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Il Fatto e il presunto piano per far saltare le primarie PD

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Ieri un articolo del Corriere della Sera ha raccontato che una serie di parlamentari del Partito Democratico non ha pagato i contributi al partito mettendolo così in difficoltà economiche in special modo per la questione della cassa integrazione degli ex dipendenti. I parlamentari nominati dal pezzo di Bozza, tra cui spiccavano nomi grossi come Delrio e Orlando, hanno smentito furiosamente la notizia e alcuni di loro – evidentemente i più acuti – hanno sollevato il problema di fare campagna elettorale nelle primarie attraverso il tesoriere. Puntando quindi il dito contro il renzianissimo Francesco Bonifazi, che nella lettera inviata a Marcucci e allo stesso Delrio sottolineava anche che per far quadrare i conti mancano 500mila euro e che il costo delle primarie è preventivato proprio intorno a quella cifra. Perché? Il motivo prova a spiegarlo Wanda Marra sul Fatto di oggi:

Annuncio e tempismo quantomeno sospetti: perché il piano di Renzi di far fallire i gazebo e dunque di indebolire il neo-segretario (ovvero, l’ultrafavorito Nicola Zingaretti) e dare il colpo finale al Pd, non è un segreto per nessuno. E passa, prima di tutto, per un numero basso di votanti alle primarie. Che già si profila. Nei circoli, hanno votato in 189.023 su 374.786 iscritti. Meno della metà.

Un sondaggio di Emg Acqua,presentato ad Agorà, svelava l’intenzione del 64% degli elettori Pd di non andare ai gazebo. Nelle consultazioni che elessero Renzi nel 2017 a votare furono circa 1 milione e 800 mila persone. Se stavolta saranno meno di 1 milione (timore di molti nel Pd) scatterà in automatico la delegittimazione del segretario.

L’articolo segnala anche altre curiosità:

Altro indizio sospetto: tra i parlamentari “morosi” fatti filtrare dal Nazareno, ci sono prima di tutto quelli considerati “i traditori”. Ovvero, i sostenitori di Maurizio Martina. A partire da Matteo Richetti, per arrivare a Antonello Giacomelli, animatore della corrente lottiana che non si sposta su Roberto Giachetti e a Graziano Delrio, sospettato addirittura di voler passare con Zingaretti.

Oltre a big come AndreaOrlando, in minoranza da tempo. Gli interessati, a partire da Giacomelli e Richetti, assicurano sdegnosamente di aver pagato il dovuto. Ma il tesoriere tiene il punto: quello che non hanno versato sarebbe il contributo forfettario (quantificabile almeno intorno a 10 mila euro) per la candidatura nel collegio plurinominale.

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