Economia

L’effetto del Reddito di Cittadinanza sul lavoro? Zero

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Il Reddito di Cittadinanza? Fino ad oggi non è servito a far aumentare il tasso di occupazione. Lo scrive nero su bianco il Ministero dell’Economia nella Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) pubblicata nei giorni scorsi. Il motivo? Il RdC è partito prima che tutta la struttura per far trovare lavoro ai disoccupati e ai beneficiari del sussidio fosse pronta. In buona sostanza: Luigi Di Maio ha lanciato il Reddito di Cittadinanza troppo presto, e così i percettori si sono trovati a ricevere gli accrediti sulla famosa card senza che lo Stato fornisse gli strumenti per trovare lavoro.

Il Reddito di Cittadinanza non funziona

Partiamo da quello che scrive il Ministero nella NADEF. Innanzitutto la riduzione del tasso di disoccupazione, che c’è stata, «riflette principalmente il miglioramento del mercato del lavoro riscontrato nei primi sette mesi dell’anno in corso». Un miglioramento che non è dovuto all’erogazione del RdC (che è iniziata poco prima delle elezioni europee): «dai dati dell’indagine sulle forze di lavoro non emerge ancora pienamente l’incremento del tasso di partecipazione che sarebbe dovuto scaturire dall’adesione al reddito di cittadinanza e dal conseguente patto per il lavoro».

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Il problema è appunto che i percettori del RdC non hanno ancora firmato il patto per il lavoro quindi di fatto anche volendo non possono partecipare ai corsi di formazione, non sono ancora seguiti dal “navigator” e non hanno ricevuto in tutti questi mesi nessuna delle tre offerte vincolanti rifiutate le quale perderebbero il diritto a ricevere il sussidio. Di fatto lo Stato in questi mesi ha erogato il Reddito di Cittadinanza senza chiedere nulla in cambio. Secondo il MEF il problema è appunto il fatto che la completa attuazione della misura fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle sta avvenendo con un certo ritardo rispetto alla previsione iniziale

Perché il Reddito di Cittadinanza non crea lavoro?

Di conseguenza, si legge nella NADEF «l’incremento del tasso di partecipazione che nel DEF era stato attribuito principalmente al primo anno di entrata in vigore del provvedimento, è stato ora traslato in parte anche sul 2020, attraverso un moderato incremento del tasso di crescita delle forze lavoro». Nelle previsioni del MEF questo significa che il tasso di disoccupazione aumenterà al 10% per poi ridursi al 9,5% entro il 2022.

A contribuire al problema anche la completa inefficacia di Quota 100 nel favorire il ricambio generazionale e le nuove assunzioni. Come evidenziava ieri Francesco Seghezzi di ADAPT la misura ha fallito perché nella fascia 15-24 non è stato creato nessun nuovo posto di lavoro, anzi il tasso di occupazione è sceso di 0,1 punti percentuali.

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Ma l’impatto sull’occupazione non è l’unico effetto mancato del RdC. Nel DEF del governo Conte 1 era scritto che il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 sarebbero servite a rilanciare i consumi perché avrebbero messo dei soldi in tasca delle famiglie italiane. Non è stato così. Anche perché il numero delle adesioni per il RdC e Quota 100 è stato inferiore alle ipotesi. Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza i dati disponibili ad agosto indicano che su un totale di 1,5 milioni di domande presentate «in termini di nuclei familiari, i percettori ammontavano già a circa 922 mila» dei quali 122 mila destinatari della Pensione di Cittadinanza. Complessivamente i beneficiari del RdC è di poco superiore ai 2 milioni di italiani (laddove il M5S aveva promesso un RdC per nove milioni di cittadini)

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E così mentre un paio di giorni fa Luigi Di Maio e il MoVimento 5 Stelle festeggiavano il calo della disoccupazione e della disoccupazione giovanile gli ultimi dati ISTAT sottolineano invece un aumento del tasso degli inattivi (coloro che sono disoccupati e non cercano lavoro). Per quanto riguarda la fascia 15-24 siamo al 74% (+1% rispetto a luglio) mentre nella fascia 25-34 il valore si assesta al 26,7%. Nel complesso l’Istituto di statistica rileva che la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni ad agosto è in aumento (+0,6%, pari a +73 mila unità a fronte di una diminuzione dei disoccupati di 87 mila unità) e che il tasso di inattività sale al 34,5% (+0,2 punti percentuali).

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