La macchina del funky

Perché il Rosatellum potrebbe “regalare” più voti al PD

matteo renzi lapo elkann

Il meccanismo elettorale del Rosatellum potrebbe concorrere a “regalare” altri voti e quindi altri posti in Parlamento al PD. È il meccanismo in base al quale Matteo Renzi nei giorni scorsi ha detto che il Partito Democratico “è già primo al Senato”. Sottintendendo: nei gruppi parlamentari. Spiega oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica:

Serve una breve premessa tecnica, per comprendere questa sfumatura della legge elettorale. Semplificando al massimo, in ogni singolo seggio gli scrutatori conteranno parallelamente i voti sui simboli e quelli espressi soltanto sui candidati uninominali. A “lettura” completata, i dati raccolti saranno inviati agli ufficio circoscrizionali presso le Corti d’Appello. E in quella sede, a notte fonda, i consensi espressi soltanto sul candidato uninominale non serviranno solo a decretare il vincitore del collegio, ma saranno anche ripartiti proporzionalmente tra le forze della coalizione. Come?

Rispettando le percentuali elettorali ottenute da quei partiti nel plurinominale. E non c’è dubbio che il Pd farà la parte del leone, conquistando più o meno l’80% del tesoretto del centrosinistra. Mentre Forza Italia e Lega dovranno dividerselo in parti uguali. C’è un caso di scuola che spiega più di mille tecnicismi questa potenziale dinamica. È concentrato nella letterina inviata da Gentiloni agli elettori del suo collegio, nel centro storico di Roma. La missiva mostra un fac-simile con il simbolo del Pd e il nome del premier. La croce, però, barra soltanto il nome del candidato, che non a caso punta a fare il pieno di consensi personali e slegati dal partito.

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Elezioni politiche 2018, la scheda del Rosatellum a Moncalieri (La Stampa, 17 febbraio 2018)

Come lui, ministri di peso del calibro di Graziano Delrio e Marco Minniti, Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini. Ecco, il Nazareno spera proprio che questi voti “personalizzati” aiutino il Pd a crescere più delle altre forze in campo:

Un effetto-traino, insomma. Che però potrebbe scontare nelle prime ore dello scrutinio una spinta opposta, capace di sovrastimare il Movimento o Liberi e Uguali, sottostimando invece il partito di Renzi. La ragione? Il risultato definitivo sarà disponibile soltanto parecchie ore dopo la chiusura delle urne, quando i voti personali sui candidati degli uninominali saranno redistribuiti sulle percentuali di lista, modificandole.

Certo, il Viminale ha elaborato e trasmesso ai seggi una griglia per conteggiare e raccogliere i dati nel modo meno disomogeneo possibile. Ma nella prima fase chi, come il Pd, spera di guadagnare da questo “suffragio del candidato” rischia di arrancare.

A questo meccanismo va aggiunto quello delle piccole liste alleate del PD: se raggiungono l’1% ma non sfondano il 3% i loro voti vanno ripartiti proporzionalmente tra le liste della coalizione che l’hanno superato. Ovvero, sicuramente il PD.

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