Opinioni

Le risposte che Grillo e il M5S non hanno dato su Quarto

Il blog di Beppe Grillo ha pubblicato un post dal titolo «Otto domande e otto risposte su Quarto». Il post serve a ricostruire la vicenda di Quarto Flegreo, del sindaco Rosa Capuozzo e dell’ex consigliere a 5 Stelle Giovanni De Robbio, nel frattempo espulso e indagato anche per mafia e serve anche a rispondere all’offensiva lanciata dal Partito Democratico dopo la pubblicazione sulla Stampa di intercettazioni già rese note da Fatto Quotidiano e Repubblica che dipingono il voto che ha portato alla vittoria i 5 Stelle come inquinato dalla camorra. Tra le otto domande ce ne sono un paio che meritano un approfondimento. A cominciare dalla prima:
quarto otto domande 1
Correttamente, il blog di Grilloa differenza di quanto fatto da alcuni parlamentari a 5 Stelle – non dice che il M5S si è mosso prima della magistratura ma afferma che De Robbio è stato espulso prima che diventasse pubblica la notizia della ricezione di un avviso di garanzia. Questo è indiscutibilmente vero, visto che la notizia divenne pubblica il 24 dicembre e l’espulsione era stata comminata il 14 dicembre. Ma qui la risposta dei grillini non è completa. Si omette infatti quanto già ammesso dalla stessa Rosa Capuozzo in un lancio di agenzia ANSA di ieri, ovvero che la sindaca era stata convocata in procura prima del 14 dicembre, evidentemente per parlare proprio di De Robbio. Temporalmente, è subito dopo la convocazione della sindaca in procura (segno quindi che la procura si era già mossa nei confronti di De Robbio) che il consigliere accusato viene espulso, ed è ragionevole pensare che i motivi addotti per l’espulsione («comportamenti palesemente non conformi al programma del MoVimento 5 Stelle») siano riconducibili a quanto saputo dalla Capuozzo in procura. D’altro canto, dell’espulsione di De Robbio, avvenuta il 14, venne data comunicazione in pubblico da parte del M5S soltanto il 24 dicembre dopo la diffusione della notizia dell’avviso di garanzia.  Ma la parte più interessante è quella che riguarda le domande 5, 6 e 7, nelle quali si afferma che il M5S è parte lesa nella vicenda di Quarto. Curiosamente, è la stessa posizione che sostenne Vincenzo De Luca nell’indagine sulla sentenza che lo salvò: nonostante fosse parte lesa nella vicenda – visto che aveva subito un tentativo di ricatto – però De Luca, oggi indagato, si è ben guardato dal denunciare le circostanze che l’avevano portato nella sua situazione.
Più interessante ancora però è quanto si afferma nella domanda 7, dove si spiega che il sindaco non ha denunciato l’ex consigliere «perché non si è mai manifestata una minaccia tale da evidenziare un reato penale (in realtà i “reati” sono sempre “penali”, ndr) nei suoi confronti ma solo pressioni e richieste di tipo politico».
quarto otto domande 2
Il punto della discussione è infatti tutto qui. Secondo quanto raccontato da Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidianoche per primo ha riportato le risultanze dell’indagine di Woodcock su Quarto – infatti la deposizione davanti ai giudici della Capuozzo racconta una storia molto diversa. Attenzione ai dettagli e alle date:

Davanti al pm, la Capuozzo ha reso il 21 e 22 dicembre due deposizioni dal tono diverso. Nella prima, non parla di ricatto. Nella seconda, lo conferma. Il 21 dicembre il sindaco dichiara: “A inizio ottobre De Robbio venne a trovarmi a casa, mi mostrò una foto aerea – non molto chiara – di casa mia sul suo cellulare. Mi disse che c’era un problema urbanistico riguardante la mia abitazione, ma che dovevo stare tranquilla perché dovevo essere meno aggressiva, non dovevo scalciare, dovevo essere più tranquilla con il territorio. Non so dire con certezza se sia la stessa pubblicata poi sul giornale, non era molto chiara… Si presentò poi una seconda volta presso il mio ufficio insieme a un geometra di cui non ricordo il nome. De Robbio fece uscire le persone dalla stanza affermando che doveva tenere una conversazione privata. Rimasti soli, io lui e il geometra, mi disse che il geometra aveva la mia foto nella sua cassaforte, mi spiegò che era una persona molto capace e che poteva essere incaricato della gestione dei condoni edilizi come consulente esterno”. Ma fu o meno ricatto? Ecco la prima versione della Capuozzo: “Preciso che sebbene abbia riferito queste parole non fece alcuna pressione, né ci fu un collegamento diretto da parte sua delle due questioni, ovvero del possesso della foto di casa mia da parte del geometra e del relativo incarico di consulente da assegnare”.

