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Pensioni d’oro, il miliardo immaginario di Di Maio

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Ieri Luigi Di Maio ha annunciato che è finita la pacchia anche (ahahah) per le pensioni d’oro: sul Blog delle Stelle il ministro del Lavoro e dello Sviluppo annuncia ai pensionati d’oro il taglio delle pensioni che “da anni gli paga tutta la collettività a causa delle distorsioni del vecchio metodo retributivo, che gli permette di avere molti più soldi rispetto a quelli che hanno versato”.

Pensioni d’oro, il miliardo immaginario di Di Maio

Di Maio però è convinto che dall’operazione si ricaverà l’enorme cifra di un miliardo di euro: «Vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4.000 / 5.000 euro per tutti quelli che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto a un importo così alto. E cambiano le cose in meglio anche per chi prende la pensione minima, perché grazie al miliardo che risparmieremo potremo aumentare le pensioni minime». Tecnicamente, è possibile risparmiare un miliardo di euro ma come vedremo il taglio annunciato dai grillini porterà alle casse dello Stato una cifra molto inferiore, di un decimo o un quinto, rispetto a quella promessa.

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Spiega infatti La Stampa oggi sulla scorta dei dati di Tabula, il centro studi di Stefano Patriarca, per arrivare a un miliardo di euro di incassi si dovrebbe colpire con un taglio tutti i pensionati che oggi ricevono uno o più assegni previdenziali per un importo complessivo superiore ai 4mila euro netti al mese. Dunque, anche una vedova che percepisce la sua pensione di anzianità e quella di reversibilità del defunto marito, per fare un esempio. E certamente questo miliardo recuperato – sempre che poi la Corte Costituzionale non abbia da ridire su di un intervento che chiaramente agisce su cosiddetti diritti acquisiti, cioè assegni che già si percepiscono da tempo – non basterà da solo a finanziare l’aumento a 780 euro mensili delle pensioni minime e sociali, come annunciato sempre da Di Maio.

Le pensioni d’oro, il sistema retributivo e il sistema contributivo

Complessivamente le pensioni incassate costano il 25% in più rispetto ai contributi versati, ma il vantaggio diminuisce a mano a mano che si guarda agli assegni più elevati.

Secondo le simulazioni di Tabula, dunque, non sarebbe sufficiente colpire le circa 30mila persone che ricevono redditi da pensione superiori ai 5mila euro netti al mese, a suo tempo la soglia indicata da M5S come quella oltre la quale si può parlare di «pensioni d’oro». Ovviamente si «salverebbero» i pensionati che arrivano a questa soglia cumulando due pensioni di importo inferiore alla soglia. Comunque, ricalcolare l’assegno dei 30mila pensionati da 5.000 euro al mese per la quota non coperta da contributi farebbe risparmiare al massimo 210 milioni di euro, senza contare le minori imposte pagate.

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Le pensioni (La Stampa, 24 giugno 2018)

Per arrivare a quota 1 miliardo bisognerebbe invece intervenire ai danni di una platea molto più ampia di persone, oltre le centomila unità: ovvero, tutti coloro che ricevono dai 4.000 euro al mese netti di redditi da pensione complessivi, e non da una singola pensione. Comprese le vedove che cumulano la loro pensione e quella del coniuge scomparso, oppure chi arriva a 4.000 euro al mese aggiungendo all’assegno previdenziale anche una pensione di invalidità da lavoro per un infortunio subito in passato.

Questo però non è ciò che è stato annunciato. E c’è anche da considerare un altro fattore: la flat tax. Se il provvedimento venisse varato come annunciato, i risparmi che otterranno i pensionati d’oro attraverso la tassa piatta (fatta in realtà da due aliquote molto basse) saranno di gran lunga più cospicui dei tagli che subiranno le loro pensioni.

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Due esempi di guadagni per i “pensionati d’oro” (La Repubblica, 23 maggio 2018)

Prendiamo ad esempio un pensionato che prende 10 mila euro lordi al mese, 5.837 netti. Con il taglio del 5%, il suo assegno si riduce a 9.500 euro lordi, che con l’attuale tassazione equivalgono a 5.553 euro netti: dunque 284 euro in meno. Ma con la flat tax quell’assegno netto risale di 1.958 euro. Guadagno finale: 1.674 euro in più al mese nelle sue tasche, con un aumento della pensione del 29%. Facciamo un esempio limite: il fortunato che ha una pensione di 40 mila euro al mese, da una parte avrà un taglio di 2 mila euro, dall’altra un risparmio fiscale di oltre 8 mila: 6 mila euro in più al mese.

Quanto si risparmia e quanto si dà agli altri pensionati?

Già così il combinato disposto di taglio e flat tax sarebbe più conveniente, portando all’aumento del totale corrisposto ai pensionati nababbi che vuole colpire Di Maio. E soprattutto: il taglio, spiega oggi Marco Ruffolo su Repubblica, non porterebbe benefici a tutti:

Se lo Stato non dà più 500 euro lordi al mese a 30mila italiani, alla fine risparmia circa 200 milioni. Che diventano poco più di cento perché il fisco perde le tasse sulla parte di pensione non più corrisposta. Al miliardo di Di Maio mancherebbe uno zero.

L’unica possibilità di arrivare a quella cifra, conclude Patriarca, è abbassare la soglia delle pensioni d’oro da 5 a 4 mila euro netti. Ma poi anche con un miliardo, ci si dovrebbe limitare ad alzare di 150 euro al mese (da 630 a 780 euro) la pensione di sole 500 mila persone.

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Luigi Di Maio nel 2015 su Facebook

D’altro canto Luigi Di Maio non è nuovo a promesse miliardarie che poi si rivelano un nulla di fatto. Nel 2015 chiamava i romani a votare MoVimento 5 Stelle favoleggiando sui risparmi che “il nostro presidente della commissione sulla revisione della spesa” (ovvero: l’attuale assessore allo Sport Daniele Frongia) avrebbe trovato nel bilanci del Comune di Roma. Due anni dopo “il miliardo di euro di spese inutili da tagliare e investire finalmente in trasporti, scuole, strade, servizi sociali e tanto altro” è sotto gli occhi di tutti: basta guardare cassonetti e autobus di Roma.

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