Economia

Sorpresa! Il Reddito di Cittadinanza sarà sospeso a 100 mila famiglie

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Secondo l’ex senatrice M5S Roberta Lombardi il risultato delle regionali in Umbria sarà destinato a ripetersi anche in Emilia Romagna «se il reddito di cittadinanza non sarà accompagnato da efficaci politiche attive del lavoro ancora purtroppo al palo». La consigliera regionale del Lazio si stupisce che in quattordici mesi poco sia stato fatto sul fronte del RdC e che «sia ancora in stand by un’infrastruttura fondamentale di questo rivoluzionario disegno come il portale unico dell’Agenzia Nazionale del Lavoro». Ma non risulta che la Lombardi si sia lamentata in quest’ultimo anno e mezzo, e tutti sapevano dal principio che far partire l’erogazione del sussidio senza avere pronta l’infrastruttura necessaria non avrebbe avuto alcuna utilità.

Una famiglia su dieci perderà il Reddito di Cittadinanza

Ma c’è anche un altro problema per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, che per come è ora non ha creato un solo posto di lavoro (ad eccezione dei Navigator assunti a tempo determinato). Quel problema è rappresentato dalla sospensione del sostegno al reddito per circa il 19% dei beneficiari.  Si tratta complessivamente di  quasi 100 mila famiglie che non avendo risposto entro il 21 ottobre al SMS in cui l’INPS chiedeva di integrare la domanda ora non sarà possibile l’elaborazione nei tempi utili per la liquidazione della rata di Rdc/Pdc spettante per la mensilità di ottobre. «Per chi effettuerà l’aggiornamento dopo il 21 ottobre – scriveva l’Istituto di previdenza in una nota –  la prestazione resterà sospesa sino all’acquisizione della dichiarazione».

 

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Stando a quanto riferisce il Corriere della Sera una buona fetta di coloro che non hanno integrato la dichiarazione fatta a marzo sarebbero cittadini di origine straniera (circa 53mila nuclei familiari). E potrebbe anche darsi che coloro che non hanno integrato la domanda non lo possano più fare perché nel frattempo il Governo ha cambiato i requisiti di accesso al RdC rendendoli più stringenti, soprattutto per i cittadini extracomunitari. In fase di conversione del Decreto che ha istituito il RdC infatti prevede infatti che nell’integrazione della domanda i beneficiari debbano indicare se nel nucleo familiare ci sono persone che sono disoccupate in seguito a dimissioni volontarie, agli arresti o condannate in via definitiva.

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Per gli extracomunitari la questione invece è ancora più complicata perché per gli stranieri – ad eccezione di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato politico per i quali è impossibile –  è richiesta un’ulteriore certificazione «prodotta dall’autorità estera competente, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana» (qualcosa di già visto a Lodi per il caso delle mense scolastiche). In teoria i cittadini di «Stati non appartenenti all’Unione europea nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni» avrebbero dovuto essere esentati dal presentare la domanda integrativa in doppia lingua. Ma il Ministero del Lavoro (quello retto da Di Maio) non ha mai dato corso al decreto attuativo con il quale avrebbero dovuto essere individuati quei Paesi stranieri. Di fatto tagliando fuori un numero imprecisato di beneficiari extracomunitari del RdC. Nel complesso l’INPS stima che in virtù dell’integrazione e della mancata integrazione il numero dei beneficiari scenderà intorno agli 850mila nuclei familiari (rispetto al milione e 248 mila stimato dal governo). Di pari passo dovrebbe scendere anche la spesa per lo Stato con un risparmio di almeno un paio di miliardi di euro rispetto ai 5,6 miliardi stanziati per il 2019.

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