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L’ultimatum del PD in rosso ai parlamentari che non pagano

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Ci sono nomi importanti: il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, con colleghi come l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, Antonello Giacomelli, Enza Bruno Bossio, Maria Chiara Gadda, Chiara Gribaudo. Mentre tra i senatori risultano: Matteo Richetti, braccio destro dell’aspirante segretario Maurizio Martina; poi Ernesto Magorno, Daniele Manca, Franco Mirabelli. Tutti insieme appassionatamente tra i parlamentari morosi che non versano i 1500 euro al mese previsti dal regolamento del Partito Democratico come contributo. E hanno generato, racconta oggi il Corriere della Sera in un articolo a firma di Claudio Bozza, 460 mila euro di sbilancio. Un«buco» tanto più grave perché una parte dei contributi dei parlamentari sono destinati ad un fondo a sostegno dei dipendenti messi in cassa integrazione.

Una situazione tale  che il tesoriere Francesco Bonifazi ha inviato una lunga lettera a Delrio, al capogruppo al Senato Andrea Marcucci e al presidente del partito Matteo Orfini:«Vi scrivo, perché si è venuta a creare una situazione incresciosa, ingiustificabile, per cui devo trovare una soluzione e dunque vi chiedo aiuto — si legge—. Se sul fronte del 2 per mille siamo di gran lunga il miglior partito, con una quota del 52% delle opzioni effettuate, sul fronte delle contribuzioni dei nostri colleghi raggiungiamo risultati che con un eufemismo definirei grotteschi».

In meno di un anno, le morosità hanno sfiorato il mezzo milione:

Il quadro economico sembra così delicato, che anche spendere i circa 600 mila euro per organizzare i gazebo per le primarie crea difficoltà. Non è la prima volta, negli ultimi tre anni, che i dem si trovano a fronteggiare ammanchi del genere.

Nel giugno scorso, dopo aver chiuso il bilancio, dal Nazareno partirono 60 decreti ingiuntivi verso altrettanti parlamentari. C’era da recuperare oltre un milione e mezzo: in cima alla lista, poi condannato dal giudice a rifondere oltre 83 mila euro, c’era l’ex presidente del Senato Pietro Grasso.

EDIT: Matteo Richetti su Facebook risponde al Corriere (e soprattutto ai suoi nemici interni):

Nel frattempo ricapitoliamo insieme:
“Si devono versare al Partito 1.500 euro ogni mese”.
Nel 2018, dal 4 marzo (giorno in cui sono stato eletto Senatore) a fine anno fanno 10 mesi-> quindi 15.000 euro.

Qui sotto ci sono i miei versamenti.
17.000 euro al nazionale e 12.000 al territoriale di Modena.
Non querelo il Corriere sella Sera perché ho un altro modo di intendere l’informazione e non mi chiamo Luigi di Maio.
A chi invece, nel mio partito, pensa di infangarmi con qualche falsa notizia, vorrei rispondere che su di lui non servono false notizie, il fango lo porta dentro.

Anche Bruno Bossio dichiara di aver contestato la lettera che le è arrivata dal tesoriere, così come Daniele Manca che afferma di aver versato il dovuto sia al partito nazionale che alla federazione imolese. Andrea Orlando su Twitter dichiara di essere in regola se non per  un errore dello scorso anno in cui “non sono state accreditate tre mensilità, nel frattempo saldate”.

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