Economia

Reddito di emergenza: un bonus da 1600 euro per sei milioni

L’esecutivo intende movimentare fondi per 10 miliardi allo scopo di garantire un bonus da 1600 euro su due mensilità (aprile e maggio) a sei milioni di cittadini. Il REM, nelle intenzioni del governo, servirà a sostenere i lavoratori privi di ammortizzatori sociali e reddito

reddito di emergenza

Ieri abbiamo parlato del REM, ovvero il reddito di emergenza che il governo sta pensando di mettere in campo per lavoratori precari e irregolari nell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19. Oggi il Messaggero fa sapere che l’esecutivo intende movimentare fondi per 10 miliardi allo scopo di garantire un bonus da 1600 euro su due mensilità (aprile e maggio) a sei milioni di cittadini. Il REM, nelle intenzioni del governo, servirà a sostenere i lavoratori privi di ammortizzatori sociali e reddito ma c’è qualche resistenza da parte del ministero dell’Economia soprattutto sulle stime dei lavoratori in meno:

«La situazione è esplosiva – ragiona una fonte del ministero dell’Economia – e dobbiamo dare una risposta ai bisogni primari degli italiani che non dispongono di alcun paracadute socio-economico». Per i dipendenti c’è la cassa integrazione, per gli autonomi il Fondo di 600 euro (che potrebbe salire fino a quota 800), ma per i precari, chi è finito nelle secche della crisi, nulla. In taluni casi c’è il Naspi, ma si tratta di una misura giudicata insufficiente considerata la gravità della situazione che il Paese sta vivendo. L’ipotesi che si sta facendo strada con forza, tra l’altro, è quella di estendere il Rem anche ai commercianti che hanno chiuso bottega, o che non la riapriranno più a causa del Coronavirus. Si parla di centinaia di migliaia di attività, magari già in bilico, alle quali il virus ha dato il colpo definitivo. «Dobbiamo guardare anche a loro» spiegano dal dicastero di Via XX Settembre.

All’interno del quale si ragiona sul meccanismo attraverso il quale erogare i soldi. E’ fuori strada, secondo quanto filtra, la creazione di una sessione apposita all’interno del Reddito di cittadinanza. L’idea sarebbe quella di utilizzare il canale dell’Inps. Ovviamente semplificando le pratiche. Per accedere al Reddito di emergenza dovrebbe bastare una semplice autocertificazione di non avere altri mezzi di sussistenza. I controlli ci sarebbero solo in seguito. insieme all’Agenzia delle Entrate, comunque sarebbe in grado di incrociare nelle sue banche dati se i richiedenti già ricevono altri sussidi o pensioni a carico dello Stato. Difficile, evidentemente, tracciare chi è in nero o si trova comunque ai margini.

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Come si vede, anche il governo si muove sulla scia delle proposte lisergiche di Giorgia Meloni, che odia il reddito di cittadinanza ma vuole dare mille euro a tutti e controllare soltanto a posteriori se chi lo ha percepito ne ha diritto. Secondo il Messaggero l’ipotesi più probabile è dl accreditare i soldi direttamente sui conti dei beneficiari, ma il pagamento potrebbe avvenire anche tramite la carta del reddito di cittadinanza, anche per limitare gli acquisti ai beni alimentari e di prima necessità. Tra i beneficiari certi figurerebbe chiunque avesse un qualche reddito lo scorso anno e adesso lo ha perso, si tratti sia di Naspi, di pensione, di cassa integrazione o di uno stipendio. Ma per non tagliare fuori chi ha lavorato in nero, magari sotto ricatto del suo datore i vincoli potrebbero essere ulteriormente allargate. Potrebbero cadere persino alcuni requisiti patrimoniali, come quello delle seconde case o dei 6 mila euro di deposito sul conto corrente.

Nel dettaglio, il Rem sarà indirizzato, oltre che ai commercianti, anche a badanti, babysitter, colf e agli stagionali come bagnini, camerieri, addetti alle pulizie e animatori turistici, che non rientrano per vane ragioni sotto altre tutele. Ovviamente il sussidio cercherà di aiutare anche i fast job: i contrattisti a giorni, settimane e qualche mese. Chi lavora al progetto spiega che il sussidio, che dunque dovrebbe toccare circa 800 curo, sarà messo all’altezza di quello che spetta ai lavoratori autonomi in forza dell’articolo 44 del decreto “Cura Italia” che permette di erogare un reddito »di ultima istanza» per redditi entro 50 mila curo e per chi ha avuto un calo di fatturato del 33% nella crisi attuale.

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