Economia

Pensioni, con il ricalcolo gli assegni si riducono del 30%

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La proposta della flessibilità sull’uscita dal lavoro è sulla carta allettante: ciascuno va in pensione quando ritiene e quando ha necessità. Ma il prezzo che propone l’Fmi e che anche nel nostro Paese è stato oggetto di analisi e proposte, è troppo alto. Si andrebbe da un taglio dell’assegno pensionistico dal 15 al 30 per cento, spiega oggi Repubblica.

Per rendersi conto dell’entità del cosiddetto “ricalcolo” bisogna ricordare che nel nostro sistema ci sono diversi metodi di valutazione dell’entità dell’assegno. Chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 già calcola tutto con il contributivo, cioè la pensione è rapportata puramente agli anni lavorati, e il problema non si pone. Chi lavorava da 18 anni prima del 1995 invece ha mantenuto il retributivo, cioè calcola la pensione anche in base alla media degli stipendi, almeno fino al 2011. Poi ci sono i “misti”, che avevano meno di 18 anni di anzianità prima del 1995 e che hanno un metodo che prevede di considerare in parte il sistema retributivo e in parte il contributivo.

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Chi ha sfruttato l’uscita anticipata nel 2019 (La Repubblica, 30 gennaio 2020)

Con il “ricalcolo” tutte queste distinzioni verrebbero spazzate via: tutto verrebbe calcolato solo in base ai contributi versati con grosse perdite per i pensionandi rispetto al sistema attuale. Secondo uno studio della Uil-previdenza, ad esempio, un lavoratore che andrebbe a riposo a 62 anni, con 35 anni di contributi, con il sistema misto avrebbe un assegno di 12.726 euro. Con il cosiddetto “ricalcolo” contributivo perderebbe il 26 per cento dell’assegno, circa 3.300 euro.

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