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Perché l'Italia dovrebbe ritirare le truppe e le missioni dal Medio Oriente

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Salvatore Cannavò sul Fatto Quotidiano oggi spiega perché l’Italia dovrebbe ritirare le sue truppe e concludere le missioni in Medio Oriente dopo l’omicidio di Soleimani da parte degli USA:

Se il gioco è cambiato, dunque, al di là dei giudizi sulla politica estera del passato e sulla dipendenza italiana da Washington, sarebbe il caso di trarre le conseguenze e, come Italia ed Europa, fare i passi necessari. Ieri la Nato ha annunciato la sospensione della missione in Iraq basata su alcune centinaia di soldati (una dozzina gli italiani) finalizzata ad addestrare le forze armate irachene. “La missione Nato continua, ma le attività di addestramento sono sospese”. Contemporaneamente Mike Pompeo si è detto pubblicamente “deluso”del mancato sostegno degli europei –citando solo Francia, Germania e Gran Bretagna e non l’Italia.

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Le basi USA in Italia (La Repubblica, 5 gennaio 2020)

L’Italia però ha anche altri 926 soldati impegnati nella missione “Prima Parthica” all’interno della coalizione contro l’Isis e schierati soprattutto a Erbil e Baghdad per l’addestramento delle Forze di Sicurezza curde (Peshmerga) e irachene. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha ieri rimarcato l’importanza della lotta all’Isis. Ma se il gioco è cambiato sarebbe meglio prenderne atto e dare alcuni segnali chiari: ritirare le truppe italiane nella missione Nato e riconsiderare la missione anti-Isis con una maggiore autonomia europea. Anche solo annunciare un ripensamento costituirebbe un fatto nuovo e un segnale che si torna a fare politica internazionale.

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