Economia

Niente reddito di cittadinanza il primo gennaio 2019

laura castelli ordine dei commercialisti - 1

Era il 30 agosto 2018 e la sottosegretaria all’Economia senza deleghe Laura Castelli in un’intervista al Fatto Quotidiano annunciava per il primo gennaio 2018 il reddito di cittadinanza. A domanda precisa di di Stefano Feltri (“A gennaio 2019 ci sarà qualcuno che riceverà una cosa che si chiama reddito di cittadinanza”) la sventurata rispondeva con un monosillabo preciso e inequivocabile: “Sì”.

Niente reddito di cittadinanza nel gennaio 2019

Sono passati 15 giorni precisi e Laura Castelli ha rilasciato oggi un’altra intervista, stavolta a Ilario Lombardo della Stampa: con l’eleganza tipica (si fa per dire) di chi sa che i giochi di parole sono fondamentali in politica – specialmente quando non c’è nessun bambino a esclamare che il re è nudo – annuncia che a gennaio 2019 non ci sarà qualcuno che riceverà una cosa che si chiama “reddito di cittadinanza”:

Allora cerchiamo di parlare un po’ di fatti. Farete il reddito di cittadinanza nel 2019?
«Come promesso. Partiremo il primo gennaio con le pensioni di cittadinanza, portando le minime a 780 euro. Intanto ci occuperemo della riforma dei centri per l’impiego. Abbiamo calcolato che ci vogliono 3-4 mesi. Successivamente partirà il reddito di cittadinanza».

Maggio-giugno, dunque. Giusto in tempo per la campagna delle Europee. Un’operazione pre-elettorale simile a quella che fece Renzi nel 2014. Allora voi parlaste di mancia e voto di scambio.
«Quella è stata davvero una mancetta che non ha creato consumo. La nostra è una proposta strutturale ed è importante farla partire appena possibile, non per motivi elettorali ma perché gli italiani ne hanno bisogno».

La platea quale sarà?
«Quella prevista dal contratto. Tutti coloro che sono al di sotto della soglia di povertà».

LAURA CASTELLI REDDITO DI CITTADINANZA

Vi costerà un sacco di miliardi, sicuri di trovarli?
«Costerà 10 miliardi, ovviamente considerando le pensioni che partono a gennaio».

Ci dica dove li trovate.
«Le risorse ci sono. Alcune sono quelle già esistenti nel bilancio dello Stato, altre saranno frutto delle razionalizzazioni delle misure di sostegno al reddito che oggi non funzionano. Infine ci sono le coperture che avevamo indicato nel programma».

Reddito o pensione di cittadinanza?

La risposta di Castelli va indagata nel merito per essere compresa appieno. La pensione “di cittadinanza” non è il reddito di cittadinanza annunciato dai grillini in campagna elettorale, ma è un provvedimento che prevede l’innalzamento della soglia delle pensioni minime a 780 euro con i soldi delle cosiddette “pensioni d’oro”, secondo uno schema che vede concordi Lega e MoVimento 5 Stelle (il Carroccio invece non adora il reddito di cittadinanza) nel taglio delle pensioni più onerose e non legate ai contributi versati per riversare i risparmi sulle minime. Attenzione, però: la Lega e il M5S non hanno ancora trovato l’accordo su chi deve essere il destinatario dei tagli e quindi non sanno con certezza ancora quanti saranno i destinatari e l’esatto conquibus.

pensione di cittadinanza a chi spetta
A chi spetta la pensione di cittadinanza (Il Sole 24 Ore, 17 agosto 2018)

Ma una certezza ad oggi c’è: il pensionato a cui verrà alzata la pensione non dovrà iscriversi al centro per l’impiego né cercare lavoro. Siccome la ratio del reddito di cittadinanza, secondo i grillini, non è mai stata l’assistenzialismo ma la ricerca di un lavoro per i disoccupati, ecco che possiamo affermare con certezza che a parte il nome che finisce con un “di cittadinanza” non c’è alcun tipo di legame tra la pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza, a differenza di quello che tenta di far credere la Castelli con i giochini di parole di cui i grillini sono maestri a causa della scarsa tendenza alla comprensione del testo da parte degli elettori.

Il reddito a maggio, ma forse a settembre

Invece il reddito di cittadinanza non arriverà (nel senso che non sarà percepito dagli aventi diritto) a gennaio, perché, come del resto era ampiamente previsto al netto delle sparate propagandistiche del MoVimento 5 Stelle, prima bisognerà avviare la famosa riforma dei centri per l’impiego, per la quale, secondo lo stesso Di Maio che lo ha detto alla vigilia delle elezioni a Porta a Porta, ci potrebbero volere mesi se non un anno. Era giusto quanto anticipato dai giornali nei giorni scorsi: da maggio o nel secondo semestre del prossimo anno scatterà il percorso per garantire (risorse permettendo) a tutti gli oltre 5 milioni di cittadini al di sotto della soglia di povertà l’assegno da 780 euro. In questo caso il costo sarebbe di circa 5 miliardi o poco più, che porterebbe a quota 9-10 miliardi l’onere complessivo della misura, da coprire, oltre che con l’assorbimento delle risorse destinate al reddito di inclusione, anche con fondi Ue non solo pescando dal Fse.

reddito di cittadinanza
Reddito di cittadinanza: le differenze con il REI e il confronto con il resto d’Europa (Corriere della Sera, 3 settembre 2018)

Secondo la Castelli la misura assorbirà il REI e i sussidi ambientali, e lo stanziamento dimezzato (5 miliardi) dipende dal fatto che quando entrerà in vigore mancheranno sei mesi alla fine dell’anno: questo significa che nel 2019 lo stanziamento dovrà essere raddoppiato. Ah, in ultimo: sinceramente non si capisce perché ci siano tutti questi problemi a vararlo da subito e per tutti gli aventi diritto, visto che i grillini nella scorsa legislatura gridavano ai quattro venti (e in tutte le trasmissioni tv, dove personaggi di chiara attendibilità come Massimo Giannini a Ballarò riconoscevano: “avete fatto un gran lavoro”…) di avere già tutte le coperture con tanto di bollinatura. Cos’è successo nel frattempo?

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