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Le cariche della polizia contro il Gip Alessandra Vella

Continua a fare discutere la decisione del Gip di Agrigento Alessandra Vella che non ha convalidato la richiesta di arresto per Carola Rackete mettendo in libertà la comandante della Sea Watch. Il giudice ha dovuto cancellare i suoi profili social a causa degli insulti ricevuti e la Polizia Postale è già al lavoro per identificare gli autori delle minacce di morte pubblicate ieri da alcuni utenti.

Perché l’ordinanza del Gip non è un precedente pericoloso

Tra quelli che contestano la decisione del Gip ci sono anche alcuni settori delle forze dell’Ordine. Il giudice ha infatti ritenuto che l’atto di resistenza a pubblico ufficiale (art 337 cp) «deve ritenersi scriminato, ai sensi dell’art 51 del cp, per avere l’indagata agito in adempimento di un dovere» perché «l’attività del capitano della Sea Watch 3, di salvataggio in mare di soggetti naufraghi, deve,
infatti, considerarsi adempimento degli obblighi» di salvataggio in mare. La decisione come è noto ha fatto infuriare Salvini e un buon numero di patridioti. Ma in maniera più sommessa anche le Forze dell’Ordine fanno sapere di non aver gradito affatto la scelta di liberare la Rackete.

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L’ordinanza del Gip di Agrigento [Fonte]
Il Messaggero ad esempio riferisce oggi della preoccupazione che filtra da ambienti delle FdO in merito alla decisione del Gip di Agrigento: «Si tratta di un precedente pericoloso, che rischia di delegittimare il nostro operato». Non è chiaro se i timori riguardano il rischio che i cittadini non riconoscano più l’autorità degli agenti di polizia e – come ha raccontato Salvini – inizino a non fermarsi all’alt o ai posti di blocco oppure se si tratta di preoccupazioni specifiche legate agli sbarchi. Nel primo caso la decisione della Vella non ha alcun valore, nel secondo la liberazione della Rackete è stata stabilità perché non sussistono i tre motivi (pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove) che devono essere presenti per la convalida di un arresto.

I sindacati delle Forze dell’Ordine “sconfortati” che temono “il caos”

Anche il sito OFSC Report riferisce di “venti di tempesta dentro forze armate e polizia” riportando il disappunto del Cocer della Guardia di Finanza che già nei giorni scorsi aveva fatto sapere non aver affatto gradito le dichiarazioni di chi, come il Senatore e Comandate della Guardia Costiera Gregorio De Falco aveva giustificato la manovra di attracco della Sea Watch che aveva dichiarato «non ci sono gli estremi. La Sea Watch è un’ambulanza, non è tenuta a fermarsi, è un natante con a bordo un’emergenza. La nave militare avrebbe dovuto anzi scortarla a terra». Il delegato Cocer Carabinieri, Antonio Tarallo, ha criticato l’atteggiamento di certi politici che «dovrebbero dare il giusto esempio e invece politicizzano tutto. La democrazia è stata conquistata con il sacrificio dei nostri avi e la stiamo distruggendo con i comportamenti personalistici di una schiera di dementi che non hanno capito che senza una politica di rispetto verso le forze dell’ordine e verso le leggi dello Stato tutto finirà male e la delinquenza prenderà il sopravvento sull’onestà». Il timore è che il “caos” possa travolgerci e che le Forze dell’Ordine diventino vittime della delinquenza. Secondo Tarallo «le leggi vanno applicate, non interpretate».

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Il caso più clamoroso resta senza dubbio quello del tweet pubblicato dal Sindacato di Polizia PNFD (Polizia Nuova Forza Democratica) che pochi minuti dopo la notizia della decisione del Gip di Agrigento ha scritto «alla luce della “SENTENZA CAROLA” , Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri che operano su STRADA che cosa devono fare? Continuare a rischiare la vita per difendere il cittadino e lo Stato per… ? Ci dite cosa fare? Insomma rischiare la vita per… ? Siamo sconfortati…». Come è noto non c’è stata alcuna “sentenza Carola” per il semplice motivo che non c’è ancora nessun processo. Questo gli operatori delle forze dell’ordine dovrebbero saperlo bene. Così come dovrebbero sapere che la Rackete è ancora indagata (verrà interrogata martedì 9 luglio) e che non c’è alcun rischio che possa di nuovo commettere i presunti crimini per cui è indagata. Paragonare i reati che avrebbe commesso la comandante della Sea Watch a quelli dei delinquenti comuni è inutile. A chi ruba, rapina, stupra, evade le tasse o spaccia poco importa della sorte di Carola Rackete sia che venga condannata sia che venga prosciolta. Perché sappiano i signori delle Forze dell’Ordine che il nostro è ancora uno stato di diritto dove un cittadino è innocente fino al terzo grado di giudizio. E se la Rackete venisse assolta sarebbe perché non ci sono prove che ha commesso quei reati, non perché i giudici vogliono mettere i delinquenti contro poliziotti, carabinieri o finanzieri.

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