Economia

Sorpresa! La Manovra del Popolo fa crescere tasse e pressione fiscale

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La pressione fiscale in Italia nel 2019 sarà in crescita dal 42% al 42,4%: a certificarlo ieri è stato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio di Giuseppe Pisauro, ovvero l’ente che aveva contestato prospettive e previsioni di crescita della Manovra del Popolo quando ancora non era stata corretta dall’Europa, segnalando in particolare che le previsioni di crescita del PIL erano irrealistiche.

Sorpresa! La Manovra del Popolo fa crescere le tasse e la pressione fiscale

Ai rilievi dell’ufficio guidato da Giuseppe Pisauro il ministro dell’Economia Giovanni Tria aveva risposto confermando le prospettive di crescita e non ottenendo quindi l’ok dell’UPB alla Manovra. Il resto è storia: il governo con il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha abbassato le stime di crescita del PIL dopo la trattativa con l’Unione Europea, autosmentendosi in un modo così rumoroso che un responsabile di via XX Settembre dotato di dignità si sarebbe a quel punto dimesso. Tria invece è rimasto al suo posto.

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I bannerini del PD sulla pressione fiscale dopo l’audizione dell’UPB ieri

Il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, ha affermato ieri in audizione alla Camera che dopo il maxi-emendamento «la portata» della legge di bilancio «viene ridimensionata» anche se le nuove previsioni di crescita all’1% sono ora accettabili. L’Upb vede «un crinale pericoloso», la manovra è «chiaramente recessiva nel 2020-21», anche perché pesano le mega-clausole Iva. E il rischio recessione c’è anche nel 2019.  Resta poi un «rischio di deviazione» rispetto alle regole europee che ci porta «sempre su un crinale pericoloso». E rispetto al 2018, anno che sconta le misure del governo Gentiloni, la pressione fiscale salirà dal 42 al 42,4%, primo aumento da cinque anni.

I tagli agli investimenti e alla scuola

L’UPB ha anche certificato i tagli agli investimenti e quelli alla scuola, pari a 4 miliardi di euro nel triennio. Il Sud è la parte del paese maggiormente penalizzata:  si è passati da un massimo di 21,6 miliardi di euro nel 2009 ad un minimo di 10,6 nel 2017. In pratica si sono persi per strada 60 miliardi per opere pubbliche cruciali per collegare il Sud al resto del Paese e al mondo e aiutare le esportazioni meridionali che continuano a correre con 37 miliardi nei primi nove mesi del 2018 (+7%, più del doppio del Paese dove l’export cresce del 3,1%). E infatti gli investimenti pubblici verranno tagliati di un altro miliardo nella Manovra del Popolo.

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Il bilancio 2019-2021 (Corriere della Sera, 28 dicembre 2018)

Va male anche per la dotazione della scuola. Che si riduce, a legislazione vigente, di 4 miliardi nel triennio, cioè di circa il 10%. Si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi). A determinare la flessione contribuisce in modo decisivo la riduzione dei fondi per gli insegnanti di sostegno, un miliardo nel ciclo primario, 300 milioni in quello secondario. In compenso si spenderà qualcosa in più per l’Istruzione universitaria (da 8,3 a 8,5 miliardi tra il ’19 e il `21).

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