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Cosa prevede il DDL Pillon sull’affido condiviso in caso di divorzio

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Il contratto Lega-M5S parla chiaro, il governo del cambiamento ha intenzione di mettere mano al diritto di famiglia. In particolare per quanto riguarda l’affidamento condivisio dei figli. E così il 10 settembre inizierà in Aula la discussione della proposta recante Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità depositata in Senato ad inizio agosto. Primo firmatario è l’avvocato leghista Simone Pillon, già fondatore del Family Day. Gli altri firmatari del DDL 735 sono i senatori Andrea Ostellari, Massimo Candura e Emanuele Pellegrini della Lega assieme ad Angela Anna Bruna Piarulli, Grazia D’Angelo, Elvira Lucia Evangelista, Mario Michele Giarrusso e Alessandra Riccardi del MoVimento 5 Stelle.

Cosa prevede il DDL di Lega e M5S sull’affido dei figli delle coppie divorziate

La proposta di legge si pone come obiettivo quello di attuare quanto previsto dal contratto di governo che ha stabilito quattro criteri per la riforma del diritto di famiglia. I criteri sono la mediazione civile obbligatoria tra i coniugi divorziati per le questioni in cui siano coinvolti i figli minorenni; l’equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari; il mantenimento in forma diretta senza automatismi e il contrasto dell’alienazione genitoriale. Andiamo con ordine. L’articolo 1 della legge istituisce la figura professionale del mediatore familiareruolo che può essere esercitato da coloro che siano in possesso di laurea specialistica in discipline sociali, psicologiche, giuridiche, mediche o pedagogiche. Gli incontri saranno a pagamento e questo ovviamente comporta un aumento dei costi per il divorzio.

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Gli aspetti più importanti e “rivoluzionari” (secondo i firmatari del DDL) sono però gli altri, in particolare l’introduzione dei tempi “paritetici”. Vale a dire che i figli spenderanno un egual misura di tempo con la mamma e con il papà. Sulla carta ovviamente è un’idea bellissima, nella pratica un po’ meno. Perché ci sono diversi ostacoli che impediscono di realizzare questa “parità”. Ad esempio, solo per citarne uno, la frequenza scolastica. A meno di non prevedere che il minore si sposti di volta in volta trasferendo libri, materiali didattici, quadernoni, compiti per casa e via dicendo. All’articolo 11 del DDL si legge che il minore ha «il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale». I figli avranno il doppio domicilio devono deve in ogni caso avere la possibilità di stare «non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre» salvo «inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore». Insomma va bene l’affidamento condiviso, ma solo se è possibile. E c’è da chiedersi quante coppie di genitori saranno in grado di soddisfare le condizioni economiche per ottemperare agli obblighi di legge. Il tutto senza calcolare cosa significa per i figli essere sballottati da una casa all’altra.

Il richiamo all’alienazione parentale che piace agli antifemministi

Su Repubblica l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace ha definito il DDL una assurda proposta maschilista contro tutto e tutti anche perché viene tolto l’assegno di mantenimento per i figli (visto che la responsabilità è condivisa non è più necessario) e anche l’assegnazione della casa, non serve più darla ad uno dei genitori visto che i tempi saranno “equipollenti”. Il DDL però non tiene conto che spesso e volentieri le madri hanno un reddito inferiore a quello dei padri (è l’annoso problema del salry gap che curiosamente viene considerato un tema “gender”) oppure non hanno un lavoro. Come faranno in quel caso senza assegno di mantenimento visto che scompare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare? Il DDL che vuole tutelare i minori finisce così per creare ulteriori problemi alle famiglie e a caricarle di altri costi.

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Infine c’è il punto dell’Alienazione Genitoriale (definita anche estraniazione, avversità e così via). Si tratta di un vecchio cavallo di battaglia dell’attuale ministra Giulia Bongiorno, che voleva addirittura introdurre il reato di alienazione parentale e che qualche tempo fa parlava di PAS, sindrome da alienazione parentale (Parental Alienation Syndrome). Una presunta malattia psichiatrica della quale possono soffrire i figli delle coppie separate. Malattia che però, dicono OMS e Ministero della Sanità, non esiste. Il che non significa che non esistano genitori che spingono i figli ad odiare l’ex partner, oppure che durante o dopo un divorzio non si assistano a “contese di fedeltà” tra mamme e papà. Si tratta di un tema delicato, soprattutto nelle separazione conflittuali dove i figli vengono usati come “arma” per ferire l’ex coniuge.

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Un tema che però nel DDL viene affrontato senza la dovuta attenzione quando all’articolo 17 si legge che il giudice può disporre la limitazione della potestà genitoriale in presenza di comportamenti che ostacolando il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore qualora «pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi». Non è poi un mistero che sulla battaglia per la PAS e l’affido condiviso siano molto attivi movimenti di padri “fantasma” che spesso diventano “antifemministi”.

Simone Pillon vorrebbe l’abrogazione della legge sull’aborto

Ma se Pillon e i suoi colleghi pentastellati marciano compatti nella difesa della famiglia naturale fondata sul divorzio il rapporto si fa più conflittuale quando si va a toccare un altro tema caro al senatore del Family Day: la legge 194. In un’intervista al Giornale oggi Pillon non fa mistero di essere per l’ abrogazione della 194. Una posizione che è nettamente opposta a quella del MoVimento 5 Stelle. Il deputato Filippo Gallinella ha presentato una proposta di legge che invece punta a tutelare la legge che consente l’aborto.

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Per Pillon però il problema non si pone, perché l’accordo di governo Lega-M5S prevede una moratoria sui temi etici. In buona sostanza certi argomenti non saranno toccato a meno di un consenso ampio e condiviso. L’obiettivo di Pillon «è zero aborti», ha spiegato il Senatore. Il che significa che non si potrà abortire mai, nemmeno in presenza di fondati motivi medici (ad esempio quando è in pericolo la sopravvivenza della madre) o qualora la madre sia stata vittima di uno stupro. Ma il MoVimento 5 Stelle non ci sta per passare per quello che viene meno agli inciuci. Il capogruppo M5S alla Camera Francesco D’Uva fa sapere che «La proposta di legge di cui si parla è stata presentata il 30 marzo del 2018. Si tratta quindi di un testo precedente al contratto di governo firmato da M5S e Lega» ribadendo però che «questa legislatura si occuperà di realizzare tutti gli obiettivi fissati dal contratto. E questa proposta non ne fa parte».

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