Economia

La guerra di carte tra Autostrade e governo Conte

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Si prepara una battaglia di carte tra Autostrade per l’Italia e il governo Conte. Paolo Possamai sulla Stampa oggi racconta che Atlantia non ha alcuna intenzione di subire la revoca della concessione minacciata in più occasioni dall’esecutivo, così come non vuole rimanere fuori dalla ricostruzione del Ponte Morandi a Genova. Per questo il primo fronte che si aprirà sarà proprio quello del decreto relativo alla ricostruzione del viadotto, atteso per oggi in Consiglio dei Ministri:

Se nella società veicolo deputata alla ricostruzione del ponte crollato un mese or sono a Genova non ci sarà uno spazio per Autostrade per l’Italia, sarà inteso dai vertici della società controllata da Atlantia come un gesto lesivo dei diritti e dei doveri contemplati nel contratto di concessione. E dunque scatterà immediato il ricorso in sede giudiziaria.

Tale è la tesi che trapela da chi guida la società della galassia Benetton. Tale è la linea messa a punto dallo staff degli avvocati, secondo i quali il contratto di concessione pretende un intervento diretto del concessionario nelle attività di ricostruzione (e non solo l’obbligo di pagare la fattura dei lavori). Ma l’ineluttabilità di uno scontro giudiziario sistemico è opinione maturata in queste settimane in modo unanime tra management e azionisti, a fronte delle posizioni ondivaghe e destabilizzanti manifestate da vari esponenti del governo (nazionalizzazione, revoca della concessione, indizione di una nuova gara, ingresso nell’azionariato di Aspi da parte di Cassa depositi e prestiti).

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I numeri di Autostrade (Corriere della Sera, 28 agosto 2018)

Le ragioni di Atlantia sono state espresse in varie situazioni ad alcuni dei principali ministri del governo Conte: l’opposizione all’ipotesi dell’esproprio ha mobilitato i grandi fondi internazionali presenti nel capitale. Il ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, per esempio ha ricevuto un paio di volte il top management della società. Il ministro all’Economia, Giovanni Tria, nel corso del suo viaggio a Pechino a fine agosto, è stato interrogato dalla controparte di governo cinese a proposito delle intenzioni su Aspi, di cui il 5% è in mano al fondo sovrano cinese Silk Road. Tenendo conto del fatto che la Cina è un importante sottoscrittore del debito pubblico italiano, la risposta rassicurante del ministro Tria era quasi d’obbligo. E un andamento del tutto parallelo ha avuto Allianz nei suoi contatti con Palazzo Chigi, tenendo conto che Appia Investments (uno dei fondi gestiti da Monaco) possiede il 7% di Aspi e che la compagnia assicurativa tedesca ha uno stock significativo di Bot e Btp tricolori.

La famiglia Benetton non ha invece ritenuto di bussare ad alcuna porta a Roma: i fratelli di Ponzano Veneto sono persuasi non vi sia spazio per una proficua interlocuzione e sia inutile partecipare al balletto politico. Dinanzi alle svariate ipotesi espresse da autorevoli ministri del gabinetto Conte, e da principio pure dallo stesso premier con la tesi della revoca, lo staff dei consulenti legali di Atlantia rimane in attesa delle mosse concrete. Va da sé che la nazionalizzazione integrale, se valorizzata ai prezzi di mercato ante shock di Genova, comporterebbe un esborso di 20 miliardi. Impensabile per le finanze pubbliche nazionali

Leggi sull’argomento: Il vero problema delle autostrade italiane (che il governo dovrebbe risolvere invece di fare propaganda)