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Perché la Lombardia non chiude tutto come fanno Bonaccini e De Luca

Nelle riunioni tra i ministri in videoconferenza si dice: «Il presidente della Lombardia deve smetterla di pressare il governo e assumersi le sue responsabilità»

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Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana chiede al governo di attivarsi per chiudere tutto fino alla stretta su lavoro e trasporti. Ma non si muove come hanno fatto Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna e Vincenzo De Luca in Campania, che ha ingaggiato una guerra personale con chi non rispetta le regole con tanto di lanciafiamme. Perché? Monica Guerzoni sul Corriere della Sera racconta che dietro questo atteggiamento un po’ curioso c’è un gioco politico:

Entro il 25 marzo il premier annuncerà un altro decreto, che rinnovi e renda omogenee tutte le regole sin qui varate per il contenimento del coronavirus. Ma intanto, per le opposizioni e non solo, la montagna ha partorito il topolino. Attilio Fontana si è sfogato con i collaboratori: «Speranza era la nostra sponda… Eravamo in sintonia già nei primissimi giorni, quando ci è stato vicino e condivideva la necessità di chiudere tutto». Poi, sospettano al vertice della Lombardia, la prudenza del premier ha prevalso.

Tra governo e governatori sono scattate le accuse incrociate, con i ministri che accusano i presidenti delle Regioni di cercare la copertura dell’esecutivo alle loro ordinanze. E viceversa. Ma il premier resta convinto che «più di così adesso non si può stringere», non per attendismo, quanto perché «ogni decisione restrittiva va valutata in tutte le sue implicazioni». Un esempio? «Facile dire chiudiamo i supermercati la domenica—ragiona Conte— . Ma se poi il lunedì la gente si ammassa otteniamo l’effetto contrario».

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I nuovi divieti dell’ordinanza del ministero della Salute

Italia viva teme il contraccolpo sull’economia e frena. Luigi Di Maio invoca la linea dura e chiede «altre misure ferree e stringenti», ma nelle riunioni tra i ministri in videoconferenza prevalgono le tesi del Pd. «Il presidente della Lombardia deve smetterla di pressare il governo e assumersi le sue responsabilità», è stato l’input del Nazareno. Il punto dolente, spiegano a Palazzo Chigi, è che la Lombardia fatica a raddoppiare i posti in terapia intensiva. Ragion per cui il ministro Francesco Boccia ha spronato Fontana e gli altri presidenti: «Invece di passare il tempo a progettare ordinanze, lavorate sulle terapie intensive».

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