Economia

La perdita cumulata sulle pensioni

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Matteo Salvini aveva promesso di abolire la legge Fornero (e cancellare le accise sulla benzina) ma finora ha partorito la “provvisoria” Quota 100 e poco altro. E, fa sapere oggi Repubblica, i numeri del provvedimento non sono esaltanti:

Finora 131 mila domande, non si sa quante respinte. Donne poche, un quarto. E pochi con la quota esatta 62+38, tra età e contributi. Prevalgono quote 103, 104, 105. Perché si preferisce anticipare il giusto, per non tagliare troppo l’assegno, visto che prima esci, meno contributi versi. Agli aspiranti quotisti le penalizzazioni non piacciono, anche se implicite.

E non piace l’idea di trovarsi in panchina, dove il governo li mette vietando il cumulo con i lavoretti. E poi tra tre anni? Si torna alla Fornero, in verità mai tramontata. I malcapitati sullo scalino tra l’una e l’altra potrebbero lavorare anche sei anni in più di un coetaneo, fino a 68 anziché 62 anni.

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La perdita cumulata sulle pensioni (La Repubblica, 31 maggio 2019)

Ma il problema vero è che gli assegni poi sono tutti più poveri. Due conti li ha fatti lo Spi Cgil. Se si fosse sempre applicato il metodo Prodi (legge 388 del 2000) per rivalutare le pensioni all’inflazione, una da 1.500 euro lordi al mese sarebbe cresciuta in complesso di 10.612 euro (lordi) tra 2012 e 2019. E invece ne ha incassati appena 3.330.

Una bella differenza, tra zero perequazione di Monti-Fornero, quando i prezzi salivano del 3% e le pensioni erano ferme. E parzialissimi recuperi da Letta in poi, con il governo Renzi a restituire briciole dopo la sentenza della Consulta che dichiarava illegittimo il blocco Monti. Una pensione da 3 mila euro lordi lamenta quasi 17.700 euro di ammanco. E così via. Senza pensare agli assegni alti — le cosiddette pensioni d’oro — con prelievi a più non posso per solidarietà fatti da tutti i governi. Fino a questo che le voleva ricalcolare anche in modo retroattivo con il metodo contributivo. Soluzione tramontata perché incostituzionale.

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