Economia

I timori di uscita dall’euro ci costano 1,5 miliardi

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La differenza nei premi da pagare per ottenere la copertura dei due diversi contratti assicurativi (Cds 2003 e Cds 2014) dà la misura di quanto gli investitori pensano che un Paese rischi davvero di uscire dall’euro. Quello scarto ieri era di 0,18% per la Spagna e 0,91% per l’Italia, su un orizzonte di cinque anni. Questo, spiega oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera, deriva dal cosiddetto «rischio di ridenominazione»: il sospetto, diffuso fra i suoi creditori, che la Repubblica italiana nei prossimi sessanta mesi finisca per uscire dall’euro e tenti di rimborsare quasi tutti gli investitori in deprezzatissime «nuove» lire.

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Il confronto BTP-Bonos spagnoli (Corriere della Sera, 11 giugno 2019)

Proprio in virtù di questo fenomeno la Spagna paga attualmente interessi molto più bassi dell’Italia.

Circolano infatti sul mercato alcuni titoli derivati di due categorie simili ma diverse fra loro: i primi assicurano il sottoscrittore contro l’insolvenza di un Paese, i secondi anche contro l’ipotesi di uscita dall’euro. Questi ultimi offrono un ombrello più largo, come fossero una polizza contro furto e incendio e non solo contro il furto.

La differenza nei premi da pagare per ottenere la copertura dei due diversi contratti assicurativi (Cds 2003 e Cds 2014) rivela quanto probabile è, per gli investitori, che un Paese esca dall’euro in futuro. Quello scarto di costo ieri era di 0,18% per la Spagna e 0,91% per l’Italia, su un arco di cinque anni.

Dunque se il governo di Roma offrisse le stesse certezze di voler restare nell’euro che dà Madrid solo nel 2019 pagherebbe 1,5 miliardi di interessi in meno sul nuovo debito che emette.

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