Economia

Prestiti a tasso zero per le imprese: il decreto Liquidità e i 400 miliardi del governo per le aziende

La garanzia concessa dallo Stato sarà a prima richiesta, i prestiti saranno a tasso “quasi” zero (lo 0,5% massimo) e dovranno essere restituiti in sei anni. Chi riceverà i prestiti non potrà distribuire dividendi

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Stamattina il Consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi per approvare il decreto che ridarà ossigeno alle imprese. La novità, racconta oggi La Stampa, è che il “bazooka” italiano muoverà una massa di denaro imponente: 200 miliardi per il mercato interno e altri 200 miliardi per supportare l’export.

Come chiedeva Gualtieri la gestione delle garanzie sarà affidata a Sace che si occuperà dei prestiti alle grandi imprese e medio-grandi imprese, con un’esposizione fino all’80-90 per cento. Il Mef mantiene indirizzo e coordinamento come avviene per Eni e Poste. La società, fino a oggi focalizzata sull’export, però resterà a Cdp, dunque nel suo bilancio, come chiedevano i grillini e Palermo. Il gruppo rimane integro, in modo da poter operare in sinergia come fanno corazzate simili in Francia, la Cdc, Caisse des dépôts et consignations, e in Germania la Kfw, a cui il governo federale di Angela Merkel ha affidato una buona fetta del salvataggio del tessuto imprenditoriale.

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I provvedimenti da varare per l’economia (La Stampa, 6 aprile 2020)

Delle piccole e medie imprese si occuperà invece l’apposito Fondo di garanzia del ministero dello Sviluppo economico guidato dal grillino Stefano Patuanelli. Il Messaggero spiega oggi che il provvedimento stanzierà dieci miliardi di euro. Il Fondo centrale di garanzia, gestito dal Mediocredito centrale, vedrà le proprie risorse lievitare durante l’anno fino a 7 miliardi di euro per garantire alle imprese fino a 499 dipendenti (e questa è una novità), garanzie in grado di mobilitare 100 miliardi di euro di crediti.

Fino a 25 mila euro di prestito non ci sarà nessuna istruttoria, né da parte della banca e nemmeno da parte del Fondo. Siccome i fidi verranno erogati in base al fatturato coprendo al massimo il 25%. Fino a 800mila euro, invece, il Fondo centrale presterà una garanzia del 100% sul fido. Ma prima di concederla dovrà effettuare una valutazione sull’impresa. Ci sarà, insomma, una «condizionalità», che servirà ad escludere quelle imprese che, a giudizio del fondo, potrebbero non essere in grado di restituire i soldi alla banca.

Un meccanismo che, tuttavia, potrebbe rallentare l’erogazione dei soldi, visto che è prevedibile che la richiesta di assistenza possa arrivare dalle centinaia di migliaia di imprese chiuse dalle ordinanze del governo e che si trovano a corto di liquidità. Anche la più rapida delle istruttorie (così come promette il governo), insomma potrebbe rallentare il processo di erogazione del credito. Oltre gli 800 mila euro, e fino a 5 milioni di euro, poi, la garanzia pubblica sarà del 90% (potrebbe salire fino al 100% solo grazie alla controgaranzia dei confidi).

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Le risorse mobilitate dai governi per l’emergenza Coronavirus (Il Messaggero, 6 aprile 2020)

In questo caso non sarà il Fondo ad effettuare la valutazione. Toccherà invece alle banche decidere in base al merito creditizio dell’impresa richiedente. Ma questa valutazione non sarà fatta sull’andamento dell’ultimo trimestre, verrà presa in considerazione la fotografia scattata al 31 dicembre dello scorso anno, in modo da non tener conto degli effetti del coronavirus sui conti. La liquidità garantita dallo Stato, dunque, non sarà a pioggia, ma escluderà un certo numero di aziende ritenute non in grado di restituire i prestiti. La garanzia concessa dallo Stato sarà a prima richiesta, i prestiti saranno a tasso “quasi” zero (lo 0,5% massimo) e dovranno essere restituiti in sei anni.Chi riceverà i prestiti non potrà distribuire dividendi.

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