vorrà dire che l’Italia ne trarrà le conseguenze e, d’ora in poi, si farà carico di eliminare questa discrasia perseguendo un quadro coerente e determinato d’azione per tutte le questioni che sarà chiamata ad affrontare in Europa”. Come si nota a prima vista, la dichiarazione impegna tante parole per non dire niente, visto che non spiega in concreto quali opzioni ha l’Italia per “sollecitare” la UE sui profughi e i naufraghi. Ma in realtà una minaccia concreta è risuonata nelle dichiarazioni di ministri e viceministri: bloccare il nuovo bilancio dell’Unione Europea in discussione in questi giorni, per l’approvazione del quale ci vuole l’unanimità. Un tentativo in tal senso venne effettuato anche dal governo Renzi nell’ottobre 2016.

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Quando Renzi minacciava di bloccare il bilancio UE (Fonte: Twitter)

Se l’Italia blocca il bilancio UE, però, mette in pericolo i fondi europei che vanno al Sud e non avrà nessun vantaggio economico e politico nella questione dei naufraghi e dei richiedenti asilo. Insomma, la situazione sembra proprio quella del marito che per far dispetto alla moglie si taglia i testicoli. O quella dell’Americano a Roma, che va al Colosseo e minaccia di buttarsi di sotto: il rischio è che qualcuno cominci a dire “buttati, così la finiamo“.

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