Ora, non so come funzioni dalle vostre parti. Dalle mie se io sono il sindaco e qualcuno mi mostra le planimetrie di casa mia dicendo che queste certificano una mia irregolarità, ma anche che io devo essere “meno aggressivo con il territorio” e “devo smetterla di scalciare”, mi verrebbe l’intuizione che questo qualcuno stia cercando di ricattarmi. E non mi sentirei nemmeno particolarmente intuitivo dopo esserci arrivato. Evidentemente però la Capuozzo avrà avuto i suoi buoni motivi per non sentirsi oggetto di un tentativo di ricatto. Ma ascoltiamo la seconda deposizione, così com’è stata riportata dal Fatto e non smentita dalla Capuozzo:

Il pm la risente il giorno dopo, vuole precisazioni e chiarimenti. Il tenore delle risposte cambia. “Quando De Robbio mi diceva che non dovevo ‘essere aggressiva con il territorio’, intendevo dire che De Robbio pretendeva che io lo coinvolgessi nelle scelte dei capo settori e degli assessori, non condivideva che li avessi scelti da sola per giunta individuando persone estranee a Quarto. Lui pretendeva di essere coinvolto nella predisposizione del piano regolatore. Io ho capito che ci sono interessi enormi”. E conferma che De Robbio voleva far assumere il figlio di Mario Ferro (ex esponente Pd, ndr) al cimitero, e che voleva presentargli degli imprenditori amici cui affidare la gestione dello stadio. Ed ecco la questione della foto. Dice la Capuozzo: “E’ evidente che facendomi vedere le foto della casa di mio marito intendeva ‘controllarmi’, in questo senso anche io stessa ho usato il termine ‘ricatto’”. E fa il nome del geometra che la custodiva in cassaforte, che il giorno prima non ricordava: Giulio Intemerato. “Devo ammettere – aggiunge – che in particolare la terza volta in cui De Robbio mi ha fatto vedere le foto ho percepito fino in fondo la sua intimidazione, ed ero davvero esasperata… ammetto di aver paura di De Robbio, ho paura che possa arrivare alle mani”.

Come si concilia la frase “non si è mai manifestata una minaccia tale da evidenziare un reato nei suoi confronti ma solo  richieste di tipo politico” con la frase “ammetto di aver paura di De Robbio, ho paura che possa arrivare alle mani”? Evidentemente non si conciliano. E c’è da ricordare che il sindaco avrebbe dovuto denunciare il consigliere se avesse avuto sentore di essere ricattata per la storia della planimetria. Ma come è andata veramente lo sapremo soltanto alla fine dell’indagine di Quarto. Per adesso ci basta sapere che come capita ad altri a giudicare dalle risposte il M5S parrebbe non aver capito bene le domande che si è fatto.
Edit: è incredibile che su questa storia un’analisi quasi condivisibile arrivi da un insospettabile (di analisi condivisibili) come Roberto Calderoli

“Sulla polemica rovente scoppiata intorno alla giunta pentastellata del comune napoletano di Quarto forse andrò contro corrente ma, anche se lo stesso trattamento è stato usato nei nostri confronti in passato, ritengo che le colpe di un singolo, in questo caso un consigliere comunale già espulso, non possano ricadere su tutto il movimento: se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare ma cercare di sputtanare i ‘grillini’ con polemiche del genere non mi piace e non lo accetto”. Lo afferma Roberto Calderoli, senatore della Lega Nord. “Una forza politica – prosegue – va battuta sui contenuti, ovvero sui non contenuti che il Movimento 5 Stelle propugna, e non con le polemiche per le colpe dei singoli. Sarebbe utile però che lo stesso principio valga per tutti. E comunque chi è senza peccato lanci la prima pietra…”.

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano