Economia

Politeia: il nuovo piano di Paolo Savona per l’Europa

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Il ministero degli Affari Europei ha pubblicato sul suo sito un documento inviato a Bruxelles e che si intitola “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”. L’obiettivo, ambizioso, è spiegato all’interno del documento, dopo una citazione del Principe di Machiavelli: «Il Governo italiano – si legge – assumerà tutte le iniziative utili per dare vita a un Gruppo di lavoro ad alto livello, composto da rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione», per sottoporre al Consiglio, prima del voto, una serie di proposte per cambiare la politica Ue.

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A proposito del documento, prima di tutto c’è da segnalare una piccolo giallo nato intorno alla sua destinazione: il Messaggero racconta oggi che Paolo Savona lo ha trasmesso il 7 settembre alla rappresentanza permanente presso l’Ue guidata dall’ambasciatore Maurizio Massari, chiedendo che il documento fosse trasmesso subito al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Eppure, secondo fonti di Palazzo Chigi, questo passaggio non sarebbe avvenuto, creando una forte irritazione dello stesso Savona che avrebbe investito della questione il premier Giuseppe Conte. Fonti diplomatiche, invece, sostengono di aver inviato il documento non appena ricevuto al gabinetto di Juncker. Non è ancora chiaro quale sia stato il corto circuito, visto che il presidente della Commissione non lo avrebbe visionato. Ma di certo questo ha spinto Savona a rendere pubblico il documento.

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Nel merito del documento, Savona elenca una serie di proposte per l’Europa e per la Banca Centrale Europea:«Se i timori dei paesi membri creditori che ostacolano la definizione di una politica fiscale fossero dovuti al rischio temuto da alcuni paesi di doversi accollare il debito altrui», spiega il ministro, «esistono le soluzioni tecniche per garantire che ciò non avvenga. Si tratta», prosegue il ministro,«di attivarle in pratica effettuando scelte politiche, come quelle di concordare un piano di rimborsi a lunghissima scadenza e ai tassi ufficiali praticati, fornendo una garanzia della Bce fino al rientro nel parametro del 60% rispetto al Pil, in contropartita di una ipoteca sul gettito fiscale futuro o di proprietà pubbliche in caso di mancato rimborso di una o più rate. Ossia», sottolinea, «decidere quello che si sarebbe dovuto fare prima dell’avvio dell’euro. Ovviamente tra le clausole di un siffatto accordo vi sarebbe anche quella che il disavanzo di bilancio pubblico si collochi in modo dinamico». In pratica, nota Mario Seminerio su Phastidio.net, Savona sostiene anche che la difesa della sovranità nazionale è un’assurdità: “I molti canali che inducono una minore crescita del reddito e dell’occupazione, spingono i paesi a chiudersi in un’assurda difesa della sovranità nazionale nella speranza che questa sia la soluzione, come accaduto per la Brexit“.

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Savona propone anche di giubilare la regola del 3%, sostituendola con un «deficit dinamico», pari ogni anno all’andamento del Pil nominale, ossia la crescita reale più l’inflazione. II documento ha già scatenato molte discussioni, ma soprattutto ha innescato l’esultanza dei no-euro, secondo i quali lo scritto farebbe parte di una raffinata strategia per farsi dire di no dall’Europa e trovare il casus belli per l’uscita dall’euro dopo le elezioni europee.

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Ma in realtà, mentre la possibile vittoria alle elezioni europee non è ancora arrivata (e in Svezia l’annunciato boom dei populisti annunciato si è parzialmente sgonfiato all’atto di apertura delle urne) finora il governo si è impegnato nella direzione opposta rispetto ai desiderata di chi lo vorrebbe barricadero nei confronti di Bruxelles. Il nuovo voto a maggio poi porterà a una nuova Commissione Europea con nuovi equilibri tutti ancora da scoprire. Magari domani il governo uscirà dall’euro. Oppure, come si dice a Roma, domani digiuna Giovanni. Domani, non oggi, ma domani, oppure dopodomani. Prima o poi, sì, ma intanto si tira a campare.

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