Economia

Come funziona il reddito minimo in Europa

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Il Sole 24 Ore pubblica oggi un articolo a firma di Davide Colombo che mette insieme i modelli di minimum income europei dopo l’annuncio di Macron sul reddito universale di attività in Francia e i movimenti intorno al reddito di cittadinanza in Italia.

La mossa di Macron s’inserisce in questo solco e in parte sembra seguire la riforma lanciata in Inghilterra nel 2013 e giunta a regìme l’anno scorso con l’Universal credit, un sostegno assistenziale di ultima istanza che unifica ben sei sussidi preesistenti che riguardavano la disoccupazione di lunga durata, la famiglia, l’housing sociale, l’invalidità e altro.

I beneficiari dell’aiuto sono vincolati a un accordo con lo Stato, un impegno minimo di 35 ore settimanali di ricerca attiva dei un lavoro coadiuvati e controllati dai Job center. Tra il 2010 e il 2016 gli schemi di reddito minimo sono stati riformati in altri otto paesi dell’Ue (oltre all’Italia, che è passata dalla vecchie social card al Sia e al successivo Reddito di inserimento) anche in Olanda, Danimarca, Slovenia, Ungheria, Finlandia, Germania e, appunto, nel Regno Unito.

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Il reddito minimo in Europa e in Italia (Il Sole 24 Ore)

In tutti i casi sono stati perseguiti gli obiettivi poi fissati nella Risoluzione del Parlamento europeo dell’anno scorso: maggiore condizionalità del sussidio, semplificazione dei diversi programmi di assistenza esistenti, migliore regolamentazione e organizzazione dei programmi (la prima centralizzata l’altra gestita a livello locale), un efficace monitoraggio degli obiettivi conseguiti, soprattutto in termini di nuova occupazione.

Nel caso tedesco, per esempio, si destina il reddito minimo solo a chi è in grado di ritornare sul mercato del lavoro e ai familiari conviventi, mentre per gli altri casi di disagio sono stati potenziati sussidi diversi. Altro aspetto cruciale è l’importo dell’assegno che, se troppo elevato, rischia di innescare effetti perversi di disincentivo a cercare effettivamente un impiego (in Germania l’assegno è di 400 euro più 350 per il coniuge).

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