Opinioni

In Calabria crescono le banane

Vincenzo Vespri|

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Questa settimana, il lavoro mi ha potato in giro in “provincia”: in rapida successione prima Perugia, poi Cosenza e Catanzaro ed infine in Lunigiana. L’Umbria e Perugia sono una bomboniera. Pur essendo vicini a Firenze non è comodo arrivarci. La ferrovia è a un solo binario. I treni sono abbastanza radi e impiegano (quelli più veloci) più di due ore per soli 150 Km di percorrenza. Però appena arrivati, la città ti prende il cuore. La ragione della mia visita era festeggiare l’associatura come Professoressa di una giovane, determinata e brava matematica locale. Siamo andati in un locale di uno chef stellato. Cibo squisito ed ambiente di favola.

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Il giorno dopo, per una ispezione sono andato in Calabria. Il viaggio è stato infame e lunghissimo. Però, come nel caso dell’Umbria, appena uno ci arriva, trova un piccolo mondo accogliente e pieno di sorprese. Il mio ospite mi ha raccontato che nel suo giardino ha un banano. Ho scoperto così che anche in Calabria crescono le banane e che lo scorso anno ne aveva raccolte circa 200 kg da un solo albero. Credevo che le banane si raccogliessero solo in Africa… Prima di rientrare a casa mi son fatto un rifornimento di clementine e arance (le banane locali ancora non le vendono!). La frutta aveva una freschezza e un sapore unico che giammai avrei potuto trovare a Firenze. Il weekend l’ho trascorso in Lunigiana. Anche qui non è agevole arrivarci (da Firenze più di due ore di treno), ma anche qui bellezze paesaggistiche, prelibatezze gastronomiche e una natura rigogliosa. Rispetto alle altre due località, una immigrazione senza controlli e senza freni perturba e direi inquina il bel mondo di una volta. Nonostante le indubbie bellezze che questa terra offre, un turista non sarebbe di certo invogliato a vivere in uno stato di sicurezza “precario”. Questa potrebbe essere la ragione per cui, nonostante la felice posizione (tra le 5Terre e la Versilia), nonostante la natura incontaminata, la Lunigiana sia de facto l’unica area della Toscana a non decollare turisticamente.

Questo breve viaggio in Provincia mi ha fatto capire le grandi potenzialità di queste terre, potenzialità che non sappiamo sfruttare. Abbiamo infatti arte, bellezze paesaggistiche, delizie enogastronomiche, tutte risorse non utilizzate o quanto meno sotto utilizzate. E’ proprio di questi giorni la notizia che Warren Buffet sta investendo nell’immobiliare in Italia convinto che l’eccezionale livello della qualità della vita che abbiamo in Italia finirà per attirare, nel futuro globalizzato che abbiamo davanti, un segmento di popolazione di medio-alta ricchezza desideroso di vivere bene. Ovviamente questo stile di vita è un bene da difendere esattamente come lo sono i prodotti DOC e DOCG delle nostre terre. Non possiamo piegarci alla globalizzazione adottando lo stile di vita dei migranti (come si auspicava la Boldrini ). Non ha senso rinnegare non solo le nostre radici culturali ma anche la nostra struttura sociale-comportamentale che rappresenta sicuramente un atout vincente perché ci garantisce un’altissima qualità della vita. Dobbiamo imparare a mettere a frutto le tante risorse della nostra “provincia”, e per far questo dobbiamo sia investire in infrastrutture per collegarla al mondo e sia difendere la sua “anima”. In un mondo sempre più omologato saranno proprio le differenze (positive) ad essere apprezzate. Gustare ad esempio un casco di banane autoctone stando in Europa (con tutti i vantaggi che ciò comporta) non ha prezzo. La nostra provincia è un fragile ecosistema. Dobbiamo lottare per non renderla una brutta periferia delle grandi aree urbane. Renderla una casbah e/o un miscuglio di culture e tradizioni estranee al territorio non è un punto di forza ma è perdere per sempre la cultura popolare ed antica del nostro popolo.

foto di copertina via instagram

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