Economia

Fattura elettronica: la proroga è possibile?

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La fattura elettronica è in mezzo a noi, ma in pochi la amano. L’Associazione Nazionale dei Commercialisti ad esempio il 14 dicembre ha depositato un ricorso (respinto) presso il Tribunale di Roma per chiedere una proroga dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica. La ragione del ricorso era il timore che la privacy dei contribuenti potesse essere compromessa. Altri titolari di Partita Iva invece sono alle prese con le difficoltà dovute ai malfunzionamenti del nuovo sistema di registrazione delle fatture anche se secondo l’Agenzia delle Entrate invece è tutto regolare.

Quanto costerebbe la proroga dell’obbligo di fatturazione elettronica

Come è noto il governo Conte con il Decreto Fiscale 119/2018 ha deciso di non prorogare ulteriormente l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati e verso la Pubblica Amministrazione confermando quanto disposto dalla legge 205/2017, la legge di bilancio 2018 varata dal governo Gentiloni. L’arrivo della fattura elettronica serve a recepire la Direttiva 2014/55/UE del 16 aprile 2014 che introduceva l’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti tra privati e PA e la fattura elettronica europea. Obblighi che a partire dal 2020 saranno in vigore per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Ad ottobre 2017, la Commissione Europea ha inoltre varato un complessivo programma di riforma della disciplina IVA.fattura elettronica proroga meloni - 1

C’è chi come Fratelli d’Italia ora chiede al governo di prorogare  l’introduzione dell’obbligo al 2022, quindi tra quattro anni. Secondo il partito di Giorgia Meloni la fatturazione elettronica è un “Grande Fratello Fiscale” ed è molto semplice fermarlo: basta un decreto del governo. Ma c’è un problema. Il Governo infatti ha stimato 1,97 miliardi di euro di gettito nella lotta all’evasione fiscale condotta grazie ai nuovi sistemi di fatturazione. Uno studio della Commissione Europea ha infatti evidenziato come l’evasione dell’IVA costituisca una voce importane nella perdita delle entrate per gli Stati membri (150 miliardi di euro nel 2016). A questa cifra si aggiunge un altro miliardo di euro derivante dall’obbligo di invio telematico dei corrispettivi. Un eventuale decreto di proroga dovrebbe quindi fare fronte, solo per l’anno in corso, alla necessità di trovare i quasi due miliardi di euro necessari a coprire il rinvio. Ci sono poi anche i risparmi per le imprese che adottano il nuovo sistema, stando alle stime dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica eCommerce B2b consistono in una «una razionalizzazione degli spazi e dei processi di ricerca e trasmissione dei documenti con un risparmio compreso fra 2 e 4 euro a fattura, potendo recuperare l’investimento iniziale nell’arco di due anni».

La fattura elettronica e la lotta all’evasione fiscale

«Se le date dovessero slittare – chiedevano tempo fa gli iscritti all’Unione dei giovani dottori commercialisti – il governo sarebbe in grado di reperire delle risorse finanziarie alternative?». Una bella domanda alla quale i sostenitori della proroga però non sanno rispondere. Se il governo del Popolo quei soldi non li ha trovati significa che non ci sono. Oppure se ci sono si è scelto – legittimamente – di dirottarli su altre voci di spesa come ad esempio quota 100 o il Reddito di Cittadinanza. Inoltre prorogare fino al 2022 l’introduzione dell’obbligo farebbe sorgere anche un altro problema: quello delle sanzioni.

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Se il nostro Paese non attuerà le disposizioni della Direttiva Europea in materia di fatturazione elettronica negli appalti pubblici c’è la possibilità dell’apertura di un procedimenti di messa in mora. La direttiva prevede che le amministrazioni aggiudicatrici, a decorrere dal 18 aprile 2019, ricevano ed elaborino fatture elettroniche conformemente allo standard europeo sulla fatturazione elettronica. Esiste invece già una proroga. È quella che riguarda le multe nei confronti di coloro che non si adeguano al nuovo sistema è attualmente in vigore una moratoria (fino al 30 settembre 2019 per i contribuenti mensili, fino al 30 giugno per quelli trimestrali) sulle sanzioni nei confronti di coloro che emettono la fattura oltre il termine di legge (che è di dieci giorni) ma in ogni caso all’interno del periodo di liquidazione dell’imposta. Per chi sfora anche questo termine è prevista una riduzione della sanzione al 20%. Per una volta l’Italia è il paese dell’Unione Europea che ha adottato la normativa più avanzata di fatturazione, a che pro tornare indietro. E soprattutto chi paga?

Leggi sull’argomento: Il successone dell’Agenzia delle Entrate sulla fatturazione elettronica