Opinioni

Un reddito di cittadinanza europeo contro la crisi del Coronavirus

Pino Arlacchi sul Fatto Quotidiano oggi propone il People’s Quantitative Easing, cioè, il trasferimento di una somma consistente dalla BCE ai cittadini europei per acquistare beni e servizi entro un dato periodo di tempo. Non si tratta di una nuova proposta, ma vista la situazione per l’economia europea con la crisi del Coronavirus non è strano che torni d’attualità e qui lo paragoniamo a un reddito di cittadinanza (vero, ovvero che spetta a tutti i cittadini mentre quello che viene chiamato così in Italia in realtà è più corretto definirlo reddito minimo garantito) ma su scala europea.

È venuto allora il momento di porsi una domanda. Perché non usare questo strumento in una direzione diversa, in grado di avere un impatto anti-crisi grandemente superiore? Mi riferisco a quello che viene chiamato il people’s quantitative easing, il QE democratico, che consiste nel trasferimento diretto, dalla Bce ai cittadini, di una somma consistente, da spendere nell’acquisto di beni e servizi entro un dato periodo di tempo.

Una specie di “assegno europeo”, da reiterare mensilmente per uno o due anni, ai cittadini dell’Eurozona. Un bonus, non un prestito, che non verrebbe a gravare sui bilanci degli Stati e delle famiglie e non ne aumenterebbe l’indebitamento. Non esistono ostacoli giuridici di rilievo a questa misura. Si tratta solo ditrasferire direttamente ai cittadini consumatori risorse destinate finora solo alle banche, e capaci di stimolare subito l’economia.

reddito di cittadinanza europeo people's quantitative easing

Una misura temporanea, che potrebbe creare anche quel po’di inflazione ricercata da tempo e senza successo dalla Bce. Quanto costa l’assegno europeo? Secondo l’economista di Oxford John Muellbauer, la Bce potrebbe trasferire 500 euro al mese a larga parte dei 275 milioni di adulti dell’eurozona tramite un assegno individuale agli iscritti alle liste elettorali. La cifra totale si aggirerebbe intorno ai 1.500 miliardi di euro all’anno: un colpo di bazooka pari all’11% del Pil dei 19 Paesi interessati. L’assegno europeo contribuirebbe a unificare l’Eurozona perché avrebbe il suo massimo impatto su Italia, Francia e altre nazioni del Sud, il cui Pil potrebbe salire di oltre 2 punti.

C’è il solito problema, obiezione valida anche per il reddito di cittadinanza: se la misura nasce per far lievitare i consumi, rischia però di vedere defalcata una sua quota importante in acquisto di prodotti d’importazione. Fallendo così in parte il suo obiettivo per quanto riguarda l’economia europea (e italiana, nella fattispecie).

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