Economia

Iva, deficit, flat tax: quanto costa la Grande Manovra gialloverde

25 miliardi servono per disinnescare le clausole di salvaguardia IVA e per le spese indifferibili come le risorse militari; 7,2 miliardi sarebbero oltremodo necessari per la correzione dello 0,6% del deficit strutturale, anche se Tria non lo ha ancora capito

E’ la somma che fa il totale, direbbe Totò: 25 miliardi servono per disinnescare le clausole di salvaguardia IVA e per le spese indifferibili come le risorse militari; 7,2 miliardi sarebbero oltremodo necessari per la correzione dello 0,6% del deficit strutturale, anche se Tria non lo ha ancora capito e ha proposto lo 0,2. Enfìn, ci sono i 17 miliardi per la flat tax secondo le ultime formulazioni fornite dalla Lega. Il conto paro è 49,2 miliardi e lo fa oggi Repubblica in un articolo a firma di Roberto Petrini:

È vero che chi ha un reddito sopra i 50 mila euro resta con la vecchia progressività e dunque, rispetto ai precedenti progetti leghisti e al contratto di governo, la flat tax è molto mitigata. Ma è vero anche che, sotto i 50 mila, chi ha i redditi più bassi si avvantaggia di poco e chi si avvicina al tetto si avvantaggia di molto.

Secondo i calcoli di Massimo Baldini dell’Università di Modena, che ha appena pubblicato per il Mulino, un libro che si chiama “Flat tax. Parti uguali tra diseguali?”, una famiglia che ha un reddito tra i 10 e i 20 mila euro avrà un beneficio dell’1,2 per cento, mentre una che ha un reddito tra i 40 e 50 mila godrà di un beneficio del 4,9 per cento. Attenzione, perché riformare la tassazione per le famiglie sotto i 50 mila euro vuol dire investire l’81,5 per cento delle famiglie italiane, dunque quasi tutta la platea dei contribuenti.

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Flat tax, quanto costa (La Repubblica, 2 giugno 2019)

Inoltre ci sono altri problemi che attengono alla base imponibile “familiare” che non sono propriamente relativi al concetto di flat tax. Come abbiamo detto chi resta sotto i 50 mila lordi familiari ci guadagna: quindi in un nucleo dove lavorano in due ci sarà la tendenza a rimanere sotto la soglia. Gli effetti possono essere il lavoro nero, lo scoraggiamento all’impiego femminile, il disincentivo a fare straordinari o semplicemente a guadagnare di più. Inoltre, altro svantaggio, si verrebbe a creare differenza tra famiglie con un solo componente che lavora e quelle dove lavorano entrambi i coniugi. Mettiamo due famiglie che hanno lo stesso reddito complessivo di 40 mila euro, ma in una deriva da un solo stipendio e nell’altra da due da 20 mila. È ovvio che per il monoreddito il “salto” dal sistema di aliquote progressive al 15 per cento sarebbe più vantaggioso che per i due lavoratori della famiglia bireddito da 20 mila che avrebbero un beneficio più esiguo.

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